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sabato 26 dicembre 2015

SETTIMANA DI PREGHIERA PER L'UNITÀ DEI CRISTIANI 2016
Torino e Provincia

Commissione Cattolica Diocesana per l'Ecumenismo e il Dialogo (CED) 
Commissione Evangelica per l'Ecumenismo (CEPE) 
 Comunità Ortodosse di Torino

con la collaborazione del 
Segretariato Attività Ecumeniche (SAE)

«Chiamati per annunziare a tutti le opere meravigliose di Dio»
(1 Pietro 2,9)


18-25 gennaio 2016

LUNEDÌ 18 GENNAIO, ore 20,45
CELEBRAZIONE ECUMENICA di APERTURA della SETTIMANA
presiedono:
- mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino
- pastore Luca Maria Negro, Chiesa Evangelica Battista padre
- Giorgio Vasilescu, parroco ortodosso romeno
Tempio valdese, corso Vittorio Emanuele II, 23, Torino

CELEBRAZIONI ECUMENICHE

MARTEDÌ 19 GENNAIO, ore 20,45
TORINO
- Chiesa cristiana Avventista Via Rosta 3, P. Maglioli, predicatrice E. Banfo
- Chiesa evangelica Battista Via Viterbo 119, suor E. Tamburini, padre C. Vasilescu
- parrocchia San Francesco da Paola Via Po 16, pastore M. Piovano, don A. Piola
- parrocchia San Giovanni Maria Vianney Via Giulio Gianelli 8, pastora M. Bonafede, don G.  
  Carrega
VALPERGA
          Chiesa evangelica Battista Strada Cuorgné 43 don C. Baima Rughet, pastore S. Spanu

MERCOLEDÌ 20 GENNAIO, ore 20,45
CARMAGNOLA
- parr. Ortodossa romena, Chiesa di S. Anna piazza Mazzini,  pastore S. Fontana, M.R.  Marenco,  
  padre M. Vlasin
NICHELINO
- parrocchia SS. Trinità Via Stupinigi 16 pastore P. Ribet, don S. Giraudo RIVOLI
- parr. Ortodossa romena, Chiesa di S. Rocco Viale Bassano 1, don G. Isoni, pastora H. Fontana,       
  padre C. Dita
TORINO
- CHIESA EVANGELICA VALDESE Corso Principe Oddone 7 don A. Saco, pastore E. Paschetto
- Chiesa di Sant'Antonio da Padova Via Sant'Antonio da Padova 5, pastore H. Bludau, padre P. 
  Pagliarini
- parr. Madonna della Divina Providenza Via Carrera 11, pastore F. Mosca, don G. Ghiberti
- parrocchia Madonna delle Rose Via Madonna delle Rose 4, pastora M. Bonafede, p. M. Mazzoleni
- parr. Ortodossa russa, Chiesa di S. Massimo Strada Val San Martino 7, P. Zoccatelli , predicatrice E.
  Ferreri

GIOVEDÌ 21 GENNAIO, ore 20,45
INCONTRO DEI GIOVANI
Preghiere, canti e riflessioni
parrocchia Santo Nome di Gesù Corso Regina Margherita, 70 - Torino

VENERDÌ 22 GENNAIO, ore 20,45
GRANDE VESPRO ORTODOSSO
presiede p. Luciano Rosu parrocchia Ortodossa romena S. Croce via Accademia Albertina 11 - Torino

SABATO 23 GENNAIO
PER BAMBINI E RAGAZZI
ore 9,30-15: laboratorio ecumenico
ore 15,30: preghiera ecumenica
animatori: M. Long, E. Possamai, A. Rosu Parr. S. Agostino, via S. Chiara 9, Torino

SABATO 23 GENNAIO ore 19,00
Grandi cose ha fatto il Signore per noi.
L'Éternel a fait pour nous de grandes choses.
The Lord has done great things for us.
Tempio valdese, corso Vittorio Emanuele II 23, Torino

