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sabato 10 maggio 2014



I Corinzi 7, 29-31

Vivere "come se non..."

Predicazione di Aldo Palladino



Il testo biblico
29 Ma questo dichiaro, fratelli: che il tempo è ormai abbreviato; da ora in poi, anche quelli che hanno moglie, siano come se non l'avessero; 30 quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che si rallegrano, come se non si rallegrassero; quelli che comprano, come se non possedessero; 31 quelli che usano di questo mondo, come se non ne usassero, perché la figura di questo mondo passa.

***

     Queste parole dell'apostolo Paolo, se tolte dal loro contesto, potrebbero provocare in noi un certo sconcerto o sollevare in noi qualche dubbio, perché sembrano invitarci:
  • al libertinaggio, quando si invita chi ha moglie (o marito) a vivere come se non l'avesse;
  • ad un comportamento cinico, quando si dice che quelli che piangono vivano come se non piangessero e quelli che si rallegrano, come se non si rallegrassero;
  • ad un comportamento distaccato dalla realtà, quando si afferma che quelli che comprano vivano come se non possedessero;
  • ad un atteggiamento indifferente e deresponsabilizzato, quando si invitano quelli che usano di questo mondo, a vivere come se non ne usassero.

Ma non è questa l'intenzione dell'apostolo Paolo! In realtà Paolo pronuncia queste parole all'interno di un discorso più ampio che lui fa per rispondere ai credenti della chiesa di Corinto che su molte questioni erano divisi e fortemente in conflitto. In particolare, nel cap. 7, di cui fanno parte questi nostri 3 versetti, egli affronta il tema della sessualità, del matrimonio, del celibato, della circoncisione e della incirconcisione. Erano temi che erano diventati veri problemi al punto che i corinzi si erano divisi in due gruppi contrapposti:

1. da una parte il gruppo dei cosiddetti "entusiasti" – oggi noi diremmo "fanatici" -, i quali ritenevano che il matrimonio fosse incompatibile con la vita cristiana, che doveva essere libera da ogni attrattiva sessuale e da ogni forma passionale (gli "entusiasti" vedevano il sesso come una "schiavitù" nei confronti della "carne, come un impedimento per una vita veramente "spirituale").

2. dall'altra parte il gruppo che rivendicava una libertà sessuale più totale, senza obblighi e limiti.

     Dunque, a quei credenti che gli avevano chiesto il suo parere per risolvere i conflitti presenti nella chiesa, Paolo sul tema della sessualità risponde con 40 lunghi versetti del cap. 7. Non possiamo qui svilupparli tutti, possiamo però dire che l'idea principale di Paolo è questa: "È bene per l'uomo non toccare donna, ma, per le fornicazioni, ogni uomo abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito". (7,1-2). Paolo dunque fissa un principio generale che possa aiutare i corinzi  a vivere una giusta ed equilibrata vita di relazione tra uomini e donne, coerente con la fede e in vista dell'unità della chiesa. Il principio è questo: la condizione ideale per un cristiano è quella di astenersi da qualsiasi relazione sessuale; tuttavia chi non può trovare pace in questa condizione si deve sposare. In altre parole: chi si sposa fa bene ma chi non si sposa fa meglio.

Oggi noi su questa affermazione di Paolo possiamo farci anche una risatina, eppure questa è la risposta che Paolo dà ai credenti di Corinto.

A ben guardare, Paolo fornisce regole non assolute, ma relativizzate e rispondenti alle varie condizioni di vita delle persone, che sono chiamate ad un agire bene ma anche ad un agire meglio.

Vivere "come se non"
Anche i nostri versetti da 29 a 31 sono all'insegna di una certa relativizzazione. Paolo relativizza il nostro tempo, le nostre cose, le nostre attività, i nostri sentimenti. Ci esorta a vivere secondo la filosofia del "come se non", a comprare come se non si possedesse, a piangere come se non si fosse tristi, ad avere mariti o moglie come se non si fosse sposati.
Con le sue parole, non vuole affatto portarci allo scetticismo, nè vuole portarci a distaccarci dalla realtà. Vuole invece invitarci a riflettere sul nostro modo di usare il mondo e di essere consapevoli che la nostra esistenza è fortemente condizionata da due elementi, da due categorie teologiche e sapienziali:
  • il tempo che si è abbreviato o che è stato abbreviato (v. 29);
  • la figura di questo mondo che passa (v. 31).

