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domenica 5 maggio 2013



GIOVANNI 14: 22-29

La promessa di Gesù

Predicazione di Aldo Palladino


Il testo biblico
22 Giuda (non l'Iscariota) gli domandò: Signore, come mai ti manifesterai a noi e non al mondo? 23 Gesù gli rispose: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l'amerà, e noi verremo da lui e dimoreremo presso di lui. 24 Chi non mi ama non osserva le mie parole; e la parola che voi udite non è mia, ma è del Padre che mi ha mandato.
25 Vi ho detto queste cose, stando ancora con voi; 26 ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto.
27 Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti.
28 Avete udito che vi ho detto: "Io me ne vado, e torno da voi"; se voi mi amaste, vi rallegrereste che io vada al Padre, perché il Padre è maggiore di me. 29 Ora ve l'ho detto prima che avvenga, affinché, quando sarà avvenuto, crediate.

Le domande dei discepoli
Prima della sua morte, nei cosiddetti discorsi di commiato o dell'addio, Gesù risponde a una serie di domande che i discepoli gli hanno posto. Abbiamo la domanda di Pietro (13:36, "Signore, dove vai?" ), di Tommaso (14: 5, "Signore, non sappiamo dove vai, come possiamo sapere qual è la via?"), di Filippo (14:8, "Signore, mostraci il Padre e ci basta") e qui c'è quella di Giuda (non l'Iscariota, ma Giuda di Giacomo, uno dei dodici (Lc 6:14; Atti 1:13), da identificare con Taddeo (Mc. 3:18; Mt. 10:3), che chiede: "Signore, come mai ti manifesterai a noi e non al mondo?".
Le prime tre domande rivelano certamente la curiosità di sapere che fine avrebbe fatto Gesù, ma forse di più rivelano la preoccupazione di rimanere senza di lui, senza guida e senza protezione, senza riferimento. Dalla domanda di Giuda Taddeo, invece, riusciamo a capire che la natura delle attese messianiche dei discepoli non è molto cambiata. Si aspettavano forse che Gesù si manifestasse al mondo come Messia restauratore del Regno di Israele, il vincitore atteso che li liberasse dai dominatori romani e realizzasse finalmente quel regno di giustizia e di pace preconizzato dai profeti antichi e che Gesù stesso aveva affermato di realizzare. Ma questo ci rivela che essi non avevano capito quale fosse la vera sua missione e di quale regno Gesù parlasse.

Le nostre domande
E noi? Dopo secoli di ricerche filosofiche e teologiche, di dibattiti, di confronti e di scontri, addirittura di guerre di religione, non ci troviamo alla fine disarmati e spiazzati dinanzi al perché Dio in Cristo Gesù abbia scelto la logica dell'abbassamento, della kènosis, dello svuotamento di se stesso, della debolezza, della morte come dono della vita per tutti, per dimostrare la sua potenza e la sua gloria nella forza della risurrezione?
Non siamo anche noi, come i discepoli, tentati di invocarlo e di chiedergli di intervenire qui ed ora per spazzar via la malvagità e l'ingiustizia che pervadono la nostra società?
Non cantiamo noi, ancora oggi, quell'inno composto nel 1525, presente nel nostro innario (il n. 14) e che inizia con le parole "Che Dio si levi e noi vedrem i suoi nemici dileguar…"?, parole che i nostri fratelli valdesi cantavano prima di affrontare le truppe francesi e savoiarde? 
Ha ragione il profeta Isaia quando annuncia: " Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie" dice il Signore. "Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie, e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri" (Is. 55: 8-9).