CELEBRAZIONI ECUMENICHE

DOMENICA 24 GENNAIO, ore 18,00
UNA NUOVA PRIMAVERA ECUMENICA? PROSPETTIVE DELL'ECUMENISMO IN ITALIA DOPO LA VISITA DI PAPA FRANCESCO AI VALDESI
Ne parliamo con:
- don Cristiano Bettega, direttore Ufficio per l'ecumenismo e il dialogo della CEI,
- pastore Fulvio Ferrario, decano della Facoltà valdese di teologia.
Modera la pastora Maria Bonafede Sermig, piazza Borgo Dora 61

SABATO 23 GENNAIO, ore 20,45
CASTIGLIONE TORINESE
parrocchia Santi Claudio e Dalmazzo Piazza Beata Vergine Assunta pastore P. RIbet, diacono M. Fanelli


LUNEDÌ 25 GENNAIO ore 20,45
CELEBRAZIONE ECUMENICA DI CHIUSURA DELLA SETTIMANA
presiedono:
- predicatrice Eugenia Ferreri, presidente della CEPE
- padre Lucian Rosu, parroco ortodosso romeno
- don Antonio Sacco, vice-presidente della CED
Duomo, piazza san Giovanni, Torino

martedì 8 dicembre 2015



             IL GIUBILEO NELLA BIBBIA
di Paolo De Benedetti



Questa conferenza è stata promossa dal gruppo ecumenico "Strumenti di pace" nella parrocchia di Gesù Nazareno di Torino. Ringraziamo per l'autorizzazione a riprodurla.


Ho diviso questa conversazione in sette punti. E un caso fortunato perché il numero sette è la radice del giubileo. Eccoli:
1) le fonti bibliche;
2) l'origine del termine;
3) i dati storici;
4) il rapporto tra il giubileo e gli anni sabbatici;
5) il giubileo nella tradizione orale ebraica e negli apocrifi;
6) una considerazione teologica del giubileo;
7) che cosa ci dice il giubileo biblico.

Non parlerò del giubileo cristiano, se non per accenni, ma dei suoi fondamenti - se tali possono considerarsi - biblici. Voglio tuttavia premettere una brevissima sintesi dei cosiddetti "anni santi" o giubilei cristiani, o meglio cattolici. II primo fu indetto da Bonifacio Vlll (nel 1300) e ne abbiamo traccia nella Divina Commedia. Bonifacio Vlll l'aveva stabilito ogni cento anni. Nel 1343 Clemente
Vl lo portò a cinquant'anni. C'era una certa ambizione dei papi di essere presenti all'epoca del giubileo, e c'erano anche delle ragioni sia pastorali, sia economiche. Urbano Vl lo portò a trentatré anni (nel 1390), cioè abbandonò la scansione biblica e adottò quella della presunta vita di Gesù. Finalmente Paolo II, nel 1470, stabilì un giubileo ogni venticinque anni: doveva cadere nel 1475, ma egli mori l'anno prima. Quindi la cadenza attuale dei giubilei è venticinquennale, però ci sono anche i giubilei straordinari: o per l'anniversario (centenario, millenario, ecc.) della morte di Gesù o per altre occasioni storiche, o ci sono gli anni mariani...
Il giubileo cattolico ha assunto due aspetti che il giubileo biblico non prevedeva: l'indulgenza plenaria e il pellegrinaggio, mentre il giubileo biblico aveva come tema centrale il ristabilimento dell'equità, il condono dei debiti.

LE FONTI BIBLICHE
Le fonti bibliche non sono molto numerose. Le principali sono nel Levitico e nei Numeri; c'è poi qualche accenno in Isaia e nel Deuteronomio. Indirettamente, abbiamo l'importante pagina di Luca in cui Gesù fa il lettore della pericope profetica nella sinagoga di Nazareth (cfr. Lc 4,14ss), su cui ritorneremo. Leggo un solo testo:
«Conterai anche sette settimane di anni, cioè sette volte sette anni; queste sette settimane di anni faranno un periodo di quarantanove anni. Al decimo giomo del settimo mese farai squillare la tromba dell'acclamazione» (Lv 25,8-9a).
ll decimo giorno del settimo mese è il Kippur, mentre il primo giorno del settimo mese è il Capodanno:
«ll giorno di Kippur farete squillare la tromba per tutto il paese. Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti» (Lv 25,9b-l0a).

