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giovedì 22 dicembre 2011



Ai Lettori e alle Lettrici di questo Blog, gli Auguri di un sereno Natale e di un prospero Anno 2012

Aldo Palladino e la Redazione di "bibbia e teologia"




È Natale!

È Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.


È Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l'altro.


È Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.


È Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.


È Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.


È Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.
                        Madre Teresa di Calcutta
         

Il Natale visto da Gandhi
Non si dovrebbe celebrare la nascita di Cristo una volta all'anno, ma ogni giorno, perché Egli rivive in ognuno di noi. Gesù è nato e vissuto invano se non abbiamo imparato da lui a regolare la nostra vita sulla legge eterna dell'amore pieno. Là dove regna senza idea di vendetta e di violenza, il Cristo è vivo. Allora potremmo dire che il Cristo non nasce soltanto un giorno all'anno: è un avvenimento costante che può avverarsi in ognuna delle nostre vite. Quando la legge suprema dell'amore sarà capita e la sua pratica sarà universale, allora Dio regnerà sulla terra come regna in cielo. Il senso della vita consiste nello stabilire il Regno di Dio sulla terra, cioè nel proporre la sostituzione di una vita egoista, astiosa, violenta e irragionevole con una vita di amore, di fraternità, di libertà, di ragione. Quando sento cantare "gloria a Dio e pace in terra agli uomini di buona volontà" mi chiedo oggi come sia reso gloria a Dio e dove ci sia pace sulla terra. Finché la pace sarà una fame insaziata, finché noi non saremo riusciti a rinascere come uomini illuminati dallo Spirito, a instaurare con le persone rapporti autentici di comunione da cui siano estranei i sorrisi forzati, l'invidia, la gelosia, la falsa cortesia, la diplomazia, finché non avremo come senso della vita la ricerca della verità su noi stessi, del giusto, del bello, finché non saremo capaci di spogliarci dell'inautentico, di ciò che abbiamo di troppo a spese di coloro che non hanno niente, finché continueremo a calpestare i nostri sogni più belli e più profondi, il Cristo non sarà mai nato.
Quando la pace autentica si sarà affermata, quando avremo sradicato la violenza dalla nostra civiltà, solo allora noi diremo che "Cristo è nato in mezzo a noi". Allora non penseremo tanto ad un giorno che è un anniversario, ma ad un evento che può realizzarsi in tutta la nostra vita. Se dunque si augura un "buon Natale" senza dare un senso profondo a questa frase, tale augurio resta una semplice formula vuota.

                                                                          Mahatma Gandhi


Una riflessione sul Natale

di Dietrich Bonhoeffer


«Nel Natale si parla della nascita di un bambino, non dell’azione rivoluzionaria di un uomo forte, non dell’audace scoperta di un sapiente, non dell’opera pia di un santo. C’è veramente il capovolgimento di ogni logica: è la nascita di un bambino che opererà la svolta decisiva di tutte le cose, che apporterà all’intera umanità salvezza e redenzione. Ciò per cui si sono affaticati invano sovrani e uomini di stato, filosofi e artisti, fondatori di religioni e maestri di morale, ecco ora si compie attraverso un neonato. Come a confondere gli sforzi e le imprese dei potenti, al cuore della storia universale viene posto un bambino. Un bambino nato dagli uomini, un figlio dato da Dio. Ecco il segreto della salvezza del mondo; vi sono qui racchiusi tutto il passato e tutto il futuro. L’infinita misericordia del Dio onnipotente viene a visitarci, si abbassa sino a noi sotto la forma di un bambino, suo Figlio. Che sia nato per noi questo bambino, che ci sia stato dato questo figlio, che questo figlio degli uomini, questo Figlio di Dio mi appartenga, che io lo conosca, lo abbia, lo ami, che io sia suo ed egli sia mio: è da questo ormai che dipende la mia vita. Un bambino tiene la nostra vita nella sua mano».



sabato 17 dicembre 2011


Isaia 61: 1-11
 "La parola che si compie oggi"
Predicazione del Past. Paolo Ribet

Tempio valdese – C.so Vittorio Enanuele II, 23 – Torino
Domenica, 11 dicembre 2011

