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martedì 6 agosto 2013

Matteo 13: 44-46
Il Regno dei cieli è simile a…

Predicazione del Past. Stefano D'Amore


Il testo biblico
44 Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato, nasconde; e, per la gioia che ne ha, va e vende tutto quello che ha, e compra quel campo.
45 Il regno dei cieli è anche simile a un mercante che va in cerca di belle perle; 46 e, trovata una perla di gran valore, se n'è andato, ha venduto tutto quello che aveva, e l'ha comperata.


Secondo quanto ci viene detto all'inizio del capo 13, Gesù è salito sulla barca e la gente si trova a riva. Un'immagine dinamica:la barca in movimento, ondeggia e si sposta in qua e in là perché tutte le persone possano sentire. Dinamiche e ondeggianti sono anche le immagini che Gesù offre a chi lo ascolta.
Il Regno dei cieli, che noi spesso pensiamo come l'instaurazione di un regno, di un'epoca, di
un'era; oppure come un luogo futuro, come la dimora di Dio, o altro, è invece paragonato
• a un uomo che semina,
• ad un granello di senape,
• a del lievito,
• ad una rete
• e anche, come nel caso dei nostri versetti, ad un tesoro nascosto o  ad una perla di gran valore.
Tutte cose diverse, ma tutte cose concrete, legate alla quotidianità della gente che lo ascolta. Infatti sono gesti e oggetti familiari, di uso comune.
Quindi il Regno dei cieli, sembra dire Gesù, non è un concetto astratto, un pensiero lontano, una pura utopia, un sogno irrealizzabile, ma è qualcosa di simile alle cose di tutti i giorni, è molto vicino a noi, più vicino di quello che immaginiamo.
Ma le immagini associate al Regno dei cieli sono tante e questo un po' ci disorienta. In un certo senso ci produce un senso di nausea. Come l'ondeggiare della barca che si sposta...il concetto di Regno dei cieli ondeggia tra le immagini offerte. Sfugge ad ogni identificazione statica, non si lascia definire in una sola maniera.
Cos'è questo Regno? È simile ad un oggetto (tesoro) o ad un uomo (che cerca la perla).
Alcune cose sembrano non funzionare per la nostra logica:
• Perché l'uomo nasconde di nuovo una cosa che era già nascosta? Il fatto che il Regno dei
cieli sia spesso paragonata ad una cosa nascosta è chiaro (lievito, granello di senape). È chiaro anche che al suo essere piccolo e nascosto seguirà una crescita... Ma perché rinascondere una cosa nascosta? Per curare i propri interessi? Per paura? Perché tenere segreta una cosa così bella ed importante?
• Questo strano giro di soldi? Tu trovi nel campo un tesoro e vendi tutto quello che hai per
comprare il campo in cui sta quel tesoro!? Se vuoi il tesoro portatelo a casa! Perché comprare un campo se non ti serve per lavorarlo, ma solo perché c'è dentro una cosa che ti interessa? Il tesoro è un bene mobile non immobile!
• Non parliamo dell'assurdità di mollare tutto appena hai trovato una perla preziosa! Io continuerei a battere quella strada per trovarne altre!

Le apparenti stranezze di questi racconti ci segnalano che ciò che importa si trova altrove, o meglio lì vicino. Non è necessario capire se il Regno dei cieli è più simile ad un oggetto o ad un uomo che compie un'azione. Non ci serve sciogliere quella compra-vendita così particolare. Bensì essere catturati dalla dinamica di quello che avviene nel testo:
- il ritrovamento di qualcosa di prezioso
- e la sua conseguenza immediata, senza freni né incertezze: andare, vendere tutto e comprare la cosa trovata.

Gesù dalla sua barca dice che il Regno dei cieli lo si può vedere, trovare, incontrare in diversi modi:
• Come il mercante di perle: dopo una lunga ricerca, fatta magari di studio, approfondimenti, viaggi fatti nella speranza di trovare quella cosa preziosa...
• Oppure, come l'uomo nel campo: per caso, o meglio in maniera inaspettata, facendo tutt'altro.
Il Regno dei cieli può essere trovato da entrambi, dice Gesù, sia da chi ricerca, prega e ha intrapreso un cammino con Dio o verso Dio, sia da chi magari non ha mai lontanamente pensato di mettersi alla ricerca di qualcosa del genere.
Ma in entrambi i casi il tesoro non è una conquista. Il Regno dei cieli è quel tesoro che ti capita davanti nell'annuncio di Gesù, ogni volta in maniera inaspettata. Ma che dobbiamo essere in grado di riconoscere.
Se non vediamo qualcosa non significa per questo che non esista. Così è il Regno dei cieli ci dice Gesù dalla barca. Il Regno dei cieli spesso non lo vediamo perché è come un tesoro nascosto. Nascosto perché non lo vediamo o non ci è dato di vederlo. Ma esistente, presente e operante in mezzo a noi, alle nostre vite, nel nostro mondo.
Come tutte le cose che finché non vengono trovate, sono invisibili, così anche il Regno dei cieli è invisibile ai nostri occhi finché non lo troviamo o non ci viene annunciato. Ma una volta visto chiede di essere riconosciuto e non ce ne possiamo dimenticare. Il tempo, seppur breve, in cui l'uomo vede il tesoro è sufficiente a fargli capire quanto sia prezioso e che vale più di qualsiasi cosa lui possegga.