Si notino due espressioni: "Dichiarerete santo il cinquantesimo anno", mentre prima si parlava di un periodo di quarantanove anni. Poi: "Proclamerete la liberazione per tutti i suoi abitanti" (Lv 25,10):
«Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia. Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo; non farete né semina, né mietitura di quanto i campi produrranno da sé, né farete la vendemmia delle vigne non potate. Poiché è il giubileo; esso vi sarà sacro; potrete però mangiare il prodotto che daranno i campi. In quest'anno del giubileo, ciascuno tornerà in possesso del suo. [...] Regolerai l'acquisto che farai dal tuo prossimo in base al numero degli anni trascorsi dopo l'ultimo giubileo: egli venderà a te in base agli anni di rendita »(Lv 25,10- 15).
Cioè tra un giubileo e l'altro io potevo comprare un pezzo di terra. Ma avveniva come avviene (o avveniva) a Londra, in cui tutto il terreno è della regina. Quando uno compra una casa paga il suolo di più o di meno secondo che ci si avvicini più o meno al centesimo anno, in cui torna la proprietà alla regina. Così nella terra d'Israele. Io compro il terreno da te, supponiamo nel primo anno dopo il giubileo. Lo posso tenere per cinquant'anni e lo pago di più. Ma se io lo compro da te nel quarantesimo anno lo pago di meno. Durante la mia proprietà (parafraso il testo perché sia più chiaro), chi me l'ha venduto ha diritto a riscattarlo (lui o i suoi parenti) pagandolo in questa misura. Se non ha di che pagarlo, comunque al cinquantesimo anno torna a lui. Perché? Per il rapporto popolo-terra. Ogni tribù, tranne quella di Levi, ha un terreno, un territorio che deve rimanere quello senza né crescere né diminuire. Quindi, bisogna che, con cadenze periodiche, il terreno ritorni a essere in rapporto ideale con la tribù, clan, famiglia che lo abita.
Qui nasce un problema che i giuristi del giubileo hanno poi considerato. E se una donna della tribù di Giuda sposa un uomo della tribù di Efraim e gli porta in dote un pezzo di terra, questa terra passa all'altra tribù? No, è impossibile! Non resta che consigliare alla donna di sposare invece un uomo della tribù di Giuda, oppure di stabilire che quel terreno rimanga della tribù di Giuda.
Questo rapporto popolo-terra non va considerato alla luce di ragioni economiche o di possesso, ma di quello che Dio ha detto: "Poiché voi siete ospiti nella terra. Tutta la terra è mia" (Es 19,5; cf Dt 10,14). Le assegnazioni fatte da Dio devono rimanere come un aspetto del rapporto Dio-Israele. In Isaia c'è il testo che poi Gesù spiega a Nazareth: "Lo spirito del Signore Dio è su di me..." (Is 61,1-2). Probabilmente questa è un'allusione al giubileo, che Gesù attualizza secondo il genere letterario del pesher (midrash attualizzante).
Come si vede, i testi biblici relativi al giubileo sono pochi; e Lv 27 e Nm 36 dicono più o meno le stesse cose di Lv 25.

