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martedì 19 febbraio 2019

17 Febbraio 2019 – Torino

Predicazione della Pastora 
Maria Bonafede
Galati 5,1
"Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi, state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù".

Care sorelle, cari fratelli in Cristo,
voi siete stati chiamati a libertà, noi siamo stati chiamati a liberta, la chiesa valdese, la nostra comunità, sono state e sono ancora oggi chiamate a libertà. Ecco la scoperta dell'apostolo Paolo: quando si parla di Cristo si parla di libertà, e in questa giornata di memoria di una libertà ottenuta dopo tante prevaricazioni, dopo tanti martiri per la propria fede, dopo tante vicissitudini dolorose, se vogliamo sintetizzare in una parola la forza e il senso del dono di Dio in Cristo, in questa giornata, si fa avanti questa parola preziosa: libertà! "Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi, libere".
Non c'è nessun secondo fine, nessun angolo dietro il quale ci aspetta l'inciampo. La libertà è il grande dono che la fede scopre. L'evangelo della libertà ci chiama a raccolta, ci fa drizzare le orecchie e ci allarga il cuore. "Libertà" è una parola che risuona in tutta la sua forza evocatrice, una parola che trova in ogni donna, in ogni uomo, in ogni popolazione e in ogni parte del mondo, un'eco profonda. È quasi un test, una verifica di vicinanza o di lontananza da Cristo. Dovunque la libertà spaventa, fa paura, si teme la libertà come il peggiore dei mali, lì ci si allontana da Cristo, e dove la libertà è cercata, curata, perseguita, rischiata con coraggio e determinazione, lì è possibile che sia in azione lo Spirito del Signore che, coma Paolo afferma in un'altra lettera, dove si mette in azione crea libertà. La presenza di Dio è come il vento, dice Gesù nel vangelo di Giovanni, di cui odi il rumore ma non sai né donde viene, né dove va.
Cristo ci ha liberati / liberate, perché fossimo liberi!
Non finiremo mai di lodare e ringraziare per questa magnifica notizia, persino oggi, persino noi che oggi siamo confrontati con il senso della libertà, con l'indirizzo della libertà, con l'uso della libertà.
     Ma che la libertà da ogni schiavitù sia la grande passione di Dio, non c'è dubbio, fratelli e sorelle: dall'Esodo fino all'ultima parola dell'Apocalisse, Dio è colui che ascolta il grido degli oppressi, e scende per liberarli e farli salire in un paese dove scorre il latte e il miele…
"Un cristiano è un libero signore sopra ogni cosa e non è sottoposto a nessuno" questo è l'inizio di un piccolo libro di Martin Lutero che si intitola appunto: "La libertà del cristiano". Questa è la Riforma. La scoperta che la libertà è non solo è possibile, non solo è l'anelito del cuore umano, ma è la grande passione di Dio. E noi lo sappiamo con tutta la nostra storia, con la storia che ci ha preceduto e che oggi celebriamo. E lo sappiamo anche con la storia di quanti oggi ancora muoiono per dare ad altri libertà e cura e speranza.
     L'altro ieri leggevamo nelle strisce che accompagnano i programmi televisivi che nello scorso anno, da gennaio 2015 a febbraio 2016, sono morti oltre seicento tra medici di associazioni come medici senza frontiere, volontari, assistenti sociali, giornalisti, uomini e donne che vanno a creare sostegno nelle zone in cui la gente è trucidata. Cristo ci ha liberati e quindi siamo liberi di metterci al servizio della libertà e della vita di altri.
     Sappiamo d'altra parte che oggi, esattamente come all'epoca in cui Paolo scrive, c'è per coloro che credono in Cristo e che hanno ricevuto il messaggio della libertà e l'appello ad essere liberi, il rischio di perdere la libertà, di buttarla via, di rinunciarvi.
Per questo l'apostolo ammonisce i suoi fratelli della Galazia dicendo "Non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù" e batte sul punto dirimente della circoncisione ricordando loro che in Cristo essere circoncisi o non esserlo non conta niente, che è come dire che chi è circonciso perché è lo era già non ha nessun bisogno di nasconderlo, di stravolgere la sua storia, e chi non lo è perché viene da un'altra storia, resti com'è, perché è già libero in Cristo. Perché quello che conta è solo "la fede che opera per mezzo dell'amore". Quindi occhio: state saldi, resistete, non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo … Questo appello accorato e forte è quanto mai necessario perché appunto la libertà la si può perdere. 
Il primo modo in cui si perde di vista la libertà è quello di ritenere la libertà una condizione acquisita e non una vocazione: non darsi pena della libertà, darla per scontata, essere indifferenti sulla libertà. Ci si arrabatta nella vita, la si conosce come ambigua, fatta di mezze libertà, di buon senso, di pensare ai fatti propri e si cerca di evitare i problemi il più a lungo possibile: spesso ci si riesce abbastanza bene, salvo capitolare di fronte alle grandi disavventure. Un po' di scetticismo e un po' di arroganza ci consentono di barcamenarci stando a galla e accettando il sistema nel quale siamo inseriti, con i suoi riti, il suo credo generale, i sì che il sistema richiede.
   