Certo, vendere tutto per comprare una cosa..! Il Regno dei cieli, quell'unica cosa che hanno trovato "richiede in cambio tutto il resto". Un cambio di vita radicale. Chi di noi può dire di averlo fatto?
Viene subito in mente l'episodio del giovane ricco (che tanto biasimiamo ma che tanto ci somiglia) o le origini del movimento valdese: un uomo che trova qualcosa di speciale nelle Scritture, va e vende tutto. Questo testo ci continua a interrogare ancora oggi perché sentiamo di non sapere/potere rispondere totalmente a questa richiesta...In fondo per cosa saremmo disposti a vendere tutto?
Non pensiamo ad azioni oggi poco praticabili. Forse non sono questi i tempi delle scelte pauperistiche, ma la domanda rimane: quando troviamo il tesoro cosa ne facciamo? Qual è il tesoro che cambia la nostra vita e in che modo lo fa? In che modo il Regno di Dio per noi diventa prioritario nella nostra vita? In quale modo illumina i nostri passi? Se in Gesù diciamo di vedere l'inaugurazione del Regno dei cieli, come diamo seguito in concreto alle sue parole di amore, di denuncia, di perdono e di liberazione?
Questa la domanda di oggi: non tanto cosa dico agli altri, come testimonio ciò che ho visto...ma che senso ha per me.
Una cosa colpisce molto: non c'è diffusione della notizia, non c'è condivisione della scoperta con nessuno. Noi, in questi tempi così presi dal parlare di missione, di evangelizzazione...non troviamo qui nessun accenno ad andare a raccontare questa scoperta, a mostrare agli altri il tesoro trovato.
Il Regno dei cieli non può essere testimoniato e vissuto insieme agli altri se prima non ne
comprendiamo il valore e la bellezza. Cosa farà l'uomo di quel campo? A chi darà la perla? È un altro capitolo... Ciò che conta è prima di tutto trovare qualcosa di prezioso nel mare delle opportunità e rispondere personalmente a questo ritrovamento nel modo più pieno e completo possibile.
Il campo, il mercato, entrambi sono spazi ampi, luoghi comuni, pieni di tante opportunità e a cui tutti hanno accesso. Come le nostre vite, le nostre città, le nostre giornate. Ma questo non significa che in questa vastità le cose si trovino facilmente perché in quegli spazi ciò che ha davvero valore può essere ben nascosto e ben difficile da individuare. E magari può anche essere coperto da qualcuno o da qualcosa.
Gli atti, le parole e le scelte di giustizia, di amore, di diritto, negli spazi aperti del mondo che
viviamo spesso non sono affatto evidenti. Ma chi li incontra di persona si rende conto di essere di fronte a un tesoro unico e inestimabile. La conseguenza non è lo sbandieramento della scoperta fatta ma il prendersi cura di ciò che di prezioso si è trovato, prendersi cura della speranza in Cristo.
Acquistare il terreno e la perla vuol dire decidere di fare tutto il possibile per essere parte di quella promessa di amore e giustizia. Fare di tutto per volersi assicurarela partecipare al progetto di Dio.  
È un invito personale, ma è anche un invito alle nostre chiese e comunità a vigilare perché nel nostro lavoro quotidiano ricordiamo sempre di aver scelto di appartenere al tesoro che abbiamo trovato: quel Gesù che poco prima guarisce i malati e poco dopo moltiplica i pani per la folla e disapprova il legalismo dei farisei.
Gesù sulla barca che ondeggia, continua a parlarci. Ed è bello che questo testo ci tocchi durante il periodo estivo. Non solo perché dà freschezza... ma perché quello delle vacanze può essere un tempo per ritrovare...
Forse, personalmente e comunitariamente, abbiamo bisogno di trovare una perla di valore che da tempo cerchiamo e di compiere scelte importanti e coraggiose.
Forse qualcosa di prezioso è molto vicino a noi ma è poco visibile perché guardiamo altrove. Che Dio ci dia di fare questo ritrovamento e ci dia la capacità di ri-nascondere il tesoro in quello stesso campo. Che diventa così l'oggetto di valore. Perché non avrebbe senso prenderlo e portarselo a casa. Il senso sta nel fare tutto il possibile per essere vicini a quel tesoro. Il senso non sta nel possederlo, ma nel fare di tutto per legarsi/vincolarsi a quella terra, a quel luogo in cui il Regno dei cieli ci viene rivelato.

                                                                                                                                                Stefano D'Amore
Predicazione nel Tempio Valdese di Torino
C.so Vittorio Emanuele II, 23
Domenica 28 luglio 2013  
Il testo è stato tratto dal sito www.torinovaldese.org