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venerdì 29 aprile 2011

Fratello sole, sorella acqua

di Paolo Naso




     A giugno voteremo anche per i referendum sulle centrali nucleari e sulla privatizzazione dell'acqua: due temi politici, certamente, ma che hanno profonde implicazioni etiche perché rimandano a comportamenti individuali e collettivi e alle visioni del mondo e della natura che li orientano.
A questo punto, gli sforzi per minimizzare gli effetti la catastrofe giapponese non sembrano coronati da grande successo: il nucleare è un rischio, e chi lo difende sulla base di ragionamenti e calcoli economici dovrebbe avere il coraggio di ammetterlo. Certo, è rischioso anche costruire un'autostrada o trasportare petrolio in giro per gli oceani, ma l'incidente di Fukushima conferma l'eccezionale gravità degli effetti di un incidente nucleare, e lo fa oltre ogni oltre ragionevole dubbio.

Ma, parlando di etica, non è questo il punto. La questione di fondo è che l'esigenza nucleare nasce dal costante aumento dei consumi energetici dei paesi più industrializzati; in questo quadro, l'opinione più diffusa è che per crescere un paese abbia bisogno di energia e che lo sviluppo economico sia necessariamente e direttamente proporzionale all'energia a sua disposizione. La filosofia alla base di questa impostazione è quella dello sviluppo virtualmente illimitato e quindi di una disponibilità energetica idealmente sconfinata: l'energia nucleare sarebbe lo strumento in grado di sorreggere questo modello economico "senza limiti" che, certo, comporta un prezzo rischioso ma comunque necessario a garantire lo sviluppo.

Se questa è la logica economica, l'etica suggerisce una strada diversa ed anzi opposta: la sfida non può essere quella di inseguire lo sviluppo senza limiti ma di (ri)dimensionare i consumi sulla base di un criterio di sostenibilità e di giustizia. Le risorse – l'energia come l'aria, lo spazio, l'acqua – sono limitate e tutti noi dobbiamo assumere eticamente questo limite: non potendo aumentare le risorse bisogna contenere i consumi, i nostro consumi. E criteri di giustizia impongono che a farlo siamo soprattutto noi che viviamo in paesi le cui economie hanno sequestrato, anche ricorrendo all'uso della forza, le quote più ampie di risorse e di beni naturali. “Decrescita felice”, afferma qualcuno, sottolineando che il deficit energetico si supera solo facendo proprio un diverso modo di produrre, consumare e condividere le risorse. Da decenni molte chiese – tra di esse anche quelle valdesi e metodiste – si muovono in questa direzione sia nei loro pronunciamenti pubblici che nelle loro scelte operative. Raccontare questa novità, questo impegno e la visione che lo sorregge potrà essere il migliore e più autorevole contributo delle chiese al dibattito pubblico sul quesito referendario.

Fratello sole ma anche Sorella acqua, non solo l'energia ma anche le risorse del creato. A giugno voteremo anche su questo tema che, di nuovo, ha forti implicazioni etiche, legate cioè a un'idea o un principio che suggeriscono dei comportamenti coerenti. Sappiamo bene che l'acqua è ormai una merce, e tra le più care. Ma sappiamo anche che è un bene assoluto e primario che decide della vita e della morte delle persone e dei popoli. Lasciarla sotto il controllo pubblico, pur tra le mille ambiguità che vanno registrate, significa riconoscere almeno simbolicamente che appartiene a tutti e che deve soddisfare i bisogni di tutti. Privatizzarla, al contrario, significa porla sotto la legge del mercato e quindi del profitto, legittimando la speculazione su un bisogno primario di ogni individuo. "Molto utile ed humile et pretiosa et casta", l'acqua è un bene comune che tutti noi dobbiamo responsabilmente preservare e condividere.