Il tempo di cui parla Paolo non è quello cronologico, il chrónos, che in greco è appunto il tempo oggi regolato dagli orologi, bensì quello qualitativo del kairós che è il tempo nel suo contenuto di azioni umane, di vicende, di eventi vissuti sotto il segno della grazia di Dio. Paolo questo tempo lo sente "breve" perché crede nell'imminente incontro con Cristo e vive nell'attesa di quell'avvenimento, rispetto al quale ogni credente deve orientare la propria vita valorizzando il tempo presente operando scelte responsabili per una vita piena, di gioia, di libertà, di pace e di amore verso il prossimo. È il tempo della continua conversione per aprire le porte al Regno di Dio. Ma è anche il tempo che l'Ecclesiaste, il Qoelet, ci presenta con la ricchezza dei suoi contrasti e delle sue contraddizioni e che comunque deve essere vissuto come un dono di Dio. Quello che si "è" o si "ha" diventa relativo: ciò che urge è prepararsi all'incontro con Cristo, che se da una parte dà senso alla vita terrena, da un'altra apre alla vita definitiva.

La figura di questo mondo che passa, lo schéma, la figura esteriore, la struttura decadente del mondo che è una realtà destinata a passare a differenza di quelle realtà più vere e sostanziali che non avranno mai fine.
Nel Nuovo Testamento la parola mondo ha una valenza negativa, qui invece Paolo parla di una mondanità positiva e vitale, capace di costruire e progettare, che ci spinge a usare del mondo in modo utile e che Paolo associa al matrimonio, inteso non come istituzione ma come capacità umana di mettere radici, di fare figli e preoccuparsi per loro, di produrre, costruire, fare progetti, di fare insomma un buon uso del mondo e di agire bene. Al tempo stesso, il monito di Paolo è, come dicevo,  di sapere stare nel mondo all'insegna del "come se non" cioè di sapere che la nostra vita e tutti i beni che possediamo, le cose preziose e quelle di poco valore, i grandi e piccoli affetti, a cui però siamo morbosamente attaccati e che sovente condizionano in modo pesante la nostra esistenza, tutto è destinato a passare.
Nei vangeli Gesù invitava a "comprendere questo tempo" e a vivere in questo mondo in cui siamo inseriti non attaccando il nostro cuore ai tesori che vengono scassinati dai ladri o consumati dai tarli, non tormentandosi nell'affanno del possesso, bensì a scegliere la via della conversione al Regno di Dio e alla sua giustizia (Matteo 6, 19-34). Questo significa mettere il nostro tempo e la nostra vita sotto il giudizio e la benedizione di Dio, che nascono dalla morte e dalla risurrezione di Gesù Cristo.
Paolo dunque con le sue parole non ci invita al distacco dal mondo, anzi ci invita a prendere moglie o marito e ad assumerci le responsabilità per ogni tipo di relazione affettiva o per ogni attività che intraprendiamo. Però ci chiede anche di essere pronti ad ogni rinuncia dei beni che abbiamo per essere aperti alle cose migliori che il Signore ci offre, cioè alla giustizia, all'amore per Dio e per il prossimo. E questa è la sfida che dobbiamo affrontare, questa è l'avventura della fede.

Aldo Palladino



Domenica, 14 ottobre 2018
Tempio valdese di C.so Principe Oddone, 7
Torino

lunedì 5 maggio 2014

1 Giovanni 5: 6-12

Vita eterna in Gesù Cristo

Breve riflessione di Aldo Palladino



Il testo biblico
6 Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, cioè Gesù Cristo; non con acqua soltanto, ma con l'acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che ne rende testimonianza, perché lo Spirito è la verità. 7 Poiché tre sono quelli che rendono testimonianza:8 lo Spirito, l'acqua e il sangue, e i tre sono concordi.
9 Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è maggiore; e la testimonianza di Dio è quella che egli ha reso al Figlio suo. 10 Chi crede nel Figlio di Dio ha questa testimonianza in sé; chi non crede a Dio, lo fa bugiardo, perché non crede alla testimonianza che Dio ha resa al proprio Figlio. 11 E la testimonianza è questa: Dio ci ha dato la vita eterna, e questa vita è nel Figlio suo. 12 Chi ha il Figlio ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita.


