Translate

lunedì 13 ottobre 2008

I Corinzi 12,12-14. 26-27

L'unità del corpo di Cristo

 


Predicazione di Aldo Palladino

 

Tempio Valdese di C.so Vittorio Emanuele II, 23 - Torino

Domenica 12 ottobre 2008

 

Il testo biblico

12 Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo.

13 Infatti noi tutti siamo stati battezzati in un unico Spirito per formare un unico corpo, Giudei e Greci, schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito.

14 Infatti il corpo non si compone di un membro solo, ma di molte membra…

26 Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui.

27 Ora voi siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua.

 

(Testi d'appoggio: Matteo 25,14-30; Romani 12, 9-21)

 

 

OooOooo

 


Il lezionario "Un giorno una parola" (©) consegna oggi alla nostra riflessione questo testo biblico uscito dalla penna dell'apostolo Paolo. Leggendo questo testo viene da chiedersi subito cosa abbia indotto l'apostolo a scrivere questa significativa metafora del corpo e delle sue membra, che tutte insieme formano un solo corpo.

Dalla sue due lettere ai Corinzi capiamo che Paolo era preoccupato per ciò che accadeva nella chiesa di Corinto, ma soprattutto che era preoccupato che il messaggio evangelico venisse alterato da una cultura pagana pronta ad accogliere di quella parola evangelica solo ciò che era in armonia con essa e a rifiutare il resto.

 

La città di Corinto

La comunità di Corinto era inserita nel contesto sociale della città di Corinto, città dinamica sotto tutti i punti di vista, città di mare con due porti (Cencre sul mar Egeo, Lecheo sullo Ionio), luogo di grandi traffici e numerose attività commerciali e artigianali, con una popolazione eterogenea di varia etnia e di varie religioni, centro intellettuale dove erano rappresentate tutte le correnti di pensiero. Ma Corinto, più di altre città dell'epoca, aveva fama di forte materialismo e di estrema immoralità.

Già nel lontano passato, Omero la ricorda nell'Iliade come città ricca e immorale (Iliade 2.569-70).

Il filosofo Platone, volendo definire una prostituta, diceva "la ragazza di Corinto" (Repubblica 404 d).

Il drammaturgo Fileta scrisse un dramma burlesco su Corinto col titolo "la lussuriosa".

Aristofane coniò il verbo "corintizzare" per riferirsi alla fornicazione (Frammenti 354).

Infine, Strabone, geografo e storico greco, riferisce (Geografia 8.20) che intorno al tempio di Afrodite, sull'Acrocorinto, erano concentrate migliaia di prostitute pronte ad accogliere visitatori e viaggiatori dietro lauti compensi.

Dunque, l'apostolo Paolo sapeva che la città di Corinto aveva ereditato dal passato questa brutta reputazione.

 

La chiesa di Corinto

Per quanto concerne la chiesa di Corinto, sempre attraverso le sue lettere, Paolo ci fa capire che questa chiesa era tutt'altro che perfetta. Il quadro che ne tratteggia non è edificante: divisioni, contese, invidie, animosità, dissensi, maldicenze, insinuazioni, superbie, disordini nel culto e nelle agàpi, impurità, fornicazioni, dissolutezze.

Alcuni credenti corinzi rifiutano il messaggio della risurrezione dei morti, che provoca la reazione di Paolo, con la famosa affermazione: " Se non v'è risurrezione dei morti, neppure Cristo è stato risuscitato, e se Cristo non è stato risuscitato, vana dunque è la nostra predicazione e vana pure è la nostra fede" ( 1 Cor. 15,13-14).

Siamo, dunque, in presenza di una comunità che nel professare la propria fede si sente assai libera, una chiesa per niente coesa, una chiesa frammentata, lacerata, che era un vero laboratorio di ricerca della propria via dottrinale, forse anche del proprio cristianesimo.

 

Cristo, fondamento e capo del corpo, della chiesa

A questa chiesa che si sente perfettamente cristiana l'apostolo Paolo rivolge il suo insegnamento, le sue esortazioni e i suoi ammonimenti, fornendo indicazioni sulla fede, sulla vita cristiana, su cosa è e come funziona una chiesa, e lo fa a partire dalla teologia crucis. "poiché nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Cristo Gesù" (1 Cor. 3,11).

Dice Paolo: "Come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo".  Cioè Paolo afferma con questa bella similitudine che Cristo, come il corpo umano, ha delle membra che tutte insieme formano il suo corpo, il corpo di Cristo. 