L'ORIGINE DEL TERMINE
Come nasce il termine jovel, giubileo, in ebraico?
C'è un'etimologia che lo fa derivare dalla radice j - b - l che vuol dire "portare in processione". Forse, in questo caso, vorrebbe dire portare in processione i prodotti al santuario. Ma è molto più probabile che jovel significhi "montone", o meglio "corno di montone". II giubileo veniva annunciato con quale modalità? La traduzione della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) dice che fanno "squillare la tromba dell'acclamazione". È traduzione sbagliatissima. Non si suona una tromba, ma lo shofar (corno). Nel libro dei Numeri sono prescritte le due trombe d'argento battuto (hazozerot) che servono per particolari momenti della vita del popolo. Ma non hanno un significato né teologico né mistico né escatologico come invece ha lo shofar. II giubileo si annuncia nel giorno di kippur col suono dello shofar, che non è uno squillo ma uno strepito.
Ora, lo shofar è prima di tutto un memoriale del sacrificio di Abramo (cf. Gen 22). Egli ha immolato un montone al posto del figlio lsacco. Sul monte Sinai (cf. Es 19) quando Dio stava per dare la Torà, secondo la CEI si sentiva una tromba; invece si udiva uno shofar. Era un suono escatologico, mistico. Quando arriverà il Messia scendendo dal monte degli Ulivi, come si vede nelle miniature ebraiche medioevali, sarà a cavallo di un asino, preceduto da un suonatore di shofar (cf. Zc 9,9) e, come si legge nel salmo 47,6, tutti saranno raccolti davanti al trono al suono di shofar che annunzierà la redenzione. Secondo il midrash: dei due corni del montone immolato al posto di Isacco, uno ha suonato sul monte Sinai e l'altro suonerà all'arrivo del Messia. Quindi, che il giubileo venga annunciato dal suono di shofar e non di tromba non è un particolare trascurabile, come pure che venga indetto il giorno di kippur, giorno in cui ancora oggi si suona lo shofar, come al capodanno. Sono le piccole grandi sviste che dimostrano quanto debba progredire nelle chiese la conoscenza dell'ebraismo.

LA STORICITÀ
Quando e come è avvenuto il giubileo?
Una cosa è certa: durante il periodo del secondo tempio non è mai stato celebrato. Durante il primo tempio meno che mai, perché il Levitico, che stabilisce le norme del giubileo, è stato scritto al tempo dell'esilio e nel post esilio. Il giubileo biblico non è mai stato celebrato, a differenza dell'anno sabbatico, che è stato celebrato e lo è tuttora in Israele. Resta comunque l'esigenza esegetica e halachica di studiarne le modalità legali, come se si trattasse di una realtà, cominciando dal computo.
Quarantanove o cinquant'anni? Una cosa è certa: non sarebbe stato possibile avere un anno sabbatico e un anno giubilare di seguito, perché ciò comportava la non coltura dei campi. L'anno sabbatico (anche se la Bibbia assicura che Dio stesso provvedeva a fornire il cibo), in realtà era un anno di impoverimento: tanto è vero che, negli anni sabbatici, Alessandro Magno e Giulio Cesare avevano esentato gli ebrei dal pagare le imposte, perché il popolo non aveva di che rifonderle. Invece Adriano, I'imperatore che nella tradizione ebraica è associato all'invettiva "siano stritolate le sue ossa", abrogò questa concessione, perché il suo proposito era quello di far scomparire Israele dalla faccia della terra.
Due anni di seguito, uno sabbatico e l'altro giubilare erano impossibili; quindi questa ipotetica data del giubileo è controversa. Da un lato, si voleva sottolineare la cadenza del mezzo secolo, dall'altra collegarsi a tutta la teologia del numero sette. Abbiamo perciò la settimana, l'anno sabbatico, l'anno
giubilare e poi, nelle tradizioni mistiche e apocrife, i cicli giubilari. A prescindere dalla questione del numero, dobbiamo notare che questa sequenza ha una valenza teologica molto importante, in quanto testimonia la scansione del procedere di Dio nel tempo. Dio entra nel tempo: questo distingue il Dio biblico dal dio dei filosofi. Dio entra nel tempo e cammina nel tempo, cambia il tempo. Gli fa percorrere una via verso una pienezza che all'inizio non gli era riuscita. Perciò questo cammino verso la pienezza escatologica è valido tanto per l'uomo quanto per il Creatore.
La sconfitta del creato e del Creatore sarà vinta, verrà sanata solo quando, come dice Is 11,6- 8, il lupo starà con l'agnello e il leone starà col capretto, il bambino metterà la mano nella tana del serpente (il serpente di Genesi 3): tutte cose che avverranno e non sono ancora avvenute. Sta di fatto che, secondo un atteggiamento tipicamente ebraico per noi forse un po' difficile da comprendere, una legislazione del giubileo esiste. Uno degli elementi fondamentali è questo: anche se cade ogni cinquant'anni, il giubileo dev'essere proclamato dal bet din, cioè dal sinedrio. Non è automatico. Ossia ci vuole una iniziativa umana che dia corso a questa scansione divina. Appunto questo è lo scopo del suono dello shofar a kippur. In realtà l'annuncio del giubileo con lo shofar ha le valenze escatologiche, mistiche ecc. che abbiamo detto; ma ha anche un significato molto più concreto. I decreti, gli atti pubblici, venivano notificati al suono dello shofar, come tempo fa nei nostri paesi c'era il banditore che suonava. Lo shofar vale dunque un po' anche come il timbro di un
ufficio.