Eresie gnostiche

Molte eresie gnostiche circolavano nella chiesa primitiva (2 Gv 7). Una di esse, il docetismo (dal gr. dokéin, sembrare), sosteneva che in Gesù l'elemento umano, compresa la sofferenza e la morte, fosse solo apparente, dato che  Egli non aveva mai cessato di essere completamente divino.
Un'altra controversia teologica, in cui fu coinvolta la chiesa di Efeso ad opera dell'eretico Cerinto, riguardava la distinzione tra Gesù e il Cristo. I Cerintiani sostenevano che Gesù, nato da Giuseppe e da Maria in modo naturale, diventasse "il Cristo" al momento del battesimo e ritornasse uomo, cioè non fosse più "il Cristo" prima di salire in croce.

Le tre testimonianze
Contro questi falsi insegnamenti, Giovanni prese posizione per dimostrare che Gesù era il Cristo prima, durante e dopo il battesimo, prima, durante e dopo la croce. Per confutare i falsi profeti, egli oppose le tre testimonianze, riportate nel nostro testo, quella dello Spirito Santo, quella con acqua e quella con sangue (6-7). Esse rappresentano le tappe fondamentali della vita di Gesù, come uomo vero e proprio, che ha partecipato alla sofferenza umana fino in fondo. 
La prima testimonianza è dello Spirito Santo, Spirito di verità che era in Gesù e che dimora in noi, che ci guida, come testimone interiore, a dichiarare che Gesù è il Signore (1 Co 12.3).  
La seconda testimonianza è quella resa in acqua, quando Gesù si recò al fiume Giordano per essere battezzato da Giovanni Battista (Mt 3:13-17).
La terza testimonianza è resa con sangue, cioè con la sua morte in croce dove il suo sangue fu versato per noi (Gv 19:34, Lc 22:20).
Queste tre testimonianze sono espressione della testimonianza di Dio stesso (9), che afferma che in Gesù Cristo abbiamo vita eterna (GV 1:4; 3:16; 3:36; 6:40, 47; 17:3; Ro 6:23). Infatti, "chi ha il Figlio ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio non ha la vita" (12).
Avere accolto Gesù nel nostro cuore significa, dunque, aver ricevuto il dono della vera Vita, il più bel dono di Dio per noi. Questa Vita comprende la salvezza, il perdono, la pace, la gioia, la conoscenza della verità, la fede, l'amore fraterno, la libertà, la giustizia, l'obbedienza,  la comunione con Dio. Essa inizia qui ed è per l'eternità.   
                                                                                  Aldo Palladino
1 Giovanni 5: 1-5

Cristo vince per noi

Breve riflessione di Aldo Palladino




Il testo biblico
1 Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è nato da Dio; e chiunque ama colui che ha generato, ama anche chi è stato da lui generato. 2 Da questo sappiamo che amiamo i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. 3 Perché questo è l'amore di Dio: che osserviamo i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. 4 Poiché tutto quello che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede. 5 Chi è che vince il mondo, se non colui che crede che Gesù è il Figlio di Dio?

Fede, amore e ubbidienza
Queste virtù sono presenti nel cristiano come segno della nuova nascita o rigenerazione che Dio ha operato e sono strettamente connessi tra loro. Non è certamente una conquista della nostra intelligenza o della nostra bravura. Infatti, "chiunque crede [fede] che Gesù è il Cristo , è nato da Dio [nuova nascita o rigenerazione]; e chiunque ama Colui che ha generato [amore per Dio], ama anche chi è stato da lui generato [amore per i fratelli] (1). Da questo conosciamo che amiamo i figliuoli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i  suoi comandamenti [ubbidienza]" (2). 
Come può accadere che una persona, uomo o donna, che non avremmo mai immaginato potesse arrivare a credere in Gesù Cristo, oggi loda, canta, testimonia dell'amore di Cristo e si mette alla sua sequela? Lo Spirito di Dio è come il vento, che "soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va " (Gv 3:8). È l'opera misteriosa di Dio che quando ti afferra fa di te un essere diverso da quello che eri prima, che trasforma il tuo cuore e la tua mente, che genera una nuova creatura.
Quando ciò succede, nascono in te nuove motivazioni e vivi la vita soltanto per glorificare Dio e Gesù Cristo, nostro Signore e Salvatore, per piacergli in ogni cosa e per manifestare il frutto dello Spirito Santo in un cammino di servizio, di santificazione in questo mondo e nella famiglia dei figli di Dio.

