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lunedì 15 ottobre 2018



I Corinzi 7, 29-31

Vivere "come se non..."

Predicazione di Aldo Palladino



Il testo biblico
29 Ma questo dichiaro, fratelli: che il tempo è ormai abbreviato; da ora in poi, anche quelli che hanno moglie, siano come se non l'avessero; 30 quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che si rallegrano, come se non si rallegrassero; quelli che comprano, come se non possedessero; 31 quelli che usano di questo mondo, come se non ne usassero, perché la figura di questo mondo passa.

***

     Queste parole dell'apostolo Paolo, se tolte dal loro contesto, potrebbero provocare in noi un certo sconcerto o sollevare in noi qualche dubbio, perché sembrano invitarci:
  • al libertinaggio, quando si invita chi ha moglie (o marito) a vivere come se non l'avesse;
  • ad un comportamento cinico, quando si dice che quelli che piangono vivano come se non piangessero e quelli che si rallegrano, come se non si rallegrassero;
  • ad un comportamento distaccato dalla realtà, quando si afferma che quelli che comprano vivano come se non possedessero;
  • ad un atteggiamento indifferente e deresponsabilizzato, quando si invitano quelli che usano di questo mondo, a vivere come se non ne usassero.

Ma non è questa l'intenzione dell'apostolo Paolo! In realtà Paolo pronuncia queste parole all'interno di un discorso più ampio che lui fa per rispondere ai credenti della chiesa di Corinto che su molte questioni erano divisi e fortemente in conflitto. In particolare, nel cap. 7, di cui fanno parte questi nostri 3 versetti, egli affronta il tema della sessualità, del matrimonio, del celibato, della circoncisione e della incirconcisione. Erano temi che erano diventati veri problemi al punto che i corinzi si erano divisi in due gruppi contrapposti:

1. da una parte il gruppo dei cosiddetti "entusiasti" – oggi noi diremmo "fanatici" -, i quali ritenevano che il matrimonio fosse incompatibile con la vita cristiana, che doveva essere libera da ogni attrattiva sessuale e da ogni forma passionale (gli "entusiasti" vedevano il sesso come una "schiavitù" nei confronti della "carne, come un impedimento per una vita veramente "spirituale").

2. dall'altra parte il gruppo che rivendicava una libertà sessuale più totale, senza obblighi e limiti.

     Dunque, a quei credenti che gli avevano chiesto il suo parere per risolvere i conflitti presenti nella chiesa, Paolo sul tema della sessualità risponde con 40 lunghi versetti del cap. 7. Non possiamo qui svilupparli tutti, possiamo però dire che l'idea principale di Paolo è questa: "È bene per l'uomo non toccare donna, ma, per le fornicazioni, ogni uomo abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito". (7,1-2). Paolo dunque fissa un principio generale che possa aiutare i corinzi  a vivere una giusta ed equilibrata vita di relazione tra uomini e donne, coerente con la fede e in vista dell'unità della chiesa. Il principio è questo: la condizione ideale per un cristiano è quella di astenersi da qualsiasi relazione sessuale; tuttavia chi non può trovare pace in questa condizione si deve sposare. In altre parole: chi si sposa fa bene ma chi non si sposa fa meglio.

Oggi noi su questa affermazione di Paolo possiamo farci anche una risatina, eppure questa è la risposta che Paolo dà ai credenti di Corinto.

A ben guardare, Paolo fornisce regole non assolute, ma relativizzate e rispondenti alle varie condizioni di vita delle persone, che sono chiamate ad un agire bene ma anche ad un agire meglio.

Vivere "come se non"
Anche i nostri versetti da 29 a 31 sono all'insegna di una certa relativizzazione. Paolo relativizza il nostro tempo, le nostre cose, le nostre attività, i nostri sentimenti. Ci esorta a vivere secondo la filosofia del "come se non", a comprare come se non si possedesse, a piangere come se non si fosse tristi, ad avere mariti o moglie come se non si fosse sposati.
Con le sue parole, non vuole affatto portarci allo scetticismo, nè vuole portarci a distaccarci dalla realtà. Vuole invece invitarci a riflettere sul nostro modo di usare il mondo e di essere consapevoli che la nostra esistenza è fortemente condizionata da due elementi, da due categorie teologiche e sapienziali:
  • il tempo che si è abbreviato o che è stato abbreviato (v. 29);
  • la figura di questo mondo che passa (v. 31).

Il tempo di cui parla Paolo non è quello cronologico, il chrónos, che in greco è appunto il tempo oggi regolato dagli orologi, bensì quello qualitativo del kairós che è il tempo nel suo contenuto di azioni umane, di vicende, di eventi vissuti sotto il segno della grazia di Dio. Paolo questo tempo lo sente "breve" perché crede nell'imminente incontro con Cristo e vive nell'attesa di quell'avvenimento, rispetto al quale ogni credente deve orientare la propria vita valorizzando il tempo presente operando scelte responsabili per una vita piena, di gioia, di libertà, di pace e di amore verso il prossimo. È il tempo della continua conversione per aprire le porte al Regno di Dio. Ma è anche il tempo che l'Ecclesiaste, il Qoelet, ci presenta con la ricchezza dei suoi contrasti e delle sue contraddizioni e che comunque deve essere vissuto come un dono di Dio. Quello che si "è" o si "ha" diventa relativo: ciò che urge è prepararsi all'incontro con Cristo, che se da una parte dà senso alla vita terrena, da un'altra apre alla vita definitiva.

La figura di questo mondo che passa, lo schéma, la figura esteriore, la struttura decadente del mondo che è una realtà destinata a passare a differenza di quelle realtà più vere e sostanziali che non avranno mai fine.
Nel Nuovo Testamento la parola mondo ha una valenza negativa, qui invece Paolo parla di una mondanità positiva e vitale, capace di costruire e progettare, che ci spinge a usare del mondo in modo utile e che Paolo associa al matrimonio, inteso non come istituzione ma come capacità umana di mettere radici, di fare figli e preoccuparsi per loro, di produrre, costruire, fare progetti, di fare insomma un buon uso del mondo e di agire bene. Al tempo stesso, il monito di Paolo è, come dicevo,  di sapere stare nel mondo all'insegna del "come se non" cioè di sapere che la nostra vita e tutti i beni che possediamo, le cose preziose e quelle di poco valore, i grandi e piccoli affetti, a cui però siamo morbosamente attaccati e che sovente condizionano in modo pesante la nostra esistenza, tutto è destinato a passare.
Nei vangeli Gesù invitava a "comprendere questo tempo" e a vivere in questo mondo in cui siamo inseriti non attaccando il nostro cuore ai tesori che vengono scassinati dai ladri o consumati dai tarli, non tormentandosi nell'affanno del possesso, bensì a scegliere la via della conversione al Regno di Dio e alla sua giustizia (Matteo 6, 19-34). Questo significa mettere il nostro tempo e la nostra vita sotto il giudizio e la benedizione di Dio, che nascono dalla morte e dalla risurrezione di Gesù Cristo.
Paolo dunque con le sue parole non ci invita al distacco dal mondo, anzi ci invita a prendere moglie o marito e ad assumerci le responsabilità per ogni tipo di relazione affettiva o per ogni attività che intraprendiamo. Però ci chiede anche di essere pronti ad ogni rinuncia dei beni che abbiamo per essere aperti alle cose migliori che il Signore ci offre, cioè alla giustizia, all'amore per Dio e per il prossimo. E questa è la sfida che dobbiamo affrontare, questa è l'avventura della fede.

Aldo Palladino



Domenica, 14 ottobre 2018
Tempio valdese di C.so Principe Oddone, 7
Torino