La promessa di Gesù
Alla domanda di Giuda Taddeo, Gesù dà una risposta indiretta affermando: "Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l'amerà, e noi verremo da lui e dimoreremo presso di lui". Ai due pilastri della spiritualità che aveva già indicato come fondamento della vita di ogni suo discepolo (ved. Mt. 22:36-40), cioè l'amore per Dio e l'amore per il prossimo, Gesù aggiunge l'ubbidienza alla sua parola. Questo mix di amore e ubbidienza, amore pratico e osservanza della sua parola, costituisce la ragione per cui Dio Padre e Gesù Cristo vengono ad abitare nella vita di ciascun credente.
Pertanto, non c'è bisogno di manifestazioni gloriose, imponenti, straordinariamente sconvolgenti verso tutti.  "La manifestazione di Dio avviene nella comunità cristiana se questa è la dimora, lo spazio umano in cui abita e fiorisce l'amore di Dio. Di questo il mondo non è capace, ma voi dovreste esserne capaci. Per questo Gesù si manifesta a loro: per creare uno spazio di amore all'interno di un'umanità che non lo conosce, anzi che continua a rifiutarlo" (Paolo Ricca in Vangelo di Giovanni, Morcelliana, pag. 238).
La comunità cristiana diventa essa stessa strumento della manifestazione di Dio al mondo nel momento in cui fa dell'amore per il Signore l'origine di ogni suo azione e l'osservanza della sua  parola l'indicatore di priorità che ci permette di svolgere il nostro servizio per piacere al Signore prima di qualsiasi altra nostra esigenza (Mt. 6: 33).
Ci viene dunque riconosciuta una grande responsabilità, perché noi tutti diventiamo ambasciatori di Cristo nel momento in cui siamo chiamati a predicare l'amore di Dio e di Cristo Gesù.
Il mondo ha fame d'amore. Non ci vuole un sondaggio o uno studio per capire che la radice di molti disagi sociali sta nella mancanza di vero amore. Intorno a noi sono diffuse situazioni di vero bisogno materiale e spirituale di fronte alle quali non possiamo restare insensibili e inerti, come la parabola del buon samaritano ci insegna (Lc. 10: 25-37).

L'invio dello Spirito Santo
Nel nostro brano è evidente una preoccupazione di Gesù nel periodo della sua assenza. Cosa ne sarà dei discepoli, della comunità cristiana? Saranno disorientati e sballottati come pecore senza Pastore? Ma il Signore non abbandona i suoi figliuoli. L'invio dello Spirito Santo (il Paracleto, che nel suo significato originale significa Colui che essendo stato invocato viene in soccorso) è la promessa della continua assistenza di Dio Padre e del Signore Gesù Cristo ed è per mezzo dello Spirito Santo che la comunità cristiana può continuare a svolgere il suo ministero, perché Egli continua l'opera di insegnamento, di sostegno alla testimonianza, ricordandoci le parole del Signore e l'esempio di amore che ci ha dato fino a donare la sua vita sul legno della croce.
Gesù ha detto: "Io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro Consolatore (un altro perché Gesù è il primo consolatore), perché stia con voi per sempre, lo Spirito della verità…non vi lascerò orfani") (Gv. 14: 16-18).                                                   

La via della pace
Infine, c'è nel nostro testo biblico un'esortazione a non essere turbati, a vivere la vita con la pace di Cristo. La via della pace, dello shalom, è il compendio di tutto ciò che Dio ha progettato per la sua creazione. Non è la pace propinata dal mondo, effimera, instabile, passeggera. Il mondo intende la pace come assenza di conflitto, ma la pace di Cristo è un modo di affrontare la vita che è fondato sulla convinzione che l'amore di Dio non verrà mai meno, per cui non c'è motivo per disperare.
Gesù non approva nessuna forma di violenza e la pace che propone è solo quella che nasce se si è in pace con Dio. Senza la pace con Dio ogni accordo umano si infrange alle prime difficoltà e le relazioni umane entrano in crisi.
Per questo, fratelli e sorelle, è importante che l'amore per il Signore e l'osservanza della sua parola siano il fondamento del nostro carattere di credenti. Perché se il Signore dimora nelle nostre vite, l'amore, la pace, la giustizia e ogni altro frutto dello Spirito (Galati 5:22) saranno la manifestazione e il compimento della sua opera per il bene dell'umanità.
L'apostolo Paolo così esortava i credenti: "Rivestitevi dell'amore che è il vincolo della perfezione. E la pace di Cristo, alla quale siete chiamati per essere un solo corpo, regni nei vostri cuori; e siate riconoscenti. La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente; istruitevi ed esortatevi gli uni gli altri con ogni sapienza; cantate di cuore a Dio, sotto l'impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali. Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù ringraziando Dio Padre per mezzo di lui" (Col. 3: 14-17).
                                                                                                   
                                                                                                               Aldo Palladino


Tempio Evangelico Valdese
C.so Principe Oddone, 7
Torino
Domenica 5 maggio 2013