Cristo ha vinto il mondo
La nuova nascita genera un potenziale enorme, una fede che "vince il mondo" (5). Non siamo noi a vincere con le strategie umane o con altri nostri sotterfugi, ma è Cristo che vince, che ha gia vinto per noi (Gv 16:33).
Il mondo, contenitore di ogni forma di opposizione e di malvagità, non può reggere dinanzi alla potenza di Cristo Gesù. La sua vittoria sul mondo è la nostra vittoria con Lui e ciò deve incoraggiarci a vivere in ubbidienza e sottomissione ai suoi comandamenti, che non sono gravosi (3).

                                                                          Aldo Palladino
1 Giovanni 4: 17-21

Amore senza paura

Breve riflessione di Aldo Palladino
  


Il testo biblico
17 In questo l'amore è reso perfetto in noi: che nel giorno del giudizio abbiamo fiducia, perché qual egli è, tali siamo anche noi in questo mondo. 18 Nell'amore non c'è paura; anzi, l'amore perfetto caccia via la paura, perché chi ha paura teme un castigo. Quindi chi ha paura non è perfetto nell'amore. 19 Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo.
20 Se uno dice: «Io amo Dio», ma odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto, non può amare Dio che non ha visto. 21 Questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: che chi ama Dio ami anche suo fratello.

Amore perfetto

Nella vita, siamo stati tutti innamorati e ci siamo abbandonati all'altro o all'altra con piena fiducia, certi che nulla di male ci potesse accadere. Abbiamo vissuto la  relazione sentimentale senza paura, senza pregiudizi, perché era un amore puro. Così è l'amore per Dio, un amore perfetto, senza paura di nulla, né del presente né del futuro, perché è un sentimento che non viene dalla nostra natura, ma dall'opera di Dio in noi. Neanche il giorno del giudizio ci spaventa più (17), perché il giudizio non è per noi, ma per coloro che hanno rifiutato la redenzione di Dio attraverso la persona di Gesù Cristo. Amore e paura non possono coesistere come l'acqua e l'olio. Non possiamo amare Dio, accostarci a Lui e allo stesso tempo nasconderci da Lui per paura (Ro 8:14-15; 2 Ti 1:7), perché la paura preannuncia o implica un castigo o una punizione, che non è per noi, in quanto figli di Dio perdonati.
Dunque, fin da ora, pur essendo in questo mondo, siamo in perfetta e piena comunione con Dio e viviamo nell'amore, come Gesù ha avuto comunione con suo Padre, al quale ha manifestato amore senza limiti e ubbidienza incomparabile (17-18).

Lezione d'amore

"Noi amiamo perché Egli ci ha amati per primo" (19). Come una madre o un padre, Dio ci ha amati dal giorno in cui ha deliberato il suo disegno di avere dei figli che fossero la reale Sua immagine in questo mondo. Abbiamo appreso il sentimento dell'amore e abbiamo cominciato ad amare. È Dio che ci ha insegnato ad amare: prima ad amare Lui che ci ha creato, poi ad amare chi ci ha generato, infine a trasmettere amore a chi ci sta intorno. Non è possibile amare Dio e non amare i nostro fratello (20), perché ciò sarebbe una forte contraddizione, una forte incoerenza. Non si ama "a condizione che…", perché noi cristiani siamo chiamati ad amare tutti, indipendentemente dal colore della pelle, della cultura, dello stato sociale. Dio odia il peccato ma ama il peccatore, ama tutte le creature, e noi dobbiamo amare come Lui ama.
"Chi ama Dio ami anche suo fratello" (21). È un esortazione a mettere in pratica l'amore a cominciare dalla nostra comunità ecclesiale.

