Translate

venerdì 29 dicembre 2006

Matteo 20, 1-16: Parabola dei lavoratori delle diverse ore


                                                        di Aldo Palladino

Letture bibliche: 1 Sam. 30: 21 - 30, Is. 55:8, Rom. 1: 16-17
Altri versetti di riferimento: Salmo 145:17; Dt. 3:24; 1 Cor. 4:7;
2 Cor. 8:12-15

Il testo biblico
1 Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa, il quale, sul far del giorno, uscì a prendere a giornata degli uomini per lavorare la sua vigna. 2 Si accordò con i lavoratori per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. 3 Uscì di nuovo verso l’ora terza, ne vide altri che se ne stavano sulla piazza disoccupati, 4 e disse loro: “Andate anche voi nella vigna e vi darò quello che sarà giusto”. Ed essi andarono. 5 Poi, uscito ancora verso la sesta e la nona ora, fece lo stesso. 6 Uscito verso l’undicesima, ne trovò degli altri in piazza e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno inoperosi?”. 7 Essi gli dissero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna” . 8 Fattosi sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dà loro la paga, cominciando dagli ultimi fino ai primi”. 9 Allora vennero quelli dell’undicesima ora e ricevettero un denaro ciascuno. 10 Venuti i primi, pensavano di ricevere di più, ma ebbero anch’essi un denaro per ciascuno. 11 Perciò, nel riceverlo, mormoravano contro il padrone di casa dicendo: 12 “Questi ultimi hanno fatto un’ora sola e tu li hai trattati come noi che abbiamo sopportato
tutto il peso della giornata e sofferto il caldo. 13 Ma egli, rispondendo ad uno di loro, disse: “Amico, non ti faccio alcun torto; non ti sei accordato con me per un denaro? 14 Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare a quest’ultimo quanto a te. 15 Non mi è lecito di fare del mio ciò che voglio?O vedi tu di mal occhio che io sia buono? 16 Così gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi”.


La logica retributiva nel regno di Dio

Nell’A.T. (1 Sam. 30: 1-31) c’è un episodio della storia di Davide che ha attinenza con la nostra parabola, perché anche Davide, mutatis mutandis, si comporta con lo stesso sentimento di Gesù.
Davide introduce un nuovo modo di ripartire il bottino sottratto ai nemici, a differenza di Saul, e si rende anticipatore della nuova economia del regno: “ La parte di chi scende in battaglia deve essere uguale alla parte di chi rimane con i bagagli” (1 Sam. 30: 24).
Egli infrange le regole della tradizione sostituendole con altre che diventeranno la nuova norma di condotta.

Ma vediamo quali elementi sono presenti nella parabola.

Personaggi o attori
1. Il padrone della vigna;
2. I lavoratori assunti in diverse ore.

Tempo e luogo
Le assunzioni avvengono:
a) all’alba, alle 9 (ora terza), alle 12 (ora sesta), alle 15 (ora nona) e alle 17 (undicesima ora);
b) in un luogo che è molto probabilmente la piazza del paese dove, come avveniva nei paesi del mediterraneo e del medio oriente, la mano d’opera si metteva a disposizione per essere assunti a giornata.

Il contratto
1. Ai primi assunti viene promessa la paga di un denaro (la paga di una giornata);
2. A tutti i restanti lavoratori viene promesso “ciò che è giusto”.

La retribuzione
L’ordine di pagamento non segue la logica dell’anzianità nel lavoro: qui vengono prima pagati gli ultimi per arrivare ai primi.
Agli ultimi assunti viene corrisposto un denaro. Sicché l’aspettativa degli assunti nelle prime ore è grandissima perché, secondo la logica umana, chi lavora di più riceve di più.
Questa parabola non vuole essere un trattato di economia, ma l’illustrazione del modo di agire di Dio nel suo regno. “Il regno dei cieli è simile a… (1).
Dio non tratta i suoi come il padrone di un’azienda che deve far quadrare il bilancio, ma agisce in base al principio della sua misericordia, dell’infinita e gratuita bontà divina e non del merito dell’uomo. Infatti, i lavoratori assunti all’alba sono retribuiti con giustizia, gli altri con generosità.

