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giovedì 16 settembre 2010

2 Timoteo 1, 7-10

SALVATI PER SERVIRE




Predicazione di Aldo Palladino

Domenica, 19 settembre 2010
Tempio Chiesa Evangelica Battista
Via Viterbo,116
Torino

Il testo biblico

7 Dio infatti ci ha dato uno spirito non di timidezza, ma di forza, d'amore e di autocontrollo. 8 Non aver dunque vergogna della testimonianza del nostro Signore, né di me, suo carcerato; ma soffri anche tu per il vangelo, sorretto dalla potenza di Dio. 9 Egli ci ha salvati e ci ha rivolto una santa chiamata, non a motivo delle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la grazia che ci è stata fatta in Cristo Gesù fin dall'eternità, 10 ma che è stata ora manifestata con l'apparizione del Salvatore nostro Cristo Gesù, il quale ha distrutto la morte e ha messo in luce la vita e l'immortalità mediante il vangelo.

***

 

La nostra fede

Nella sua esortazione a Timoteo, è possibile che Paolo (¨) si sia reso conto dello stato di scoraggiamento e di timore di Timoteo che lo induceva a vergognarsi sia dell'evangelo sia di Paolo carcerato. Ed è per questo motivo che Paolo si sente spinto a rincuorarlo, dicendogli di stare attento a non avere uno spirito di timidezza (7), cioè una fede vile, rinunciataria, forse anche debole, incerta, paurosa, senza coraggio e determinazione.

Essere figli e figlie di Dio è un privilegio, ma comporta responsabilità per essere pienamente fedeli e coerenti nello svolgimento del compito che ci è stato affidato.

Non è facile mantenere viva, fervente, operosa, la nostra fede, perché sono tanti i motivi che ci distolgono da un cammino di fede. Così a noi, oggi, spesso sfiduciati, scoraggiati, delusi, stanchi, forse anche confusi e dubbiosi sul da fare, non ci rimane che ripetere la preghiera dei discepoli di Gesù che chiedevano: "Aumentaci la fede!" (Lc. 17,5). Che non è solo questione di quantità di fede, ma di qualità, di maturità, di contenuti che danno significato e consistenza alla nostra testimonianza.

Lo spirito di servizio con cui si serve il Signore deve essere dotato a) di forza, b) d'amore e c) di autocontrollo, tutte virtù che provengono dallo Spirito Santo. 

a) Di forza, perché la nostra fede non è fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio (1 Cor. 2,4). Dio ha trasfuso la sua potenza nel messaggio dell'evangelo, che è diventato esso stesso potenza di Dio, dynamis, quell'energia che sgorga dalla parola di Dio che si irradia nel mondo per radicarsi nei cuori di chi ascolta.

La forza della predicazione non è nella nostra cultura o nella nostra organizzazione, ma risiede nella croce di Gesù Cristo, nella potenza della sua morte e della sua risurrezione.

b) D'amore, perché la fede si esprime compiutamente se alimentata dall'amore. L'inno all'amore di 1 Cor. 13 ci ricorda che senza l'amore non siamo nulla e che nulla ci giova se tutto quello che facciamo è senza amore. Per questo motivo, l'amore è una virtù essenziale che deve accompagnare ogni manifestazione della nostra fede.

c) D'autocontrollo (tradotto da altri con disciplina, temperanza, correzione, saggezza), perché la fede sappia riconoscere i propri limiti e si affidi unicamente alla saggezza divina rivelata nelle perfezioni del Cristo.

     La nostra azione deve essere contenuta, disciplinata, umile, e mai deve essere esaltazione d'orgoglio delle nostre capacità personali, ma deve esse decisa, sicura, convinta e convincente, un'azione sostenuta da una fede sincera e impegnata che dialoga e che si confronta sui temi vecchi e nuovi presenti sulla piazza globale.

   

Salvezza senza fede?

Tra di essi quello più dilagante è l'antico progetto di salvezza dell'umanità senza Cristo, senza Dio, volendo far prevalere la sola ragione per la soluzione dei problemi di questo mondo. Il tentativo è di eclissare Dio, eliminare ogni forma di trascendenza e spiritualità e di mettere al suo posto l'uomo, l"io" che si fa Dio e che tenta di procurarsi da solo la salvezza. Salvezza senza fede. In altre parole l'uomo che si fa Dio si fa lui stesso garante della salvezza e perfino della verità.

I lavori sono in corso per realizzare questo progetto e "gli attrezzi di lavoro", "i materiali" sono diventati sempre più raffinati. La secolarizzazione della chiesa, l'incoerenza e l'indifferenza di tanti credenti, inoltre, contribuiscono indirettamente ad appoggiare questo progetto.

Come uscirne fuori? Paolo ci dice che dobbiamo rimetterci al lavoro con una fede rinnovata dalla potenza di Dio, contenuta nel messaggio dell'evangelo che ci è stato raccomandato di predicare a questo nostro mondo.

La lettera agli Ebrei 11,6 afferma: "Senza fede è impossibile piacergli".

La fede è lo scudo (Ef. 6,16), la corazza (1 Tess. 5,8) d'ogni credente per combattere il buon combattimento (1 Tim. 6,12) per l'avanzamento del Regno di Dio.

 

Salvezza per grazia

Il versetto 9 del nostro testo ci ripropone un tema che è il fondamento della riforma del XVI secolo: la salvezza per grazia mediante la fede. Qui Paolo ricorda a Timoteo che l'origine del servizio e d'ogni nostra attività deriva dal fatto che siamo stati salvati per la grazia di Dio. Nell'epistola agli Efesini risuona la grande affermazione del dono che ci è stato fatto: " Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti; infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo" (Ef. 2, 8-9).  