                                                                      Aldo Palladino 
1 Giovanni 4: 7-16

L'essenza del cristianesimo

Breve riflessione di Aldo Palladino


Il testo biblico
7 Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio. 8 Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. 9 In questo si è manifestato per noi l'amore di Dio: che Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo affinché, per mezzo di lui, vivessimo. 10 In questo è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati. 11 Carissimi, se Dio ci ha tanto amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri.
12 Nessuno ha mai visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e il suo amore diventa perfetto in noi. 13 Da questo conosciamo che rimaniamo in lui ed egli in noi: dal fatto che ci ha dato del suo Spirito. 14 E noi abbiamo veduto e testimoniamo che il Padre ha mandato il Figlio per essere il Salvatore del mondo. 15 Chi riconosce pubblicamente che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. 16 Noi abbiamo conosciuto l'amore che Dio ha per noi, e vi abbiamo creduto. Dio è amore; e chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.
  

L'amore

Il tema dell'amore, come quello della morte, accompagna i discorsi (o i pensieri) della nostra vita quotidiana, perché abbiamo tutti bisogno di comprendere il senso della nostra esistenza. Credenti o non credenti, siamo tutti avidi d'amore, sempre, dall'infanzia alla vecchiaia. Quando non ci sentiamo amati siamo come vuoti, inutili, inesistenti. Ci sentiamo feriti e non riconosciuti, quindi soffriamo, ci chiudiamo in noi stessi e diventiamo più duri, forse anche più aggressivi. Cominciamo ad osservare la vita con il filtro del nostro egocentrismo e del nostro indurimento e le relazioni sociali vengono compromesse. Per questo è importante essere amati.

L'amore di Dio

Il nostro testo afferma che "Dio ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati" (10). Ci ha amati senza se e senza ma e, pur conoscendo la nostra realtà di peccato, ci ha avvolti in un abbraccio paterno e in Cristo Gesù ha manifestato la grandezza del suo amore nelle sue dimensioni, larghezza, lunghezza, altezza e profondità (Ef 3:18).
"Dio è amore" (8) non è una verità astratta, ma la constatazione della Sua opera in favore dell'umanità. Egli è la sorgente dell'amore e Gesù Cristo la sua manifestazione.
Dunque, "se Dio ci ha amati anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri" (11).

Amore reciproco

Gesù ha detto: "Da questo conosceranno che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri" (Gv 13:35). L'apostolo Paolo ha scritto le più belle parole sull'amore e ci ha testimoniato che siamo nulla se viviamo senza manifestare amore (1 Co 13: 1-8). Dunque, il cristianesimo è la religione dell'amore e il cristiano è colui che ama. Le nostre comunità sono cristiane se manifestano amore, per Dio, per i fratelli e le sorelle, per il prossimo, addirittura per il nostro nemico. Dove non c'è amore non c'è comunità cristiana.
L'amore non deve restare "parola": il luogo dell'amore è la prassi, la vita concreta. Senza l'amore Dio è "assente": si potrà disquisire quanto si vuole su di Lui, ma in un vuoto che verrebbe colmato soltanto da idoli falsi.

                                                                                  Aldo Palladino
1 Giovanni 4: 1-6

Pericolo pubblico

Breve riflessione di Aldo Palladino


Il testo biblico
1 Carissimi, non crediate a ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se sono da Dio; perché molti falsi profeti sono sorti nel mondo. 2 Da questo conoscete lo Spirito di Dio: ogni spirito, il quale riconosce pubblicamente che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; 3 e ogni spirito che non riconosce pubblicamente Gesù, non è da Dio, ma è lo spirito dell'anticristo. Voi avete sentito che deve venire; e ora è già nel mondo.
4 Voi siete da Dio, figlioli, e li avete vinti, perché colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo. 5 Costoro sono del mondo; perciò parlano come chi è del mondo e il mondo li ascolta. 6 Noi siamo da Dio; chi conosce Dio ascolta noi, chi non è da Dio non ci ascolta. Da questo conosciamo lo spirito della verità e lo spirito dell'errore.



