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mercoledì 18 luglio 2007

Vangelo di Luca 17,11-19

GESU'GUARISCE DIECI LEBBROSI
 IL RINGRAZIAMENTO DEL SAMARITANO

di Aldo Palladino

Il testo biblico
11 Nel recarsi a Gerusalemme, Gesù passava sui confini della Samaria e della Galilea. 12 Come entrava in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, i quali si fermarono lontano da lui, 13 e alzarono la voce, dicendo: «Gesù, Maestro, abbi pietà di noi!». 14 Vedutili, egli disse loro: «Andate a mostrarvi ai sacerdoti». E, mentre andavano, furono purificati. 15 Uno di loro vedendo che era purificato, tornò indietro, glorificando Dio ad alta voce; 16 e si gettò ai piedi di Gesù con la faccia a terra, ringraziandolo; ed era un samaritano. 17 Gesù, rispondendo, disse: «I dieci non sono stati tutti purificati? Dove sono gli altri nove? 18 Non si è trovato nessuno che sia tornato per dar gloria a Dio tranne questo straniero?» 19 E gli disse: «Àlzati e va'; la tua fede ti ha salvato».



Nel contesto di questo capitolo, i discepoli avevano chiesto a Gesù: "Aumentaci la fede" (5).
Questo episodio offre l'occasione al Signore di insegnare che cosa è fede.
Mentre entrava in un villaggio che si trovava tra la Samaria e la Galilea, Gesù si imbatte in un gruppo di dieci lebbrosi, nove giudei e un samaritano. Questi lebbrosi avevano in comune non solo la malattia, ma anche l'emarginazione di una società che li aveva privati di ogni diritto civile e religioso e li aveva relegati in un ghetto, lontano dalla società (Lev. 13, 45-46). Non potevano essere avvicinati per evitare il contagio della lebbra né potevano essi stessi avvicinarsi agli altri. Infatti, il testo riferisce che i lebbrosi si fermano lontano da Gesù e gridano:" Gesù, Maestro, abbi pietà di noi!"
E la risposta del Signore è: "Andate a mostrarvi ai sacerdoti" (14), ovviamente per rispettare quel rituale previsto in Levitico 14, 2-32 (legge di purità) in cui il sacerdote, dopo sette giorni di osservazione e di sacrifici, emetteva una sorta di certificato di guarigione che abilitava il lebbroso guarito a rientrare nella vita civile.

Alla parola di Gesù, i lebbrosi ubbidiscono e si mettono in cammino per recarsi dal sacerdote, e lungo la strada essi sono guariti (14). Questo fatto porta a due considerazioni:
a)       I lebbrosi credono alla parola di Gesù;
b)       Gesù compie questo miracolo prima che ci sia il segno o la prova del miracolo!
Dunque, la fede è:
-          credere che Gesù ha l'autorità di operare guarigioni;
-          credere alla parola di Gesù prima che essa diventi evento e ubbidire a quella parola.
      
Fede "religiosa" e fede autentica
Da questo punto in poi del racconto, Gesù pone l'accento su due diversi comportamenti, quello dei nove ebrei e quello del samaritano. I dieci lebbrosi hanno avuto fede in Gesù, ma Gesù distingue tra fede e fede.
I nove ebrei, che si ritenevano membri del popolo di Dio, forti di questa appartenenza, non sentono il bisogno di tornare indietro a ringraziare Gesù e lodare Dio. Probabilmente sentivano che la guarigione era un dono dovuto perché figli di Abramo.
E' un uomo samaritano che torna indietro! Uno straniero, un pagano per i giudei, uno estraneo ai patti e alle promesse! Quest'uomo, appena si rende conto di essere guarito, non perde tempo, dimentica di andarsi a presentare al sacerdote e sente forte il bisogno di tornare indietro, perché ha accolto la guarigione come un dono meraviglioso che Dio gli ha fatto in Cristo. Ciò che conta per lui è la persona di Gesù, che lo ha tratto fuori da una misera condizione. Torna per dare gloria a Dio e per avere una relazione più profonda con Gesù, basata sul ringraziamento, sulla riconoscenza e su una fede più autentica, che diventa incontro, ascolto, conoscenza, comunione.
Il ringraziamento è gratitudine, riconoscenza, un momento della vita in cui il credente rende testimonianza a Dio di tutti i doni meravigliosi ricevuti.
Nel testo, dunque, appare evidente come Gesù dia grande importanza all'atteggiamento interiore e pratico di chi crede in Lui.
Al samaritano, apprezzato per il suo atteggiamento, Gesù dice: "Alzati e va'; la tua fede ti ha salvato" (19).
Non è la fede della tradizione, della  ritualità, delle cerimonie e delle prescrizioni religiose che Gesù ama.
Ma la fede che ti salva è quella che prorompe dal cuore e ti porta a prostrarti davanti a Dio per il dono di Gesù Salvatore e Redentore, colui che sa donare nuova vita attraverso la propria morte, che dona potenza attraverso la pazzia o lo scandalo della croce.
"La tua fede ti ha salvato" (19). Credo si possa dire: "Questa tua fede ti ha salvato". Non una fede superficiale, dunque, ma la fede trasformatrice che ti spinge a tornare indietro, a riflettere non tanto sulla tua guarigione, ma su Chi ti ha guarito, a incontrare personalmente il tuo Benefattore per dirgli "grazie!". Così, quando tu distogli gli occhi da te stesso e volgi il tuo sguardo verso Gesù, nasce dentro di te quel moto dell'anima che genera il desiderio di conoscerlo più a fondo, di stabilire una relazione più profonda, realizzando che di Lui ci si può fidare.
Il samaritano che è tornato indietro ha conosciuto la guarigione fisica, ma ha conosciuto anche la guarigione spirituale, la salvezza. Non è così per tutti, perché molti, pur guariti da malattie fisiche non fanno il passo successivo del ringraziamento e di un maggior attaccamento al Signore della vita, che ci ha guariti da ben altre malattie, come dice il profeta: "Erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; ma noi lo ritenevamo colpito, battuto da Dio e umiliato! Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità: il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti" (Isaia 53, 4-5).
Dunque, la narrazione dà grande risalto al comportamento del samaritano che, nel momento in cui ha realizzato di essere stato guarito, torna indietro e va ad incontrare Gesù.