Il testo biblico
1 Lo spirito del Signore, di DIO, è su di me,
perché il SIGNORE mi ha unto per recare una buona notizia agli umili;
mi ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore spezzato,
per proclamare la libertà a quelli che sono schiavi,
l'apertura del carcere ai prigionieri,
2 per proclamare l'anno di grazia del SIGNORE,
il giorno di vendetta del nostro Dio;
per consolare tutti quelli che sono afflitti;
3 per mettere, per dare agli afflitti di Sion
un diadema invece di cenere,
olio di gioia invece di dolore,
il mantello di lode invece di uno spirito abbattuto,
affinché siano chiamati querce di giustizia,
la piantagione del SIGNORE per mostrare la sua gloria.
4 Essi ricostruiranno sulle antiche rovine,
rialzeranno i luoghi desolati nel passato,
rinnoveranno le città devastate,
i luoghi desolati delle trascorse generazioni.
5 Là gli stranieri pascoleranno le vostre greggi,
i figli dello straniero saranno i vostri agricoltori e i vostri viticultori.
6 Ma voi sarete chiamati sacerdoti del SIGNORE,
la gente vi chiamerà ministri del nostro Dio;
voi mangerete le ricchezze delle nazioni,
a voi toccherà la loro gloria.
7 Invece della vostra vergogna, avrete una parte doppia;
invece di infamia, esulterete della vostra sorte.
Sì, nel loro paese possederanno il doppio
e avranno felicità eterna.
8 Poiché io, il SIGNORE, amo la giustizia,
odio la rapina, frutto d'iniquità;
io darò loro fedelmente la ricompensa
e stabilirò con loro un patto eterno.
9 La loro razza sarà conosciuta fra le nazioni,
la loro discendenza, fra i popoli;
tutti quelli che li vedranno riconosceranno
che sono una razza benedetta dal SIGNORE.
10 Io mi rallegrerò grandemente nel SIGNORE,
l'anima mia esulterà nel mio Dio;
poiché egli mi ha rivestito delle vesti della salvezza,
mi ha avvolto nel mantello della giustizia,
come uno sposo che si adorna di un diadema,
come una sposa che si adorna dei suoi gioielli.
11 Sì, come la terra produce la sua vegetazione
e come un giardino fa germogliare le sue semenze,
così il Signore, DIO, farà germogliare la giustizia e la lode
davanti a tutte le nazioni.

1. Vi sono molti modi di leggere la Bibbia ed in particolare i profeti. Due in particolare, fra questi modi, mi sembrano pericolosi o per lo meno destinati a non portare da nessuna parte: il primo è leggerla come un insieme di vaticini, di frasi staccate da ogni contesto storico e temporale, validi per ogni tempo – ma ci si domanda che senso potessero avere le parole profetiche per i loro primi ascoltatori. Il secondo modo, opposto al primo, è di vedere queste stesse parole come valide soltanto per il tempo in cui furono profferite – ma allora la domanda è quale senso possono avere per noi oggi. Io credo che il nostro compito sia quello, non facile, di comprendere le parole per il tempo in cui furono pronunciate, per cogliere in esse, con l'aiuto dello Spirito Santo, il senso per noi. È ciò che fa Gesù quando nella sinagoga di Nazareth legge le prime parole di Isaia 61 e le commenta dicendo: «Oggi si compie questa parola e voi l'udite» (Luca 4: 16–30). Qui e ora, "oggi", questo evangelo, dice Gesù, non è solo promessa, ma è realtà, viene messo in atto, oggi lo Spirito della profezia e lo Spirito del compimento sono uno, i tempi sono tempi nuovi. Questo "oggi" parla della contemporaneità del messaggio profetico che parla attraverso lo Spirito. Questo è l'oggi proclamato. Gli uomini possono avere parte all'anno accettevole del Signore solo se essi accettano colui che lo annuncia e lo porta.

2. Questo è il percorso che cercheremo di cogliere questa ma
ttina.                                                                                                        Nei capitoli 56 – 66 del libro di Isaia si riconosce, ormai da molti anni, la mano di un autore vissuto in Israele dopo il ritorno dall'esilio di Babilonia. Questo profeta sconosciuto viene generalmente definito come il "Terzo Isaia". Egli predica in una situazione difficile, quando le grandi aspettative nate dalla fine del giogo babilonese si sono scontrate con la dura realtà della ricostruzione, quando l'opera di riedificazione delle città e di ritessitura del tessuto sociale si dimostra ben più ardua di quanto si fosse sognato nei giorni radiosi della liberazione. Tornando da Babilonia, molti ebrei credettero di sognare ("quando il Signore cambiò le sorti di Sion, ci sembrava di sognare. La nostra bocca si riempiva di canti, la nostra lingua di gioia" – Salmo 126 1-2), ma quando arrivarono a Gerusalemme si scontrarono con la dura realtà: le città erano semidistrutte, i campi erano stati occupati da altri che non avevano nessuna intenzione di andarsene per lasciarli agli antichi proprietari, i popoli vicini non avevano nessuna voglia di veder crescere accanto a loro un potenziale nemico... Insomma, esistevano tutte le condizioni perché l'entusiasmo iniziale si trasformasse in delusione e disperazione. Se vogliamo fare un parallelo col nostro tempo, possiamo dire che dopo i tempi di crescita economica e di progresso sociale nel nostro Paese, ci rendiamo conto che la crescita non può durare in eterno e, dopo una fase positiva, segue una fase di recessione, con conseguente impoverimento della gente – che porta con sé delusione e depressione.