Chiamati a testimoniare ciò che Dio in Cristo ha fatto per noi non per essere salvati, ma perché siamo stati salvati per grazia. Testimoniare e servire sono conseguenza dell'opera di Dio in noi, perché Dio si fida di noi e ci utilizza come umili vasi di terra (2 Cor. 4,7) per depositarvi il tesoro inestimabile del suo amore, come deboli strumenti e canali attraverso cui far fluire la sua grazia intorno a noi.

Ma cosa significa salvati per grazia? Salvati da che cosa? E cosa significa per grazia?

 

Il significato di salvezza

Il verbo greco sóizo ha diversi significati e può significare salvare ma anche preservare, custodire. Inoltre l'aggettivo saós che deriva dal verbo saóo (salvare) vuol dire sano, nel senso di incolume e di integro, due termini applicabili a chi è scampato da un pericolo o a chi ne è stato preservato.

Nel significato di salvezza è associata l'idea di liberazione e di custodia da un pericolo ed esige, dunque, un agente salvifico che ci tragga fuori o ci preservi da una situazione difficile. Per noi credenti l'agente salvifico è Gesù Cristo.

L'apostolo Paolo attraverso le sue lettere ha più volte chiarito che siamo stati "liberati dal peccato e fatti servi di Dio" (Rom. 6, 22), ci ha "liberati dal potere delle tenebre" (Col.1,13), ci ha "liberati perché fossimo liberi" (Gal. 5,1).

Il progetto di Dio che ci ha chiamati a libertà implica l'idea di una liberazione spirituale e materiale. Dal punto di vista spirituale l'opera della croce e la risurrezione di Cristo sono l'inizio di una nuova creazione: il peccatore perdonato entra in una nuova relazione con Dio e inizia un cammino in novità di vita. Egli abbandona la logica del male e impiega le sue energie per vivere alla ricerca del bene e per fare il bene. Con questo obiettivo il significato di salvezza si amplia e coinvolge il nostro modo di vivere la vita in modo autentico e vero: l'amore, il perdono, la maturità cristiana, la lealtà dei rapporti interpersonali, la solidarietà, la condivisione del pane per la vita, accogliere lo straniero, i diseredati, i poveri, tutto questo e il raggiungimento di ogni altro traguardo per il bene comune della società umana rientra della definizione di salvezza.

Così salvezza significa essere preservati dalla stupidità umana, dall'egoismo, dall'idolatria, dalle false immagini e illusioni che l'uomo si è fatto di sé, per approdare ad affidarsi a Dio nella dimensione della pienezza di vita manifestata nella persona di Gesù Cristo.

 

Il significato di grazia

La grazia (gr. charis; lat. gratia) è l'immeritato favore di Dio verso l'umanità, un termine che ci mette in rapporto con l'idea di dono, dono immeritato. La salvezza è un dono, un atto della grazia di Dio, mediante il quale l'uomo peccatore, perdonato e giustificato, entra in relazione con Dio. Dunque, la salvezza non è una ricompensa perché, essendo iniziativa di Dio, non è legata ad alcuna opera o ad alcun merito dell'uomo.

La grazia è l'atteggiamento di Dio, il carattere di Dio, come traspare negli scritti dell'Antico e del Nuovo Testamento.

Esodo 33, 19: "Farò grazia a chi vorrò far grazia e avrò misericordia di chi vorrò aver misericordia".

Esodo 34,6: "Jahvé, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e fedeltà".

Salmo 63,4: "Poiché la tua grazia vale più della vita, le mie labbra diranno la mia lode".

Salmo 36,8: "Quanto è preziosa la tua grazia, o Dio! Si rifugiano gli uomini all'ombra delle tue ali".

Nell'A.T. la grazia di Dio è misericordia chinata sulla miseria, fedeltà generosa verso i suoi, fermezza incrollabile nei suoi impegni, l'attaccamento di cuore e di tutto l'essere a coloro che egli ama, giustizia inesauribile, pace e gioia per i suoi figli.

Dio non è avaro della sua grazia, ma generoso e abbondante fino a darci il suo proprio figlio Gesù Cristo (Rom. 8,32).

Nel N.T. le affermazioni della grazia di Dio sono numerose.

"La grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo" (Gv. 1,17).

"Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono gratuitamente giustificati per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù" (Rom. 3,24).

"…Se è per grazia, non è per opere più per opere; altrimenti grazia non è più grazia" (Rom. 11,6). 

Dobbiamo ringraziare Dio d'averci dato l'accesso a questa grazia (Rom. 5,2)!

L'accettazione di questo dono ci fornisce una nuova visione e comprensione della vita.

Il nostro cuore viene rinsaldato mediante la grazia (Ebr. 13,9), che ci dà una consolazione eterna ed una buona speranza (2 Tess. 2,16).

Rifiutare un tal dono significa rifiutare Dio stesso. Ma accettarlo ci pone nella condizione di ricevere la benedizione di Dio con le parole che rivolse all'apostolo Paolo: "La mia grazia ti basta" (2 Cor. 12,9).

 

                                                                                                 Aldo Palladino


(¨)Sono ormai pochi coloro che sostengono l'autenticità paolina delle tre lettere pastorali, tuttavia esistono argomenti per ritenere che Paolo ne sia l'autore. In questa riflessione biblica seguirò, per comodità, il testo biblico che menziona il nome di Paolo.