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venerdì 16 febbraio 2007

Il Pietismo tedesco



IL PIETISMO TEDESCO
Breve sintesi di una lettura
di Aldo Palladino


Le seguenti osservazioni sul Pietismo scaturiscono dalla lettura del libro “Pia Desideria” di Philip Jacob Spener, riproposto come “manifesto” del pietismo tedesco del prof. Roberto Osculati. Il volume fu stampato nel 1986 dalla Claudiana Editrice, Torino, con un'interessante postfazione del prof. Paolo Ricca.

Causa e originiIl Pietismo è stato considerato un movimento di reazione all’ortodossia luterana e riformata. Reazione a un certo formalismo che si era introdotto nel processo di difesa della dottrina che aveva inaridito la riflessione teologica, ma anche conseguenza dello sfacelo conseguente alla guerra dei trenta anni (1618-1648).
Era naturale che dopo un secolo di intellettualismo, dopo una rigidità confessionale, dopo le lotte religiose, il protestantesimo sentisse il bisogno di un cristianesimo attivo, sostanziato di fervore e di un interesse maggiore alla pietà interiore (pietas, cioè devozione o religiosità, da cui Pietismo), fondato su una pratica morale rigorosa. Una “religione del cuore” contrapposta alla “religione della mente” o “delle labbra”.

Il movimento nacque in Olanda, dove forte era l’ansia di un rinnovamento della chiesa. Fu Jean Labadie (1610-1674), un ex gesuita approdato al protestantesimo, che intorno al 1666 cominciò ad organizzare delle conventicole dedite ad una pietà intensa insieme con una sua collaboratrice, A. Maria France Shurman, olandese, chiamata “Minerva”. Questo movimento passò in seguito nella Renania dove trovò un’altissima interpretazione (Teergesten).


Il principale interprete: Philip Jacob Spener (1635-1705). Formazione e pensiero. 
Dopo avere studiato a Strasburgo e a Ginevra, fu nominato pastore a Francoforte sul Meno. Qui istituì i collegia pietatis, piccola comunità all’interno della parrocchia avente lo scopo di raccogliere credenti per leggere la Bibbia, pregare, approfondire la propria esperienza interiore attraverso l’esame di coscienza e la mutua esortazione. Per Spener il cristianesimo si fonda essenzialmente su un momento fondamentale della vita spirituale dell’individuo: la conversione, una rinascita personale ad una nuova vita che produce effetti morali nella vita pratica, privata e sociale.

La sua formazione spirituale risente dell’influsso di Jean Labadie e soprattutto di Johan Arndt (1555-1621), un teologo luterano che si era alimentato al pensiero della mistica medievale di Bernardo di Chiaravalle, Angela da Foligno, Eckhart e Taulero (l’Imitazione di Cristo).
Arndt riprende nel suo pensiero quella teologia che sostiene che lo spirito umano è immagine di Dio, un’immagine - ormai soffocata e decaduta a causa del peccato - che può essere vivificata e rigenerata soltanto dall’opera di salvezza di Gesù Cristo. Il vero cristianesimo non solo deve aiutare a ritrovare questa immagine perduta, ma deve indurre il credente a vivere nella vita quotidiana in conformità a quell’immagine secondo un’etica rigorosa che manifesti i segni della conversione. Alla giustificazione per fede è necessario aggiungere la santificazione, al perdono gratuito di Dio occorre rispondere con una vita di gratitudine che esalti la coerenza cristiana ai suoi comandamenti.
Così, anche Spener propone che la parola esteriore della Bibbia diventi evento interiore, un incontro tra divino e umano che produce riflessi pratici con una condotta conforme all’Evangelo. Partendo da se stessi e dall’azione interiore dello Spirito si può riprendere un cammino nuovo in una comunità di autentici cristiani, contro una società perversa a tutti i livelli di responsabilità.