7 Aprile 2011                                                                                      Paolo Naso 

Tratto dal sito http://www.chiesavaldese.org/pages/archivi/index_commenti.php?id=1221

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domenica 24 aprile 2011

Giovanni 20:1-18
La risurrezione di Gesù


Breve riflessione di Aldo Palladino



Il testo biblico
1 Il primo giorno della settimana, la mattina presto, mentre era ancora buio, Maria Maddalena andò al sepolcro e vide la pietra tolta dal sepolcro. 2 Allora corse verso Simon Pietro e l'altro discepolo che Gesù amava e disse loro: «Hanno tolto il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'abbiano messo».
3 Pietro e l'altro discepolo uscirono dunque e si avviarono al sepolcro. 4 I due correvano assieme, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse primo al sepolcro; 5 e, chinatosi, vide le fasce per terra, ma non entrò. 6 Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro, e vide le fasce per terra, 7 e il sudario che era stato sul capo di Gesù, non per terra con le fasce, ma piegato in un luogo a parte. 8 Allora entrò anche l'altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro, e vide, e credette. 9 Perché non avevano ancora capito la Scrittura, secondo la quale egli doveva risuscitare dai morti. 10 I discepoli dunque se ne tornarono a casa.
11 Maria, invece, se ne stava fuori vicino al sepolcro a piangere. Mentre piangeva, si chinò a guardare dentro il sepolcro, 12 ed ecco, vide due angeli, vestiti di bianco, seduti uno a capo e l'altro ai piedi, lì dov'era stato il corpo di Gesù. 13 Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?» Ella rispose loro: «Perché hanno tolto il mio Signore e non so dove l'abbiano deposto». 4 Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. 15 Gesù le disse: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?» Ella, pensando che fosse l'ortolano, gli disse: «Signore, se tu l'hai portato via, dimmi dove l'hai deposto, e io lo prenderò». 16 Gesù le disse: «Maria!» Ella, voltatasi, gli disse in ebraico: «Rabbunì!» che vuol dire: «Maestro!» 17 Gesù le disse: «Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli, e di' loro: "Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro"». 18 Maria Maddalena andò ad annunciare ai discepoli che aveva visto il Signore, e che egli le aveva detto queste cose.

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Risurrezione, evento che fonda il cristianesimo
Siamo tutti d'accordo che la risurrezione di Gesù ha un ruolo vitale per la sussistenza del cristianesimo. L'apostolo Paolo scrive: "Se Cristo non è stato risuscitato, vana dunque è la nostra predicazione e vana pure è la nostra fede" (1 Cor. 15:14). Predicazione e fede rendono dunque testimonianza all'evento unico nella storia dell'umanità qual è la risurrezione di Gesù Cristo.
Dal nostro brano e dalle altre narrazioni evangeliche si evince come solo dopo la sua morte i primi discepoli abbiano preso coscienza del fatto che la fine dolorosa di Gesù sulla croce non era la fine della sua vita, "perché non avevano ancora capito la Scrittura, secondo la quale egli doveva risuscitare dai morti" (v. 9).
La storia di Gesù non finisce alla croce né in una tomba, ma prosegue. Il teologo cattolico Edward Schillebeeckx arriva ad affermare che la storia di Gesù è la storia di un vivente. E d'altra parte questa è la testimonianza nell'evangelo di Luca: "Perché cercate il vivente tra i morti?" (Lc. 24:5).

Il messaggio di Pasqua
La mentalità giudaica concepiva la morte come un castigo di Dio o, per voler usare le parole dell'apostolo Paolo, come "il salario del peccato" (Rom. 6:23). Gesù con la sua risurrezione mostra che la morte non è la parola ultima sull'uomo. Gesù ci salva e ci libera dalla morte, perché egli ci offre la liberazione dalla morte, introducendoci con lui nel regno della vita, che va oltre la morte.
La Pasqua di risurrezione ci porta l'annunzio di un "passaggio" (pesah) dalla morte alla vita, il superamento della morte fisica con un seguito che ha valore di eternità.
Certamente Maria Maddalena ( come pure i discepoli in una prima fase) non ha concettualmente sviluppato immediatamente il senso e il valore della risurrezione. Eppure, quando Gesù alla fine viene riconosciuto, nella sua semplicità Maria Maddalena comprende che qualcosa di straordinario è avvenuto e obbedisce alla parola del Maestro che la invia ad annunziare ai discepoli la risurrezione di Gesù.
Dunque, inizialmente l'annunzio della risurrezione è bisbigliato, è la voce sommessa di un gruppo ristretto e spaurito di uomini e donne vicini al Signore; solo in seguito, esso diverrà un grido: "Gesù è risorto!", al quale altri credenti risponderanno come in una liturgia responsoriale: "Gesù è veramente risorto!".