Dietrich Bonhoeffer afferma, nella sua opera "Sequela", che "lo spazio di Gesù Cristo nel mondo dopo la sua dipartita viene preso dal suo corpo che è la chiesa. La chiesa è lo stesso Cristo presente. In tal modo recuperiamo un pensiero largamente dimenticato circa la chiesa. Siamo abituati a pensare la chiesa come un'istituzione, mentre la chiesa deve essere pensata come "persona" in senso corporale, naturalmente una persona del tutto particolare. La chiesa è un soggetto singolo. Tutti i battezzati sono "uno in Cristo" (Gal. 3,28; Rom. 12,5; 1 Cor. 10,17).  La chiesa è un "uomo". È l'"uomo nuovo". Come tale essa è creata dalla morte in croce di Cristo. Qui l'inimicizia fra ebrei e pagani, che aveva lacerato l'umanità, è stata abolita, affinché "lui [Cristo] creasse in se stesso, dei due un solo nuovo essere umano facendo la pace" (Ef. 2,15). L'uomo nuovo è uno, non molti" (Sequela, ed. Queriniana, pag.222).

Trovo meravigliose e sorprendenti queste parole!

 

Unità della chiesa, dono di Dio

Fratelli e sorelle, anche se siamo molte membra noi siamo un solo corpo, chiamati da Cristo a condividere l'unità che Lui ha creato. Quest'unità non è una nostra conquista personale, ma è un dono di Dio, un miracolo operato mediante l'opera della croce, che riunisce in un sol corpo i figliuoli di Dio dispersi (Gv. 11,52; Ef. 2,13-16; 1 Cor. 12,13). È l'unità per la quale Gesù ha pregato il Padre (Gv. 17,11.17-23), e che si realizza tra coloro che sono divenuti membra del corpo mediante il battesimo, mediante la fede nella morte e nella risurrezione di Gesù Cristo. È l'unità che crea la comunione con Cristo e in Cristo e che, nella sua massima espressione, realizziamo nella Cena del Signore.   

 

Diversità delle membra del corpo

Fratelli e sorelle, noi tutti proveniamo da luoghi diversi; abbiamo storie e culture diverse, forse differente colore della pelle, tradizioni e abitudini diverse, forse anche lingue diverse, personalità differenti, ma siamo visti dal Signore come membra del suo corpo. Ognuno di noi ha ricevuto da Dio doni e talenti particolari, forza e vita. Ebbene, mettiamoli a disposizione della chiesa e del nostro prossimo. Non seppellire, fratello e sorella, il tuo talento sottoterra, ma utilizzalo qui ed ora perché questo è il tempo della tua vocazione e del tuo servizio! Il corpo funziona quando tutte le membra, sotto la direzione del Capo, cioè Cristo, agiscono e interagiscono per il bene e l'utile comune. E se sei stato chiamato ad un incarico particolare, ad un ministero specifico, servi il Signore con tutta la tua forza e con tutta la tua anima.

Sappiamo bene quante difficoltà si incontrano nella chiesa, in tutte le chiese. Si parte con entusiasmo e si finisce con la delusione di non essere capiti abbastanza, o di non essere presi in considerazione o ascoltati. Cominciamo allora a criticare, a gridare a tutti che la comunità non funziona, a scontrarci con chi non la pensa come noi, poi alla fine c'isoliamo o ci allontaniamo dalla comunità. Quando questo si verifica, la chiesa diventa non il luogo della testimonianza, della comunione, della gioia, della preghiera, del servizio, dell'aiuto reciproco, ma il luogo in cui si piange sulle miserie umane, sulle nostre sconfitte. Se ciò accade, penso che tutti insieme dobbiamo chiedere perdono al Signore per ricominciare una nuova relazione con Lui e con la comunità.

 

Chiesa solidale con i poveri della terra

Fratelli e sorelle, credo sia importante realizzare che siamo una sola cosa in Cristo. Se coltiviamo questa unità, in perfetta comunione di intenti e di sentimenti, saremo anche pronti ad essere una comunità solidale che soffre con chi soffre e gioisce con chi gioisce. Una comunità solidale è una comunità aperta, che non vive ripiegata su se stessa, ma che proietta il suo sguardo anche all'esterno, con un'attenzione particolare verso coloro che soffrono. In questo senso la chiesa è una chiesa missionaria che, interpretando la sua identità di sale della terra e luce del mondo (Mt. 5,13-14), predica l'evangelo della grazia, della liberazione dal male, che annuncia il Regno di Dio e della sua giustizia contro tutti quei poteri forti che, per amore del denaro e nell'interesse di pochi, opprimono le masse deboli e povere della nostra società e della terra, con disprezzo della dignità umana, e depredano e sfruttano ogni risorsa naturale senza rispetto per il creato.

La chiesa, come Cristo, non deve tacere di fronte ai mali del mondo. Noi non dobbiamo tacere! La parola che ci è stata affidata, che è giunta alle nostre orecchie come un sussurro, "predicatela sui tetti" dice Gesù (Mt. 10,27). Parola che non è solo annuncio, ma anche condivisione, solidarietà, difesa dei diritti umani e denuncia di ogni forma di illegalità e di ingiustizia (Ef. 4,13), come Gesù ha fatto.

Come membra del corpo di Cristo riscopriamo il contenuto del nostro mandato e lavoriamo insieme per l'avanzamento del Regno di Dio! Amen.
Aldo Palladino



© Un giorno una parola. Letture bibliche quotidiane per il 2008; Claudiana – Torino.