3. Eppure, il profeta ha ricevuto il mandato di predicare la gioia e la liberazione proprio in una situazione di quel tipo e a questo mandato deve rispondere:
Il profeta riceve una vocazione, egli è unto per portare un messaggio specifico: il giubileo, l'anno di grazia del Signore.
Alla vocazione fa seguito una promessa: la ricostruzione riuscirà, e ad essa parteciperanno anche degli stranieri – è una dimensione nuova quella che si apre dinanzi al profeta ed al popolo che egli incarna.
Segue l'incoraggiamento: al di là delle difficoltà, occorre andare avanti. In tempo di crisi abbiamo bisogno di ravvedimento, di consolazione e di visione.    Il capitolo si conclude con il canto di lode: è la risposta dei salvati, di coloro che sono stati raggiunti da questo messaggio di grazia.

4. Riprendendo il discorso che si faceva all'inizio,  proprio perché noi leggiamo la Bibbia in modo storico e non atemporale, dobbiamo anche domandarci perché debbano aver valore delle parole pronunciate tanto tempo fa ed in un contesto diverso dal nostro. La risposta non è semplice, né da dire né da accettare: la Parola di Dio è contenuta in quella parola umana ed essa esprime la volontà di salvezza di Dio nei nostri confronti oggi come allora. Essa ci dice l'attitudine di Dio nei confronti dell'umanità ed esprime il suo evangelo, il suo messaggio di salvezza. Noi diventiamo in qualche modo contemporanei del profeta e lui diventa contemporaneo nostro... E noi leggiamo le parole del Terzo Isaia durante l'Avvento, che è il tempo della preparazione a una realtà nuova che sta per compiersi. Ora sta a noi prepararci a edificare questa realtà nuova.

5. Ma attenzione, quello che si sta compiendo è appunto un tempo nuovo, non è e non vuole essere semplicemente la ripetizione dell'antico. La predicazione del Terzo Isaia, infatti, ha la stessa potenza eversiva del Cantico di Maria (Luca 1: 46 e ss.), che abbiamo letto insieme al testo di Isaia.
Il mondo viene rovesciato dall'intervento di Dio: il lieto messaggio della liberazione viene infatti indirizzato ai poveri, a coloro che hanno perso tutto, che sono stati imprigionati per debiti. Perché il Regno di Dio non è il regno dell'uomo ... un po' aggiustato: è il suo rovesciamento. Là dove vinceva l'egoismo, ora regna l'amore. Là dove regnava il degrado, ora vince la salvezza. Per questo, parlando a Nazareth a partire da questi versetti, Gesù può dire: «Oggi si avvera questa profezia!»
Il tempo dell'Avvento annuncia che questo "oggi" sta arrivando e noi siamo chiamati a costruirlo, come i contemporanei del profeta.

                                                             Paolo Ribet

Tratto dal sito http://www.torinovaldese/.org  

martedì 6 dicembre 2011

La manovra economica non "evangelica" di Mario Monti
di Aldo Palladino

Ormai i giochi sono fatti. E ciò che stupisce è che più volte il neo Presidente del Consiglio ha affermato che uno dei criteri che avrebbe ispirato la sua manovra sarebbe stata l'equità. Gli Italiani avevano esultato e avevano cominciato a sperare in una giustizia sociale da tempo attesa. L'illusione è durata poco, perché la manovra ha colpito i più poveri e i più deboli.
Ho l'impressione che il cattolico Monti, nonostante vada sempre in chiesa, non abbia assimilato la parola evangelica che invita a sostenere i poveri e a lavorare perché il Regno di Dio possa essere affermato attraverso l'attività di uomini di buona volontà disposti a gettare le basi per una società in cui si pratichi la giustizia, la verità, la solidarietà.
Questa manovra economica chiede sacrifici a lavoratori e pensionati, ma non tocca un centesimo sui grandi patrimoni.
Viene dunque da pensare che Monti si sia piegato alle imposizioni del partito di Berlusconi, quel PDL che, come sappiamo, ha sempre difeso evasori fiscali e ricchi, e che ha posto come condizione per il suo appoggio al nuovo Governo quella di non introdurre la tassa sui grandi patrimoni e di non osteggiare le televisioni Mediaset.
Come mai non si toccano i ricchi nelle manovre economiche dei nostri governi?                      
Perché si toccano gli interessi dei poteri forti, che hanno come unico obiettivo di accrescere il proprio potere occulto e di affermare la propria ideologia capitalistica per il raggiungimento dei propri interessi. Di solito due sono i motivi che inducono i governanti a piegarsi a quei poteri: la paura o la connivenza. Vorrei non pensare questo per il neo Presidente del Consiglio, che è uomo di alta statura morale, ma le sue scelte economiche parlano da sole e ci portano a pensare che deve ancora lavorare molto per essere dalla parte della maggioranza degli italiani. Questa era una occasione per affermare un cambiamento radicale degli indirizzi di politica economica, ma la storia di un vero cambiamento "evangelico" della società italiana deve ancora affermarsi. Perché l'italiano è "cattolico" senza conoscere l'Evangelo di Gesù Cristo, senza conoscere la Bibbia. 
                                                                            Aldo Palladino