Oggi, il pericolo della chiesa è di un ritorno ad un annuncio bisbigliato, senza vigore e senza convinzione, come se la risurrezione di Gesù sia un fatto personale che ha riguardato Gesù e lui soltanto. Invece, la morte e la risurrezione di Gesù ci riguarda da vicino, perché ciò che ha significato per lui riguarda direttamente tutti noi, tutta l'umanità, perché la risurrezione è un nostro ritorno a Dio che ci ha creati perché noi fossimo suoi per sempre, nella libertà e nell'amore.
Che il messaggio pasquale possa scuotere le nostre vite, per tornare a camminare seguendo le indicazioni del Signore, che vuole che tutti percorrano la via del Regno di Dio e che tutti siano salvati!

Aldo Palladino

venerdì 15 aprile 2011




Matteo 21:1-11
Gesù entra in Gerusalemme


Breve riflessione di Aldo Palladino




Il testo biblico
1 Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero a Betfage, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, 2 dicendo loro: «Andate nella borgata che è di fronte a voi; troverete un'asina legata, e un puledro con essa; scioglieteli e conduceteli da me. 3 Se qualcuno vi dice qualcosa, direte che il Signore ne ha bisogno, e subito li manderà».
4 Questo avvenne affinché si adempisse la parola del profeta:
5 «Dite alla figlia di Sion:
"Ecco il tuo re viene a te,
mansueto e montato sopra un'asina,
e un asinello, puledro d'asina"».
6 I discepoli andarono e fecero come Gesù aveva loro ordinato; 7 condussero l'asina e il puledro, vi misero sopra i loro mantelli e Gesù vi si pose a sedere. 8 La maggior parte della folla stese i mantelli sulla via; altri tagliavano dei rami dagli alberi e li stendevano sulla via. 9 Le folle che precedevano e quelle che seguivano, gridavano: «Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nei luoghi altissimi!»
10 Quando Gesù fu entrato in Gerusalemme, tutta la città fu scossa, e si diceva: «Chi è costui?» 11 E le folle dicevano: «Questi è Gesù, il profeta che viene da Nazaret di Galilea».