Comunicare è incontrarsi

La vita frenetica dei nostri giorni non incoraggia la riflessione né l'esame introspettivo. C'è troppo rumore intorno a noi e noi non abbiamo più familiarità col silenzio. Anche la comunicazione, che una volta era incontro con l'altro, incontro fisico, è degenerata. C'è solo scambio di informazioni, spesso a distanza (sms, internet ecc.) e non siamo più abituati a dialogare, a scambiare opinioni, a trascorrere delle ore insieme per il piacere di condividere un tempo della giornata per parlare di noi, delle nostre esperienze, delle gioie e dei dolori personali, o di discutere di un problema in modo costruttivo, perché non più abituati a guardarci negli occhi per registrare sentimenti ed emozioni. Eppure, non dobbiamo rassegnarci a questo stato di cose. C'è anche per noi, come per il samaritano, la possibilità di tornare indietro, di tornare ad essere donne e uomini autentici, capaci di riscoprire quei valori presenti nel Vangelo di Gesù Cristo. Messaggio che dà senso di vera umanità alla realtà artificiosa e disumana, che risveglia il desiderio di una vita comunitaria vissuta all'insegna della solidarietà, dell'aiuto reciproco, del ritrovarsi per celebrare la grandezza del piano di Dio per l'umanità, piano di salvezza, giustizia, pace, libertà.

Ringraziare è incontrare Gesù

È tempo di tornare a Gesù. Non a un sistema filosofico come un altro, non a un insieme di dottrine, neanche al taumaturgo di turno che tiriamo fuori nel momento del bisogno e che poi riponiamo in un armadio pronto per la prossima occasione. Non al personaggio che riempie di dibattiti e discussioni conferenze, libri, giornali, come un qualsiasi altro prodotto della cultura o del supermercato delle idee e delle novità.
È tempo di tornare a Gesù, a colui che più di qualsiasi altra persona al mondo ha capito le nostre paure, le nostre debolezze, la nostra incapacità di vivere una vita coerente, di fare del bene in modo disinteressato, che ha compreso la nostra umanità piena di peccato e, ciononostante, si è avvicinato a noi per parlare al nostro cuore come sa fare un amico vero, capace di donare tutto se stesso fino a dare la sua vita per noi.
È tempo di tornare a Gesù. Egli ha la giusta parola per noi. Rialza i cuori afflitti, difende la causa degli orfani e delle vedove, dei poveri e degli indifesi di questa terra. Egli esalta gli umili, dona pace e amore a chi lo cerca con tutto il cuore.   
È tempo di ringraziare Gesù. Dirgli apertamente che la nostra vita ha senso solo se aderiamo al suo progetto di salvezza per questa umanità. Dirgli che abbiamo fede in Lui e che il suo messaggio di perdono e di salvezza è diventato il nostro messaggio. Dichiarargli il nostro impegno per una società più equa e solidale, la nostra decisione a convertirci continuamente alla sua parola di grazia e di verità.

Aldo Palladino