IL RAPPORTO TRA GIUBlLEO E ANNO SABBATICO
I Maestri si sono posti soprattutto il problema: che differenza c'è tra l'anno sabbatico e il giubileo?
L'anno sabbatico comportava la remissione dei debiti e la liberazione degli schiavi ebrei, a meno che essi dichiarassero che non volevano essere liberati (era possibile, perché grazie al padrone avevano vitto e alloggio). II punto centrale del giubileo invece non sarebbe la liberazione degli schiavi, ma il ritorno delle proprietà, in campagna e non in città. Le case in città restano di chi sono.
(Potremmo fare delle considerazioni sulla prevalenza che nelle religioni la campagna ha sempre avuto sulla città. Prima il pastore sul contadino, poi il contadino sull'operaio e sul cittadino. L'ideale religioso è sempre stato visto in qualche cosa di ritardato rispetto all'attualità). Tuttavia è stata fatta una convenzione: anno sabbatico e anno giubilare sono intercambiabili. Tutto ciò che vale per l'uno, vale anche per l'altro. Dichiarazione puramente teorica, ma in qualche modo anche compensativa: il giubileo non si celebra, ma gli anni sabbatici sono in qualche modo anche giubilari.
Avrete notato che manca qualche cosa estremamente importante che c'è nel giubileo cattolico. Nell'anno giubilare non si va in nessun posto, non c'è un atto rituale di pellegrinaggio. Questa è una radicale differenza tra giubileo biblico e giubileo cattolico.
Vorrei ancora dire qualcosa sui precetti previsti per il giubileo.
- I precetti positivi sono tre: il settimo anno lascerai riposare la terra e la manterrai non coltivata; il settimo anno sarà un sabato di riposo solenne per la terra; alla fine di ogni sette anni farai una shemità, cioè un condono dei debiti.
- I precetti negativi sono: non seminerai e non arerai; non poterai la vigna; quello che cresce da sé nei raccolti non lo raccoglierai per te; non vendemmierai, i frutti della tua vigna li lascerai sulla vite; non pretenderai la restituzione del prestito fatto al tuo vicino (norma mutuata dall'anno sabbatico); non pensare nel tuo cuore: si avvicina il settimo anno, non presterò niente a nessuno; il tuo occhio non sia cieco di fronte al bisogno del tuo prossimo. Il condono dei debiti nel settimo anno avveniva per mantenere una certa eguaglianza di rendite tra tutti gli abitanti. Ma avvicinandosi il settimo anno, i ricchi non prestavano più nulla ai poveri: quindi l'idea biblica veniva capovolta
e si aumentava la povertà. Pochi anni prima di Gesù, il grande maestro Hillel stabilì perciò che le "cambiali" venissero trasferite al tribunale (esente da questa norma), onde permettere che esse rimanessero in vigore e fossero riscattate anche dopo. In tal modo i prestiti divenivano possibili e si otteneva un minore impoverimento dei poveri.