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Siamo alle fasi finali della vita di Gesù. Gerusalemme è la sua ultima tappa, la città in cui sarà innalzato sulla croce come "il re dei Giudei" (Mt. 27:37). Egli sapeva cosa avrebbe dovuto affrontare, ma non si è fermato. Risoluto, è andato avanti, rispettando la legge e i profeti. Aveva detto che " neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto" (Mt. 5:18) e, in effetti, Egli è colui che adempie la volontà di Dio compiendola nei minimi particolari. È Lui l'uomo perfetto che realizza come nostro sostituto ciò che noi, miseri e deboli umani, non avremmo mai potuto compiere.
Così, anche in questa occasione, per entrare in Gerusalemme, Egli sa che di lui aveva parlato il profeta Zaccaria (9:9), di cui l'evangelista Matteo riporta integralmente la citazione: "Dite alla figlia di Sion: "Ecco il tuo re viene a te, mansueto e montato sopra un'asina, e un asinello, puledro d'asina".
Nei quattro vangeli, la narrazione dell' ingresso di Gesù in Gerusalemme presenta particolari diversi, ma nella sostanza concordano sul ruolo di questo re, che non risponde ai canoni umani di un re equipaggiato con armi e sostenuto da una cavalleria o da un esercito bellicoso pronti alla guerra. Egli entra in Gerusalemme, città di pace, recando pace e salvezza. È un re mansueto, che alza la voce solo per pregare e per schierarsi a difesa di coloro che subiscono le angherie e i soprusi dei potenti. Non cavalca un cavallo reale, ma un'asina o un puledro, simbolo di pace, su cui sono stati appoggiati i mantelli dei discepoli.
E mentre avanza per le vie di Gerusalemme, una folla si accalca davanti e dietro Gesù, chè è acclamato con un'espressione messianica: "Osanna al Figlio di Davide!...". Osanna, nel suo significato originario, ha il senso di "Salva ora!", per cui è imprecazione, una richiesta di salvezza immediata. Ma il significato nel testo è di "alleluia", di lode.
L'altra espressione: "…Benedetto colui che viene nel nome dell'Eterno" proviene dal Salmo 118:26, utilizzato da coloro che partecipavano alle celebrazioni del Tempio.
Applicata a Gesù, questa espressione ci induce a riflettere come la chiesa primitiva abbia colto in molti passi profetici dell'Antico Testamento un esplicito riferimento a Gesù, che è l'unico che viene nel nome dell'Eterno, cioè con pieni poteri e autorizzato da Dio.
L'evangelista Matteo mette in risalto che l'arrivo di Gesù a Gerusalemme fa notizia e scuote la città. Non tutti sono a conoscenza della fama che lo circonda, perché molti chiedono: "Chi è costui?". I discepoli sanno chi è (fino ad un certo punto) e che cosa ha fatto il loro Maestro; forse alcuni della folla hanno visto i miracoli di Gesù. Gli scribi e i farisei sono preoccupati della sua dottrina e dell'appoggio che riceve dal popolo, ma molti non sanno molto di lui.
Così la città è in subbuglio. Gerusalemme è divisa sul personaggio Gesù. Anche ai nostri giorni  Gesù è motivo di divisione, di contradditorio, di contrasti, e spesso di persecuzione e morte. Ma non dobbiamo disperare. Gesù non ha bisogno della nostra approvazione per essere il Salvatore del mondo, il Signore dei signori e il Re dei re. Il suo messaggio resta sempre lo stesso, con la forza disarmante di un amore profondo per tutta l'umanità, nonostante l'opposizione di chi non ne ha ancora compreso la validità e la preziosità.
Egli è andato diritto alla croce e non si è voltato indietro. È andato avanti fino in fondo per te e per me, per tutti. Essergli riconoscenti è il minimo che possiamo fare!