 Quante volte siamo tentati di vivere così, di dar retta al quieto vivere invece che all'interrogativo inquietante della libertà?
Ma le conseguenze dell'indifferenza possono essere terribili e nefaste come dice una famosissima citazione di un pastore dello scorso secolo. Martin Niemöeller , pastore luterano in Germania, in un sermone del 1946 diceva: «Quando i nazisti presero i comunisti,/ io non dissi nulla/ perché non ero comunista./ Quando rinchiusero i socialdemocratici/ io non dissi nulla/ perché non ero socialdemocratico./ Quando presero i sindacalisti,/ io non dissi nulla/ perché non ero sindacalista./ Poi presero gli ebrei,/ e io non dissi nulla/ perché non ero ebreo./ Poi vennero a prendere me./ E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa. (Citazione riadoperata da B. Brecht  a proposito degli zingari, degli omosessuali, degli handicappati …)
   
 Eppure oggi siamo invitati a guardare alto, a tenere alto il tiro, siamo incontrati da una proposta migliore, che è quella dello stare saldi, della libertà che rende attenti e critici, che ci dice che essere liberi e volerlo rimanere significa vivere una fede che opera nell'amore. Che fare dunque?
Basta pensare, cari fratelli, care sorelle, a quello che ci insegna proprio la storia valdese del 17 Febbraio. Pensiamo a quanto è stato importante per noi, che non contavamo nulla, che non avevamo nulla, sapere che in Prussia, in Scozia, in America... c'era qualcuno che in mezzo a tutte le cose grandi e importanti di cui parlava il mondo, veniva a curiosare, si interessava. Ci sono 5.000 / 10.000 / 20.000 valdesi: non sono liberi, non è giusto, non è uguale, pensavano, che lo siano o che non lo siano, aiutiamoli! Questo servizio alla libertà che gli altri non hanno, questo servizio reso agli schiavi! Il 17 Febbraio, il culto della libertà, deve e può diventare il culto di un alto interesse per la vita e la libertà degli altri.
     Gaetano Salvemini, oltre sessant'anni fa, quando i cristiani pentecostali dopo essere stati perseguitati durante il fascismo, continuavano ad essere pesantemente discriminati e ostacolati dal governo democristiano di allora ebbe a dire, alludendo alle loro manifestazioni spirituali di tipo estatico: "Io non tremolo, ma se non difendo il loro diritto di tremolare, dove finisce il mio diritto di non tremolare? Chi lo difenderà domani se oggi io non mi batto per il loro diritto di tremolare?"
"Stare saldi nella libertà" insomma vuol dire saper decidere per la libertà, per la propria e per l'altrui libertà e rischiare anche di sbagliare.
     La libertà che Cristo dona non è un'assicurazione, una polizza sulla vita. La libertà va vissuta e si può vivere davvero non quando si dà libero spazio a quello che abbiamo dentro, ma dando libero spazio allo spirito di Dio nella nostra vita. E allora guardiamoci attorno e guardiamoci dentro, sempre in tutte e due le direzioni. Guardiamoci attorno e vedremo paura, soprusi, storie di sofferenza e di speranza nelle strade che ci sono quotidiane, vedremo, se guardiamo davvero, persone che faticano ad andare avanti, italiani e immigrati, storie difficili, magari come quella che stiamo vivendo noi stessi, magari molto più difficili. E guardiamoci dentro e vedremo la nostra voglia di scappare, di chiudere gli occhi o addirittura di sentenziare contro la sguaiataggine degli immigrati, contro la loro voglia di vivere e così ci sentiremo anche a posto se non ce ne occupiamo. E poi guardiamo in alto e nel profondo, che è lo stesso, a quella parola che fa di noi uomini e donne liberati per poter essere libere e proseguiamo il cammino sapendo che la libertà non è un possesso ma una vocazione!
Nel mondo ebraico c'è un antico proverbio che voglio citare e che dice: "E' più facile fare uscire Israele dall'Egitto, che l'Egitto da Israele…"
Il 17 Febbraio, il culto della libertà, deve e può diventare il culto di questo grande interesse per la vita e la libertà degli altri.
Che il Signore ci aiuti, amen.

                                                                                   Maria Bonafede

Predicazione del 17 febbraio 2019
Tempio valdese di C.so Vittorio Emanuele II, 23
Torino