L’opera di Philipp Jacob Spener “Pia desideria”, considerata il “manifesto” o la "Magna Charta" del pietismo tedesco
In quest’opera si evince il pensiero, il carattere e il programma dello Spener.
Il primo elemento che emerge dalla sua lettura è un giudizio severo sullo stato morale delle autorità civili ed ecclesiastiche, per abusi e strapoteri le prime, e per corruzione mondana e infedeltà dottrinali le seconde. Anche le persone dei teologi non sono risparmiate dall’accusa di aver utilizzato il loro ingegno per mostrare la loro acutezza solo per accrescere il proprio prestigio personale e per ambizioni e passioni non adatte a veri cristiani (vedi le controversie). La saccenteria e le dispute teologiche diventano, secondo Spener, motivo d’onore e di affermazione contrarie allo spirito di 1 Corinzi 2, 4, in cui Paolo nega che le sue parole si siano basate sulla sapienza umana.
Altri elementi di giudizio riguardano la condotta nella vita ordinaria e della vita cristiana:
- mancanza "delle regole di Cristo";
- ubriachezze tra cristiani;
- processi condotti per vendetta e non per praticare la giustizia;
- ordinamenti pubblici contrari alle "regole di Cristo" (cesaropapismo e utilizzazione politica della religione);
- abbandono della comunione dei beni o del versamento della decima (donare ciò che è superfluo è peccato);
- teologia ridotta a controversie contro i dissidenti, eliminando la vera teologia fondata sulla Bibbia.

Sul piano dottrinale, Spener è grande ammiratore di Lutero, della sua teologia, della sua esperienza spirituale e del grande vigore profuso nella Riforma. Condivide la centralità della Parola e della fede, ma pone l'accento soprattutto sulle conseguenze che esse hanno nell'interiorità e nella condotta personale. Cita moltissimo anche i padri della chiesa, Giustino, Taziano, Origene, Tertulliano, Ignazio di Antiochia, ma per un richiamo al cristianesimo delle origini, ritenuto autentico e moralmente esemplare.
Il Nuovo Testamento è accolto non come documento storico, ma come modello di vita cristiana da imitare, come un manuale comportamentale.

Sei proposte per il miglioramento della vita ecclesiastica e civile
Per ripristinare un cristianesimo autentico e vero in una società mondanizzata a tutti i livelli, Spener propose sei punti fondamentali di un programma. Essi sono:
1. diffusione nella società della parola di Dio;
2. promozione e diligente esercizio del sacerdozio universale;
3. pratica del cristianesimo, più che conoscenza;
4. comportamento nelle controversie religiose;
5. educazione dei predicatori nelle università;
6. predicazione finalizzata all'edificazione.

1. Diffusione nella società della parola di Dio
Diffusione non solo del testo biblico, ma di un'abitudine personale, familiare, ecclesiale, alla lettura, alla meditazione quotidiana della Scrittura, in modo da evitare che la Parola sia solo udita nelle predicazioni dei pastori.
Spener circostanziò questo pensiero con riferimenti biblici e con le stesse parole di Lutero, che si rammaricava che si leggessero più i suoi libri e altri trattati di teologia a scapito della lettura della Bibbia.

2. Promozione e diligente esercizio del sacerdozio universale
Il sacerdozio spirituale è esteso a tutti i credenti ed è insegnato e voluto dalla Bibbia, “poiché non soltanto il predicatore, ma tutti i cristiani sono resi sacerdoti dal loro Salvatore, unti dallo Spirito Santo…". Spener sostenne questa verità biblica con riferimento al pensiero di Lutero, che continuamente citava per dare più forza alle sue idee. Criticò la tradizione cattolica e di quanti avevano accentrato il ministero sacerdotale su poche persone, ritenendo che ciò abbia impoverito e resa sterile la chiesa e i laici più pigri.

3. La pratica del cristianesimo
Spener affermò che "nel cristianesimo il sapere non è assolutamente sufficiente, ma esso consiste piuttosto nella pratica". L'insegnamento del Signore e dei suoi discepoli fu di vivere nella pratica un amore vero, senza secondi fini, tra di loro e verso il prossimo, sia esso un bisognoso o un nemico.

4. Comportamento nelle controversie religiose
E' una sorta di piccolo manuale dove sono raccolti i seguenti consigli su come bisognava comportarsi nelle controversie religiose o verso non credenti:

a) pregare per loro perché Dio li illumini "con la medesima luce di cui ci ha fatto grazia e condurli alla pura verità" salvandoli "come un tizzone dal fuoco";
b) evitare di scandalizzarli per non dare una cattiva immagine della "nostra vera dottrina", rendendo difficile la loro conversione;
c) mostrare la verità professata con modestia e convinzione; indicare che essa è fondata sulla sana dottrina e respingere gli errori contrari alla parola di Dio;
d) rifiutare l'errore e la miscredenza dei non credenti, ma mostrare amore nella vita comune, riconoscendoli come nostro prossimo, "anzi come fratelli in base al motivo della creazione e dell'amore divino".
Arndt, citato più volte da Spener, sostenne che "la purezza della dottrina e della parola di Dio non sia mantenuta soltanto con le controversie e con la moltitudine dei libri, ma pure con una vera penitenza e una santa vita" (Vero cristianesimo, 1,39). E Spener confermò con Lutero che "la verità viene persa non a causa dell'insegnamento ma per le controversie. Le dispute portano con sé questa sciagura: che gli animi vengono quasi profanati e, occupati dalle liti, dimenticano le cose più importanti".
Dunque, controversia sì, ma soprattutto un amore, santo e sincero, verso i nostri interlocutori.

5. Educazione dei predicatori nelle Università
L'analisi che Spener fece del luteranesimo e della vita ecclesiale del suo tempo non risparmiò le Università, che considerava un "vivaio della chiesa per tutti i ceti della società e un'officina dello Spirito Santo".
I professori, con il loro esempio, avevano grande responsabilità nell'orientare gli studenti verso un ministero volto a ricercare l'onore di Dio, “poiché l'esempio è efficace quanto la dottrina”.
Gli studenti di teologia erano invitati ad applicarsi a una vita di devozione e di studio, a prepararsi a diventare un giorno un esempio per il gregge.

6. Predicazioni finalizzate all'edificazione. L'uomo interiore.
Il problema sollevato da Spener verteva sul contenuto e sulle modalità della predicazione, che egli considerava fondamentalmente carente sul piano spirituale e non finalizzata all'edificazione della chiesa. Anzi la trovava non costruita per l'uditorio, perché era fondata su un'erudizione non utile alla vita pratica delle persone e infarcita di parole straniere che nessuno della chiesa conosceva. Spener consigliava una predicazione semplice ma potente, dovendosi il predicatore adeguare agli ascoltatori e non viceversa.

Ma l'obiettivo principale delle prediche è per Spener il rafforzamento dell'uomo interiore o dell'uomo nuovo. Curare l' interiorità della persona, porre la parola di Dio nel cuore, risvegliare l'amore per Dio e per il prossimo, rivestirsi di Cristo, sono tutte operazioni che hanno lo scopo di avvicinare l'uomo a Dio e di conseguenza realizzare la novità di vita pratica cui è chiamato il credente con un comportamento esemplare ed eticamente irreprensibile nella società.

Fin qui, in estrema sintesi, il pensiero e il programma di Spener.

Ma qual è stato il rapporto tra Pietismo e il Luteranesimo, e l'intero Protestantesimo?
Quali sono stati i tratti caratteristici del Pietismo?

Il Prof. Paolo Ricca ha fornito le risposte a tali domande nella sua postfazione al testo di Roberto Osculati. Ne riporto sinteticamente le profonde riflessioni.
Nella sua analisi, il Prof. Ricca afferma che il pietismo è:
1) cristianesimo pratico;
2) ecclesiale e non settario;
3) individualista;
4) ecumenico

1) Cristianesimo pratico
Per Spener il cristianesimo, da lui definito habitus practicus, è:
- la fede in esercizio, non solo scuola di pensiero;
- "pratica della fede e della vita", non solo conoscenza;
- agape, non gnosi;
- fare la verità, non pensare la verità.
Non è possibile etichettare il pietismo soltanto come processo di interiorizzazione del cristianesimo né si deve ritenere che esso produca opere e non pensieri o che, teologicamente parlando, sostenga la dottrina delle opere. Esso ha invece una forte propensione agli aspetti pratici del valore della fede, ma questa non è esclusa né minimizzata. Il pietista non è contro la cultura, né contro l'intelligenza, ma intende coniugare la fede alla vita, la verità alla pratica dell'amore.

2) Ecclesiale e non settario
Spener non pensò mai di distaccarsi dalla chiesa per fondare un movimento alternativo. Sostenne - è vero - la nascita di chiese domestiche dove fosse possibile la lettura e la meditazione comunitaria della Parola in forma più distensiva e familiare che non nell'ambiente più rigido e meno flessibile della chiesa. Ma ciò ha costituito quell'ecclesiola in ecclesia che fu poi il suo programma di vita spirituale rivolto all'edificazione comune. Un'esperienza più ristretta che si poneva in ecclesia non extra ecclesiam né contra ecclesiam poiché voleva solo porsi come motore e parte viva della chiesa con lo scopo di rivitalizzarne l'impegno e l'attività, e restuire a quella chiesa autenticità cristiana contro il diffuso imborghesimento e decadimento.
Ciò era possibile attraverso la personalizzazione dell'evento "salvezza" con un momento soggettivo di adesione e di accettazione attraverso la conversione personale.