Districarsi nella giungla delle idee

Tutte le volte che entro in una libreria riesco a stupirmi sempre di fronte alla quantità di libri in circolazione. Dietro quei libri ci sono persone che si fanno veicolo di parole, idee, cultura, mentalità, stili di vita, e altro, che vengono proposti e diffusi a velocità vertiginosa. Insomma, viviamo in un mondo, quello della comunicazione, che come credenti in Cristo deve farci alzare il livello di attenzione e di guardia, perché non tutto quello che è prodotto è utile alla nostra vita spirituale. Anzi, alcuni di quei libri sono un attacco alla nostra fede cristiana.
Per questo è scritto: "Non crediate ad ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se sono da Dio; perché molti falsi profeti sono sorti nel mondo" (1).
Nella piazza globale, oggi, molti sfidano il cristianesimo attaccandolo alle fondamenta. La persona di Gesù è materia di analisi minuziosa ed è oggetto di studio dal punto di vista della storia e della fede. Nulla di male in questo. Diventa male, forse anche diabolico, quando dietro questi studi, nascondendosi dietro la ricerca della verità, c'è l'obiettivo celato di scardinare il pensiero cristiano sminuendo la figura di Gesù. Gli attacchi non provengono solo dall'esterno, ma anche dall'interno del cristianesimo stesso, laddove la sapienza della croce secondo una sapienza umana è scandalo e pazzia (1 Co 2: 12-16).

 

Identikit del falso profeta o del falso predicatore

Come si riconosce un falso profeta o un falso predicatore? Giovanni, discepolo di Gesù, ci fornisce telegraficamente il modo per comprendere se chi parla è da  Dio (o secondo il pensiero di Dio). Egli afferma che è portavoce dello Spirito Santo colui che "riconosce pubblicamente che Gesù Cristo è venuto nella carne" (2). Non è sufficiente che un profeta o un predicatore sappia parlare o sia colto e abbia una certa conoscenza della vita e della storia di Gesù per essere dichiarato nella verità. Egli deve confessare in modo aperto e franco il credo centrale del messaggio cristiano, cioè che Gesù di Nazareth è l'incarnazione di Dio, Dio fatto uomo che è venuto a redimere questo mondo attraverso la sua morte in croce e la sua risurrezione. Incarnazione, sacrificio sulla croce e risurrezione corporale. Chi non confessa questo predica un altro Evangelo e non è da Dio, anzi incarna lo spirito dell'anticristo. La comunità dei credenti, dunque, ha la possibilità di discernere se un profeta è nella verità o nell'errore.

                                                                        Aldo Palladino
1 Giovanni 3: 19-24

Dio dà serenità alla nostra vita

Breve riflessione di Aldo Palladino

 

 

Il testo biblico
19 Da questo conosceremo che siamo della verità e renderemo sicuri i nostri cuori davanti a lui. 20 Poiché se il nostro cuore ci condanna, Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa. 21 Carissimi, se il nostro cuore non ci condanna, abbiamo fiducia davanti a Dio; 22 e qualunque cosa chiediamo la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo ciò che gli è gradito. 23 Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo, Gesù Cristo, e ci amiamo gli uni gli altri secondo il comandamento che ci ha dato. 24 Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. Da questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.


Cuori agitati

La vita di ogni essere umano è una continua ricerca di verità, di amore, di senso. E nel corso di tale ricerca emergono limiti, preoccupazioni, sensi di colpa e altro, proprie della natura umana. L'uomo non riesce mai a trovare pace.
Il cristiano vive lo stesso problema. Non pensiamo di esserne esenti. In più, oltre alle tensioni umane accumuliamo quelle di natura spirituale che dipendono, nel nostro rapporto con Dio, dalla nostra infedeltà o dalla nostra incoerenza. Quante volte la nostra coscienza ci accusa per non essere profondamente radicati nella verità della parola di Dio e per la nostra mancanza di volontà a ubbidirGli? Quante volte di fronte ai bisogni di chi ci sta intorno abbiamo chiuso i nostri occhi e il nostro cuore? O, per quieto vivere, abbiamo preferito sottrarci in qualche lavoro utile per l'opera del Signore nella nostra comunità? I nostri cuori sono e saranno sempre agitati, finché non avremo realmente sottomesso la nostra vita a Dio. Egli conosce ogni cosa di noi, anche i sentimenti più nascosti della nostra anima, perché è Lui che ci ha creati, plasmati e che in Cristo Gesù ci è venuto incontro per essere per noi "la via, la verità, la vita" (Gv 14:6).