L’insegnamento
La sovranità di Dio si esprime nella sua libera decisione di sovvertire ogni modo di pensare umano. Gli interessi particolari, le aspettative umane, la logica razionale del pensiero e della giustizia umana dovranno fare i conti con la volontà e la giustizia di Dio che agisce per andare incontro ai bisogni dell’uomo, sia spirituali che materiali. “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie” (Is. 55: 8). Laddove gli uomini si considerano al primo posto, per Dio diventano gli ultimi e viceversa.
D’altra parte, il criterio che Gesù segue per essere primi nel suo regno non è quello di coloro che rivendicano di essere più bravi o migliori degli altri, ma è quello del servizio svolto in ubbidienza ed umiltà verso Dio e verso il prossimo.
Di fronte a Dio, sul terreno della grazia, non esistono primi e ultimi; il suo regno è un regno di uguali, perché tutti sono oggetto in ugual modo della sua grazia redentrice.
I Padri della chiesa hanno visto in questa parabola l’uguaglianza davanti a Dio dei credenti giunti alla fede in età diverse.
Altri vi hanno visto un’argomentazione per evidenziare l’orgoglio dei farisei
(“Noi siamo migliori di quegli altri”) e il loro disprezzo verso i pubblicani.
Altri ancora l’hanno considerata come una riflessione sulla storia di Israele (Lc. 23: 42-43) o addirittura l’ambizione dei dodici.
Questa parabola ci insegna che:
1) la giustizia di Dio e la sua bontà non si possono mettere in discussione. La sua giustizia non è quella che giudica, ma è quella che giustifica, come Lutero ci ha fatto comprendere attraversando una profonda crisi spirituale. Un Dio giustiziere, pronto soltanto a condannare le malefatte degli uomini, non gli dava pace. Ma quando egli comprese che la giustizia di Dio non era finalizzata alla punizione ma alla salvezza degli uomini (Rom. 1: 16-17), allora la sua vita si illuminò di gioia e di pace. Da questa illuminazione dello Spirito Santo iniziò quella riforma che ci ha fatto conoscere, attraverso una nuova lettura della bibbia, la libertà che abbiamo in Cristo.
2) quando facciamo delle valutazioni dobbiamo imparare a vedere e giudicare gli avvenimenti secondo la prospettiva di Dio, imparare a capire il punto di vista di Dio.
La conoscenza ci aiuta a capire cosa ha detto e fatto Dio, ma sapere il punto di vista di Dio sugli eventi della storia ci fa comprendere perché Dio lo ha detto e perché lo ha fatto. La prospettiva ci spiega i perché della vita ed è utile per far crescere il nostro amore per Dio, per far aumentare la nostra fede, per darci gli strumenti per affrontare le difficoltà della vita, per aiutarci a fare meno errori.

In questa parabola, il contrasto tra Gesù e i farisei concerne un punto fondamentale della fede, cioè come agisce Dio verso gli uomini.
I farisei pensano che al di fuori di loro tutti gli altri uomini non rispettano la legge e, dunque, sono condannati. Ma Gesù rivela di essere venuto per quelli che si dichiarano peccatori, per i malati e non per i sani, per gli impuri, per i ciechi e per gli zoppi.
Questa parabola è un atto di accusa contro i farisei perché praticavano una religione individualista di pura esteriorità che dava loro l’idea di essere i “veri” israeliti, ma che “li rendeva insensibili o indifferenti alle sofferenze del popolo e incapaci di comprendere l’amore di Dio per la gente comune, la sua compassione per le malattie e la fame dei poveri, il suo orrore per l’oppressione degli esseri umani e la sua volontà di dare a ciascuno vita abbondante, esuberante e libera da restrizioni e oppressioni.” (Aldo Comba).

Quante volte anche noi cristiani abbiamo fatto vanto della nostra conoscenza di Cristo e del fatto di essere figli di Dio! Spesso guardiamo “il mondo” con gli occhi di severi giudici anziché con quelli della misericordia che Gesù ci ha insegnato ad usare verso tutti, perché per l’umanità intera egli è venuto a morire.

Il Signore allontani da noi il pericolo di cadere in questa mentalità settaria e ci faccia comprendere le sue vie e i suoi pensieri per poterlo servire con umiltà, testimoniando a tutti che Egli è giusto, buono e misericordioso.

Aldo Palladino