3) Individualista
E' individualista perché nasce da esperienze e da decisioni di fede personali: il battesimo per immersione in età adulta, l'appropriazione personale della salvezza e l'esperienza della nuova nascita. Il credente ritrova il suo vero ruolo di "sacerdote" che è coinvolto in prima persona nell'opera di testimonianza e fedeltà alla Parola di Dio, divenendo responsabile con la comunità della trasmissione del messaggio biblico. "La chiesa non è più definita a partire dal ministero ma a partire dalla conversione. La chiesa dei pastori" cede il posto alla chiesa dei convertiti, pastori o laici che siano".

4) Ecumenico
Spener va alla radice della vocazione cristiana andando al di là del confessionalismo in ambito protestante. Ciò che conta non è l'appartenenza a una confessione (luterana, cattolica, riformata, ecc.) quanto essere un cristiano che non solo professa, ma anche vive la chiamata.
Radicalizzare le posizioni confessionali fino ad avventurarsi in controversie dottrinali porta al settarismo e al dogmatismo confessionale. Più importante è invece vivere la propria confessione come via d'accesso al cristianesimo.
Il pietismo sostiene che la verità deve essere affermata non attraverso affermazioni ed enunciati dottrinali, ma praticando l'amore fraterno.

Cosa hanno detto altri teologi del Pietismo

Albrecht Ritschl lo considera come "figlio illegittimo del protestantesimo, in quanto nato da una relazione adulterina del luteranesimo con lo spiritualismo pseudo-evangelico del Cinquecento e la mistica del Seicento" al punto che di Spener egli pensa che abbia deformato e non riformato la chiesa evangelica.

Karl Barth riprende questa critica aggiungendovi il suo giudizio negativo. Egli parte dall'affermazione che il pietismo pone al centro del cristianesimo l"'io" religioso dell'uomo attorno al quale, riferisce il prof. Ricca, "istintivamente fa ruotare intorno a sé l'intero universo della fede".
Per Barth il pietismo rivaluta l'uomo, la sua autonomia, la sua signoria di sé, forse anche la sua insubordinazione a Dio nel momento in cui diventa importante la realtà della sua conversione, la sua sicurezza in Dio, anziché diventare centrale e fondamentale la sua sicurezza in Dio fondata sulla realtà della sua "conversione" in Cristo.
Inoltre, Barth sostiene che pietismo e illuminismo, pur agli antipodi nelle loro espressioni ideologiche e pur combattendosi, in realtà si somigliano perché hanno lo stesso obiettivo: umanizzare la teologia, cioè non eliminare Dio "ma situarlo all'interno dell'autocoscienza sovrana dell'uomo, trasformare la realtà che viene da fuori e come tale è percepita in una realtà interiormente sperimentata e compresa".

J.Wallmann, studiando a fondo il fenomeno pietista, conclude affermando che sul piano dottrinale Spener non ha prodotto nulla di nuovo rispetto alla Riforma. Lutero è stato per Spener soltanto un punto di partenza da cui ha attinto forza e sicurezza per sostenere convinzioni teologiche di rinnovamento e di risveglio. Non a caso Spener espone il suo pensiero sostenendo le sue idee riprendendo quelle parole che lo stesso Lutero utilizzava nelle controversie con la chiesa cattolica. Il Lutero di Spener è ovviamente un altro personaggio, perché Lutero nella Riforma del XVI secolo fonda la sua teologia sulla giustificazione per grazia mediante la fede, mentre Spener, nel XVII secolo, punta sulla santificazione.
Lutero punta su Dio, che giustifica ed è autore della salvezza dell'uomo.
Spener punta sull'uomo che si santifica.
Lutero punta tutto su Colui che inizia e realizza la salvezza con atti di grazia, Spener sulle implicazioni consequenziali all'iniziativa di Dio verso l'uomo. Ma c'è da dire che, anche in presenza di contenuti e accenti diversi, l'uno e l'altro credono al rinnovamento della chiesa e della società solo grazie alla Parola di Dio.

                                                                        Aldo Palladino