IL GIUBILEO NELLA TRADIZIONE ORALE E NEGLI APOCRIFI
Dove si celebra l'anno giubilare, se lo si celebra? dove si celebra l'anno sabbatico, se lo si celebra?
La risposta per l'anno sabbatico è certa. Il riposo della terra vale solo per l'agricoltura di lsraele, mentre la remissione dei debiti vale per tutto il mondo.
Un ebreo che sta in Italia non lascia incolto il suo campo, se ce l'ha, ma deve rimettere i debiti o trasferirli al tribunale. Lo stesso varrebbe per l'anno giubilare.
Ovviamente non sono questi gli aspetti che ci interessano di più, ma altri due:
- i benefici del giubileo vanno estesi a tutti gli uomini indipendentemente se siano ebrei o non ebrei;
- non si deve mietere o vendemmiare, ma ognuno è libero di raccogliere nel campo quello che gli serve. Se si hanno delle provviste anteriori si possono usare finché gli stessi prodotti sono ancora nel campo; ma se nel campo non ci sono più, le provviste si devono distruggere. Questo perché il giubileo mette in condizione di assoluta uguaglianza ricchi e poveri facendo dipendere tutti esclusivamente dalla provvidenza divina.
A questo punto occorre fare un salto di natura cosmica. I giubilei sono diventati infatti un'unità di misura delle ere del mondo: questa prospettiva abbonda negli apocrifi tra i quali c'è appunto il Libro dei giubilei. La storia del mondo è scandita dai giubilei. Dall'ingresso nella Terra Promessa
all'esilio ci sarebbero stati diciasette giubilei. Non è un'indicazione del tutto infondata: sono otto secoli e mezzo, ossia dal 1200-1100 al 500 a.C. Ci sarebbero poi altri ottantacinque giubilei fino all'era messianica, cioè circa 4000 anni.
Nella letteratura apocrifa i periodi giubilari sono di quarantanove anni e si basano su un calendario solare - non lunisolare - di 364 giorni: esso sembra essere quello degli Esseni. Le età del mondo sono costituite da cicli di qurantanove giubilei; il cinquantesimo giubileo conclude un ciclo del mondo e ne inizia un altro.
A noi queste sembrano speculazioni gratuite. Per la letteratura apocrifa, invece, rappresentavano una materia appassionante che ha avuto delle ricadute, per esempio, nei calcoli sulla futura venuta del Messia, e le delusioni con le catastrofi connesse provocate dai falsi messia. Anche nel mondo cristiano, del resto, al giungere della fine dei millenni si scatenano i deliri dei calcolatori. Tutto questo è il fall out della concezione apocrifa del giubileo, che non è quella biblica. La Bibbia non prevede il giubileo come unità di misura per calcolare l'età del mondo, ma per calcolare la conversione degli uomini, che è tutta un'altra cosa.

UNA CONSIDERAZIONE TEOLOGICA DEL GIUBILEO
Portiamo la nostra attenzione sulla teologia del tempo e dello spazio.
Come l'anno sabbatico, il giubileo è radicato in un pezzo di terra neanche tanto grande. Però è scandito da una serie di anni. Nel suo libro sul sabato Abraham Heschel (A.J.HESCHEL, Il sabato. Il suo significato per l'uomo moderno, Rusconi, Milano 1972) dice: "L'ebraismo costruisce i suoi santuari nel tempo".
Il tempo non è né un cerchio né un percorso indefinito, ma una linea che ha un principio e un termine noti. Non tutto lungo il cammino ci è noto, anzi poco, ma il punto di partenza e di arrivo sì.
Questo cammino nel tempo è quello di Dio e ha le sue scansioni. Ma a tali scansioni potremmo aggiungere un pensiero che interessa particolarmente la chiesa cattolica: questi tre anni (1997-1999) sono stati da essa dedicati rispettivamente a Gesù, allo Spirito Santo e al Padre. (Il Credo è stato un po' rimescolato). Poiché il 1998 era l'anno destinato a riflettere sullo Spirito Santo, è stata ricordata la Pentecoste. Sono sette settimane dopo Pasqua.
Nell'ambito di un anno, la Pentecoste costituisce quello che rappresenta il giubileo nell'ambito del secolo: in tal modo noi abbiamo sempre una provocazione giubilare, in tutti gli anni della nostra vita. Questa provocazione giubilare è strettamente legata (come si legge negli Atti degli Apostoli e nella tradizione ebraica) alla ruach-pneuma (spirito), allo Spirito Santo (in ebraico è femminile), ossia alla maternità di Dio.

