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sabato 29 gennaio 2011

Matteo 5:1-12
Le Beatitudini

di Aldo Palladino

Il testo biblico
  1 Gesù, vedendo le folle, salì sul monte e si mise a sedere. I suoi discepoli si
     accostarono   a lui,
  2 ed egli, aperta la bocca, insegnava loro dicendo:
  3 «Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli.
  4 Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati.
  5 Beati i mansueti, perché erediteranno la terra.
  6 Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati.
  7 Beati i misericordiosi, perché a loro misericordia sarà fatta.
  8 Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
  9 Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
10 Beati i perseguitati per motivo di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli.
11 Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di
    voi ogni sorta di male per causa mia.
12 Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli; poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi.

oooOooo
Un'introduzione al Sermone sul monte
Questo brano del vangelo di Matteo è la parte introduttiva del cosiddetto Sermone sul monte (capitoli 5-7), che l'evangelista Luca colloca "in un luogo pianeggiante" (Lc. 6:17). Matteo non disdegna l'idea del monte come luogo di insegnamento o di rivelazione, poiché esso ha sempre rappresentato il luogo degli incontri di Dio con gli uomini (Es. 19:20; I Re 19:8 ss., Is. 24:23).
A differenza di Luca, il riferimento al "monte" deve essere inteso in Matteo in chiave teologica, non un mero riferimento topografico, perché l'autorità di Gesù merita una collocazione su un monte al pari e più delle grandi figure del passato. Tra le montagne memorabili c'è il Sinai, montagna per eccellenza, dove Mosè ha ricevuto le tavole della Legge; molti eventi memorabili della storia di Israele o della vita di Gesù sono avvenuti su monti famosi (Moria, Carmelo, Sion, Nebo, Hermon, Tabor, Calvario, Monte degli Ulivi, ecc.).
I discorsi di Gesù, che costituiscono il Sermone sul monte, rappresentano il programma etico del Regno e mostrano una stessa unità di pensiero sia in Matteo sia in Luca, ancorchè Matteo abbia lo scopo di dichiarare che Gesù è il Messia atteso dal popolo ebreo e Luca di dimostrare che Gesù è il Salvatore di tutti gli uomini. Inoltre, Matteo è rivolto a discepoli che avevano bisogno di un insegnamento basilare ed anche profondo, mentre Luca è diretto a persone del popolo che avevano bisogno di essere evangelizzate.
Anche noi siamo destinatari di quel messaggio. Per questo dobbiamo accogliere il Sermone sul monte e metterci all'ascolto della Parola di Dio, che vuole ammaestrarci per fare di noi dei discepoli disposti a vivere il dono della vita nuova che ci viene offerto per grazia.
Il Sermone sul monte, presentato sovente come Magna Charta del cristiano o un codice di vita o un programma da rispettare, non è un'altra legge da rispettare, come quella di Mosé, perché se così fosse sarebbe la dichiarazione del fallimento dell'uomo, che a causa del peccato manifesta continuamente i suoi limiti, nonostante gli alti traguardi raggiunti nella conoscenza, nella scienza, nella tecnologia.
Il punto da cui partire per comprendere il Sermone sul monte è che la beatitudine/felicità non è una conquista dell'uomo, ma è un dono di Dio . Non dipende da ciò che si ha o si può fare, ma da ciò che si è, dalla posizione in cui il Signore ci pone quando lo accogliamo come nostro Maestro e nostro Salvatore, stabilendo con Lui una relazione forte, solida, che è aiuto e consolazione nei tempi difficili della nostra esistenza. La vita di Dio in noi si vede da come sapremo lasciare agire lo Spirito di Dio in noi e nella misura in cui ci saremo arresi a Lui senza condizioni permettendo che noi, suoi discepoli, somigliamo al divino Maestro. 
Col Sermone sul monte viene capovolto il nostro modo di pensare. La mentalità corrente afferma che la felicità, la beatitudine dipende dal possesso di ricchezza, dall'avere fama e successo, dal prestigio sociale. La Parola di Dio afferma l'esatto contrario.
Nel libro del profeta Isaia è scritto: "Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie, dice il Signore" (55:8). Dio è altro da noi. La sua alterità ci sorprende sempre, di nuovo, e il suo agire non è secondo la logica umana.

Beati
Nel nostro brano, la parola beati è citata 11 volte; nel Nuovo Testamento 50 volte, di cui 13 in Matteo, 15 in Luca, 7 in Paolo e 7 nell'Apocalisse.
Nel mondo greco il termine significava originariamente l'essere liberi dalle preoccupazioni quotidiane, poi assunse il significato di "felice". Nella LXX, beati (in greco, makarios, che traduce l'ebraico 'ashré=beato colui che) indica augurio e felicità.
Secondo A. Chouraqui, "il termine evoca la rettitudine dell'uomo in cammino su una strada che va diritto verso IHVH". Egli traduce infatti "beato" come "colui che è in cammino".
Altri interpretano 'ashré come colui che ha una condotta di vita integra perché si fa guidare dai comandamenti di Dio e non li trasgredisce.
'Ashré è colui che cerca una sapienza basata non su se stesso ma sulla giustizia divina che è rivelata nella Torah.
Il termine ha anche una dimensione escatologica.