                                                                  Aldo Palladino

venerdì 8 aprile 2011

GIOVANNI 11:1-45
Gesù risuscita Lazzaro

Meditazione di Aldo Palladino





Il testo biblico
1 C'era un ammalato, un certo Lazzaro di Betania, del villaggio di Maria e di Marta sua sorella. 2 Maria era quella che unse il Signore di olio profumato e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; Lazzaro, suo fratello, era malato. 3 Le sorelle dunque mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». 4 Gesù, udito ciò, disse: «Questa malattia non è per la morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio sia glorificato».
Or Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro; 6 com'ebbe udito che egli era malato, si trattenne ancora due giorni nel luogo dove si trovava. 7 Poi disse ai discepoli: «Torniamo in Giudea!» 8 I discepoli gli dissero: «Maestro, proprio adesso i Giudei cercavano di lapidarti, e tu vuoi tornare là?» 9 Gesù rispose: «Non vi sono dodici ore nel giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10 ma se uno cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». 11 Così parlò; poi disse loro: «Il nostro amico Lazzaro si è addormentato; ma vado a svegliarlo». 12 Perciò i discepoli gli dissero: «Signore, se egli dorme, sarà salvo». 13 Or Gesù aveva parlato della morte di lui, ma essi pensarono che avesse parlato del dormire del sonno. 14 Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto, 15 e per voi mi rallegro di non essere stato là, affinché crediate; ma ora, andiamo da lui!» 16 Allora Tommaso, detto Didimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi, per morire con lui!»
17 Gesù dunque, arrivato, trovò che Lazzaro era già da quattro giorni nel sepolcro. 18 Or Betania distava da Gerusalemme circa quindici stadi, 19 e molti Giudei erano andati da Marta e Maria per consolarle del loro fratello.
20 Come Marta ebbe udito che Gesù veniva, gli andò incontro; ma Maria stava seduta in casa. 21 Marta dunque disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto; 22 e anche adesso so che tutto quello che chiederai a Dio, Dio te lo darà». 23 Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». 24 Marta gli disse: «Lo so che risusciterà, nella risurrezione, nell'ultimo giorno». 25 Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26 e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?» 27 Ella gli disse: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che doveva venire nel mondo».
28 Detto questo, se ne andò, e chiamò di nascosto Maria, sua sorella, dicendole: «Il Maestro è qui, e ti chiama». 29 Ed ella, udito questo, si alzò in fretta e andò da lui. 30 Or Gesù non era ancora entrato nel villaggio, ma era sempre nel luogo dove Marta lo aveva incontrato. 31 Quando dunque i Giudei, che erano in casa con lei e la consolavano, videro che Maria si era alzata in fretta ed era uscita, la seguirono, supponendo che si recasse al sepolcro a piangere.
32 Appena Maria fu giunta dov'era Gesù e l'ebbe visto, gli si gettò ai piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto». 33 Quando Gesù la vide piangere, e vide piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, fremette nello spirito, si turbò e disse: 34 «Dove l'avete deposto?» Essi gli dissero: «Signore, vieni a vedere!»
35 Gesù pianse.
36 Perciò i Giudei dicevano: «Guarda come l'amava!» 37 Ma alcuni di loro dicevano: «Non poteva, lui che ha aperto gli occhi al cieco, far sì che questi non morisse?»
38 Gesù dunque, fremendo di nuovo in se stesso, andò al sepolcro. Era una grotta, e una pietra era posta all'apertura. 39 Gesù disse: «Togliete la pietra!» Marta, la sorella del morto, gli disse: «Signore, egli puzza già, perché siamo al quarto giorno». 40 Gesù le disse: «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?» 41 Tolsero dunque la pietra. Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, ti ringrazio perché mi hai esaudito. 42 Io sapevo bene che tu mi esaudisci sempre; ma ho detto questo a motivo della folla che mi circonda, affinché credano che tu mi hai mandato». 43 Detto questo, gridò ad alta voce: «Lazzaro, vieni fuori!» 44 Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti da fasce, e il viso coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare».
45 Perciò molti Giudei, che erano venuti da Maria e avevano visto le cose fatte da Gesù, credettero in lui.

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La morte di Lazzaro
Il racconto di Lazzaro che muore per una malattia e che viene risorto da Gesù, secondo la versione dell'evangelista Giovanni, ci fa commuovere. Dinanzi alla morte, rimaniamo sempre senza parole. Muta è la morte e muti restiamo noi. Questo perché la morte, anche quella di persone a noi non vicine, ci ricorda che essa riguarda anche noi, prima o poi. 
La morte di Lazzaro, dunque, è in certo senso la nostra morte. Come pure la sua risurrezione è la nostra risurrezione. Con Lazzaro muore l'amico caro, ma muore in un certo senso l'umanità.
"Gesù pianse" (v. 35) davanti alla tomba di Lazzaro. Questo versetto, il più breve di tutta la Bibbia, esprime bene come Gesù abbia condiviso in Lazzaro i nostri limiti, le nostre sofferenze, il nostro pianto. Gesù ha un cuore ed esprime visceralmente tutte le sue emozioni dinanzi ad ogni dramma umano.