COSA DICE OGGI IL GIUBILEO BIBLICO
Nella letteratura giubilare che ci invade in questi anni, si insiste a dire che il giubileo è un periodo di conversione. Speriamo! Comunque, l'uomo dovrebbe convertirsi sempre, o meglio, come diceva un maestro della Mishnà:: "Convertiti il giorno prima della tua morte". Programma minimo e massimo insieme.
Ora a noi il giubileo si presenta, proprio per il fatto di non essere mai stato celebrato, come un'utopia o come un'attesa messianica. Nello stesso tempo, proprio perché ogni anno è giubilare, esso costituisce una riforma del presente concreto. Nei testi citati (Levitico, Numeri) il giubileo non era una elevazione della mente in Dio, ma una restaurazione dell'hic et nunc, dell'oggi concreto.
Oggi il giubileo biblico ci dice: "Mettete in ordine il vostro mondo", non "preparatevi all'altro mondo". Nei testi relativi al giubileo non è prescritta neanche una preghiera. Si parla di azioni da fare, non di preghiere. Al momento dell'esodo a un certo punto Dio dice a Mose: "Perché gridi a me?" (Es 14,15). E i rabbini commentano: Non pregare, ma agire.
C'è anche un'altra bella considerazione su questo testo. Mosè non gridava affatto, ma Dio ha voluto con questa domanda retorica insistere sul fatto che in quel momento bisognava fare la preghiera come azione.
Ovviamente non si tratta della salvezza dell'anima, anche perché l'anima è un'invenzione greca, ma di salvezza del prossimo e della natura, della creazione. O meglio, possiamo dire che tutto il creato è mio prossimo e come tale è tutto coinvolto nel progetto di Dio.
Nella sinagoga di Nazareth Gesù annuncia il giubileo (cf. Lc 4,16-19), legge il testo di Isaia (cf. Is 61,1.2) e dichiara: "Oggi si è adempiuta questa Scrittura". Non voleva dire che è scattato l'anno giubilare, intendeva proclamare: la mia esistenza, il mio vivere giorno per giorno, la mia missione è realizzare lo spirito del giubileo.
Allora possiamo affermare che noi ci troviamo tra due poli: l'esodo e il giubileo. L'esodo rappresenta la nostra salvezza passata, ma tuttora funzionale e funzionante, e il giubileo la nostra utopia futura. L'esodo è stato considerato da Michael Walzer (M.WALZER, Esodo e rivoluzione, Feltrinelli, Milano 1986) il modello delle rivoluzioni dell'Occidente, sia quelle buone che quelle cattive. Tutte hanno preso l'esodo come modello del cambiamento e della liberazione. Il giubileo potrebbe essere, analogamente, un progetto di rivoluzione per tutto il creato che geme (Rm 8,22).
Questa dialettica tra esodo e giubileo, che si potrebbe anche vedere tra Pasqua e Pentecoste (ebraica e cristiana) è l'insegnamento principale da tener presente nel frastuono giubilare di questi anni, considerando che se uno vuole può fare il giubileo anche in casa sua, nel segreto del suo cuore.

                                                                     Paolo De Benedetti



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