Fiducia totale in Dio  

Dio ci conosce a fondo. Sa tutto di noi: pensieri, opere, la nostra ricchezza o la nostra povertà, le nostre certezze e i nostri dubbi, le nostre paure o il nostro coraggio. Nulla è nascosto ai suoi occhi (1 Co 4:5). Ed è per questo che, qualunque sia la nostra condizione, occorre avere fiducia in Lui, perché Dio opera per il nostro bene. Egli è nostro Padre e attende solo che noi, come figli, gli chiediamo ciò di cui abbiamo bisogno. Tutte le tensioni della nostra anima trovano la loro soluzione in Lui, se sappiamo consegnargliele in preghiera, in umiltà e sottomissione. Egli risponde al di là di ogni nostra aspettativa e riporta serenità e pace nelle nostre vite.
Possiamo, dunque, andare avanti con nuovo vigore e, fondati nella sua grazia, vivere alla luce dei suoi comandamenti, che ci chiamano all'amore per Cristo e per gli uni verso gli altri.   

                                                                               Aldo Palladino  
1 Giovanni 3: 11-18

Amarsi gli uni gli altri


Breve riflessione di Aldo Palladino




Il testo biblico
11 Poiché questo è il messaggio che avete udito fin da principio: che ci amiamo gli uni gli altri. 12 Non come Caino, che era dal maligno, e uccise il proprio fratello. Perché l'uccise? Perché le sue opere erano malvagie e quelle di suo fratello erano giuste. 13 Non vi meravigliate, fratelli, se il mondo vi odia. 14 Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte. 15 Chiunque odia suo fratello è omicida; e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna.
16 Da questo abbiamo conosciuto l'amore: egli ha dato la sua vita per noi; anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli. 17 Ma se qualcuno possiede dei beni di questo mondo e vede suo fratello nel bisogno e non ha pietà di lui, come potrebbe l'amore di Dio essere in lui?
18 Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità.
  

Il carattere distintivo dei figli di Dio

Molti credenti hanno l'abitudine, ai nostri giorni, di affiggere sul retro della propria auto un adesivo che in forma stilizzata vuole raffigurare un pesce, un simbolo che i primi cristiani usavano per riconoscersi, soprattutto in tempi di persecuzione. Altri usano simboli differenti o versi della Bibbia. Ma, in questa lettera, Giovanni ci mostra che un figlio di Dio ha ben altri segni esteriori di riconoscimento, che sono la pratica della giustizia e l'amore per suo fratello (10). Senza nulla togliere alle etichette autoadesive e ai simboli cristiani, è l'atteggiamento etico che rivela chi noi siamo, chi noi crediamo. Il cristiano deve avere impresso nella sua personalità, nel suo stile di vita, nel suo cuore il messaggio centrale dell'Evangelo: amarsi gli uni gli altri (11). Ciò significa che egli è costantemente impegnato a perseguire una vita d'amore verso Dio e verso il prossimo ovunque, ma particolarmente all'interno della comunità cristiana.

L'amore è vita

L'uomo può vivere la sua vita nel modo che ritiene più opportuno, ma se vuole scoprirne il senso più pieno, più vero, più profondo e più costruttivo deve incontrare e sperimentare l'amore di Dio per l'umanità e l'amore dell'uomo per il suo simile, perché l'amore è il motore della vita. Esso alimenta la vita interiore ed esteriore dell'uomo, fornisce stimoli e significati. Una vita d'amore, nella sua dimensione spirituale, crea relazioni sincere e disinteressate. La vita d'amore crea amicizia, comunione, perché l'amore di Dio per noi si realizza nella misura in cui sappiamo viverlo nelle relazioni interpersonali della vita sociale ed ecclesiale. Se il nostro comportamento incontra l'opposizione e l'odio, non scoraggiamoci, perché siamo passati dalla morte alla vita (14), da ora e per l'eternità.