La potenza della risurrezione
Ma è proprio lì, dove tutto sembra essere finito, che Gesù proclama che la vita è più forte della morte. La parola ultima è quella che proclama ad alta voce: "Lazzaro, vieni fuori!" (v. 43) e che nel contempo mette a tacere Marta e tutti quelli che che come lei credevano nella risurrezione come evento escatologico dell'"ultimo giorno" (v. 24). Gesù è "la risurrezione e la vita" (25). Egli lo dichiara in modo perentorio, come perentoria è la domanda: "Credi tu questo?".
Così, questa affermazione di Gesù si trasforma in una domanda per verificare lo stato della nostra fede. Fede nella vita nuova, fede in Colui che chiama i morti alla vera vita.
Gesù, attraverso la morte e la risurrezione di Lazzaro, parla a tutti i presenti: a Marta, a Maria, a tutti quelli che che avevano visto il suo segno miracoloso, ed oggi anche a noi.  Infatti, l'episodio è l'occasione per affermare che in Cristo Gesù noi possiamo vivere non più come viventi morti, ma come morti fatti viventi e ri-animati per una vita esuberante e ricca attraverso la potenza della risurrezione.
Quale è la risposta di ognuno di noi alla domanda "credi tu questo?". L'augurio è che ognuno possa rispondere come Marta: "Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che doveva venire nel mondo" (v. 27).
La morte e la risurrezione di Lazzaro diventano veicolo per la "risurrezione" di Marta e di molti Giudei che avevano visto le cose fatte da Gesù (v. 45). Forse siamo dinanzi alla vera conversione di persone che avevano una certa credenza e un retaggio culturale giudaico, che seguivano più per tradizione che per vera convinzione. Ora hanno visto e hanno creduto. Siamo ancora lontani da quella condizione che Gesù auspicherà per Tommaso – "beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!" (Gv 20:29) -, tuttavia sono venute alla fede in Cristo.

Togliere la pietra
Dobbiamo ricordare che sulla via della risurrezione di Lazzaro ci sono tanti ostacoli. Qualcuno è stato già menzionato. L'ostacolo della pietra che chiude il sepolcro è da ricordare perché tra la morte e la risurrezione c'è sempre un ostacolo. Il passaggio dalla morte alla vita per tutti non è automatico; occorre una presa di coscienza e l'assunzione di responsabilità. Bisogna fare delle scelte consapevoli, che comportano un lavoro su se stessi, nel proprio cuore. Perché la vera pietra è quella del nostro cuore, in cui abitano indecisioni, dubbi, reticenze, freni inibitori che ostacolano il nostro giusto rapporto con Dio. Quando Gesù ordina ai presenti di togliere la pietra (v.39), ci invita in effetti a darci da fare per rimuovere ogni forma di incredulità e per aprirci all'ubbidienza della fede.
È un invito personale, ma è rivolto anche alla comunità dei credenti, il cui cammino è spesso appesantito da tante "pietre" (agi, smoderato benessere, conformismo, mediocrità varie, indifferenza, ecc.), che come zavorra di una mongolfiera impediscono di salire in alto per una visione della realtà con occhi nuovi e con uno spirito rinnovato.

Il racconto della risurrezione di Lazzaro è, dunque, un segno della vittoria dell'amore di Gesù su tutte le logiche umane, di indifferenza o di rassegnazione dinanzi alla cultura della morte. Con Cristo la disperazione viene vinta, perché la speranza del cambiamento e della rinascita sono racchiuse nel suo evangelo e nella sua vita. A Betania (= casa dei poveri) Gesù porta la sua solidarietà. A Lazzaro (= Dio aiuta),  Gesù reca nella morte la luce della risurrezione. A Marta e Maria, immagini di una piccola comunità, Gesù reca la consolazione e una parola di pace. A ciascun personaggio del racconto di Lazzaro Gesù dona  qualcosa. Tutti ne escono rinvigoriti. All'inizio del racconto domina la tristezza. Alla fine c'è la gioia. Si celebra la vittoria della vita e l'amore di Gesù per tutti.
Questo succede dove c'è Gesù Cristo. Che privilegio per tutti i credenti!

                                                                                  Aldo Palladino