Sapersi donare

La suprema manifestazione dell'amore di Dio per noi è il dono del suo Figlio, Gesù Cristo, il quale in obbedienza al Padre ha dato la sua vita per noi, alla croce. Da questo comprendiamo come siamo stati amati e come dobbiamo amare, cioè non a parole, ma con azioni concrete caratterizzate dalla verità (16-18).
                                                                                                                                                                  
                       Aldo Palladino

1 Giovanni 3: 1-10

Il cristiano e il peccato


Breve riflessione di Aldo Palladino

 

Il testo biblico
1 Vedete quale amore ci ha manifestato il Padre, dandoci di essere chiamati figli di Dio! E tali siamo. Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui. 2 Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non è stato ancora manifestato ciò che saremo. Sappiamo che quand'egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com'egli è. 3 E chiunque ha questa speranza in lui, si purifica com'egli è puro.
4 Chiunque commette il peccato trasgredisce la legge: il peccato è la violazione della legge. 5 Ma voi sapete che egli è stato manifestato per togliere i peccati; e in lui non c'è peccato. 6 Chiunque rimane in lui non persiste nel peccare; chiunque persiste nel peccare non l'ha visto, né conosciuto.
7 Figlioli, nessuno vi seduca. Chi pratica la giustizia è giusto, com'egli è giusto. 8 Colui che persiste nel commettere il peccato proviene dal diavolo, perché il diavolo pecca fin da principio. Per questo è stato manifestato il Figlio di Dio: per distruggere le opere del diavolo.
9 Chiunque è nato da Dio non persiste nel commettere peccato, perché il seme divino rimane in lui, e non può persistere nel peccare perché è nato da Dio. 10 In questo si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo: chiunque non pratica la giustizia non è da Dio; come pure chi non ama suo fratello.

 

Figli di Dio

La Bibbia insegna che chi riceve Gesù nel proprio cuore e lo accoglie come Signore e Salvatore della propria vita stabilisce una relazione con Dio, relazione come quella tra figlio/a e padre. Infatti, "chiunque nega il Figlio [Gesù], non ha neppure il Padre; chiunque riconosce pubblicamente il Figlio, ha anche il Padre" (2:23). La rivelazione di Dio come Padre, ancorché rinvenibile nell'Antico Testamento, è particolarmente accentuata nei Vangeli, in modo significativo in quello di Giovanni. Infatti, nell'affermazione di Gesù: "Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me" (Gv 14:6), Dio è chiamato Padre e Gesù è l'unica via che conduce al Padre. Di conseguenza, Gesù ci porta nelle braccia del Padre, che ci accoglie e ci riconosce come suoi figli (1).
Essere figli di Dio è un privilegio, un diritto concesso da Dio in Cristo (Gv 1:12), ma ciò non significa la "nostra" vittoria sul peccato. La vittoria è del Signore e noi siamo vincitori con Lui soltanto per i suoi meriti, per il suo cammino di Uomo perfetto, per il suo dominio sulla morte con la potenza della Sua risurrezione.

Tra rifiuto e attrazione

Non dobbiamo, tuttavia, dimenticare che la nostra condizione di figli ci consegna anche un forte carico di responsabilità morale e spirituale, perché siamo chiamati ad una vita che onori la purezza e la santità di Dio Padre (3). Noi credenti sappiamo che il peccato è simile ad una bestia feroce sempre in agguato, pronta a dilaniarci, anche se talvolta si presenta con le forme apparentemente innocue della seduzione. La nostra vita  si svolge nella costante conflittualità tra rifiuto e attrazione e la lotta col peccato è continua. È per questo che il nostro testo ci invita a non dimenticare che:
- "chi persiste nel peccare non l'ha visto, né conosciuto" (6);
- "colui che persiste nel commettere il peccato proviene dal diavolo" (8);
- "chiunque è nato da Dio non persiste nel commettere peccato …e non può persistere nel peccare perché è nato da Dio" (9).


                                                                                                   Aldo Palladino