Le otto beatitudini

1)"Beati i poveri in spirito"
Chi sono i poveri di/in spirito? Non sono i poveri nel senso economico della parola, perché la povertà di cui qui si parla è riferita sia ai ricchi che ai poveri. Poveri nello spirito, persone bisognose, misere perché povere nell'interiore del proprio cuore, nel loro rapporto con Dio e con il prossimo.
L'ambiente in cui viviamo valorizza l'esteriorità, l'immagine, l'apparire, il bel corpo. Ma la Parola di Dio insegna che l'uomo deve nutrire il suo cuore, la sua interiorità, perché la bellezza interiore si riflette nelle relazioni che intessiamo nella nostra vita.
Poveri di/in spirito sono coloro che non si ritengono autosufficienti, che hanno bisogno dell'aiuto di Dio e del prossimo, che ricevono con allegrezza la salvezza di Dio non come una personale conquista o come un diritto, ma come un dono.
Il Regno dei cieli è Cristo che viene a donare la sua vita e il suo amore, per insegnare la condivisione, la solidarietà, la libertà e la felicità. È un nuovo modo di vivere fondato sulla misericordia e la compassione, che hanno lo scopo di procacciare la felicità laddove c'è dolore e sofferenza.
Il Regno dei cieli è chiuso a quelli che credono di essere degni di appartenervi, a coloro che pensano di avere le forze per conquistarlo con le loro opere meritorie, a coloro che dichiarano di non averne bisogno. È, invece, per coloro che dichiarano la propria povertà spirituale, che confessano la loro vita di peccato e invocano il perdono di Dio.
Il Regno dei cieli è l'irruzione nella nostra umanità di un capovolgimento di situazioni. I pubblicani, le prostitute, i poveri, i diseredati, gli ultimi precederanno le persone "pie" nel Regno di Dio (Mt. 21:31).

2) "Beati gli afflitti"
Questa beatitudine non è un invito alla sofferenza, perché il Signore vuole la felicità di tutti e non considera la sofferenza un fatto meritorio per la salvezza.
Gli afflitti sono coloro che fanno l'esperienza del dolore e di ogni forma di afflizione nel corso della vita. La loro felicità sta nel fatto di avere la consapevolezza che la sofferenza è congenita nella vita, che accade non perché abbiamo commesso qualcosa di male (come dicevano gli amici di Giobbe) né perché è un passaggio necessario alla nostra santità. Accade perché la vita, nella sua complessità, produce afflizione. La produce la sua dimensione mortale, ma la producono anche gli uomini, che sono capaci di fare il male, di seminare ingiustizia e morte.
I discepoli afflitti sanno accettare la sofferenza perché sanno di avere ogni consolazione e gioia nel Signore.

3) "Beati i mansueti"       
I mansueti sono letteralmente coloro che sono "abituati alla mano", cioè ad essere condotti per mano senza opporre resistenza. Sono quelli che si lasciano guidare, come bambini guidati dalla mano dei genitori. I mansueti sono persone miti, pacifiche, docili, pazienti, persone senza collera. La mansuetudine è frutto dello Spirito Santo (Gal. 5.22). La mitezza si rivela esteriormente, ma ha sede nell'interiorità del cuore dell'uomo che dimora in Dio.
Ai mansueti è assegnata la terra in eredità. Oggi gli uomini si accaparrano la terra e le loro risorse con violenza. Al contrario, chi possiederà realmente la terra saranno i mansueti. La terra viene data e ricevuta come dono di Dio.

4) "Beati gli affamati e assetati di giustizia"
La fame e la sete sono per una gran parte dell'umanità un vero flagello ancora oggi. Questo avviene perché alla radice il vero problema è la mancanza di giustizia. Gesù dichiara beati gli affamati e assetati di giustizia. L'accezione è fortemente spirituale oltre che materiale. Per il cristiano è una questione di coerenza, di conformità della propria fede al modello della giustizia divina. Si tratta di rendere la nostra vita sempre più conforme alla vita di Gesù Cristo attraverso una vita di progressiva santificazione, in ambito personale e sociale. Gesù disse:"Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più" (6:33).

5) "Beati i misericordiosi"
Sappiamo dalla Scrittura che il misericordioso è Dio che in Gesù Cristo ha avuto compassione di tutti noi e ci ha perdonato. Ma in questo testo la misericordia è riferita all'uomo, chiamato ad essere compassionevole, pietoso, pieno di benignità e grazia verso il prossimo. Chi ha ricevuto misericordia, perdono e clemenza da parte di Dio non può che fare altrettanto a sua volta verso chi è in uno stato di bisogno spirituale e materiale. La logica che sottende a ogni comportamento cristiano è quella della responsabilità gratuita, anche per il fatto che il discepolo di Gesù è chiamato a "restituire" ciò che ha ricevuto dalla ricchezza dell'amore di Dio.
La promessa di Gesù per i misericordiosi è che Dio userà misericordia verso di loro. L'aiuto di Dio ai misericordiosi procura felicità, perché "vi è più gioia nel dare che nel ricevere" (At. 20:35).

6) "Beati i puri di cuore"
Chi sono i puri di cuore? Sono coloro che hanno un cuore chiaro, limpido, indiviso, che cercano e amano Dio  con tutto il loro cuore. Sono persone rivolte verso Dio e verso il prossimo con un'integrità che nasce dalla purezza del loro cuore. Persone pulite, moralmente pure, immacolate, nette nell'interiorità.
La promessa per loro è che vedranno Dio. Questa dimensione escatologica non ha valore solo alla fine dei tempi. Dio si manifesta anche oggi ai puri di cuore attraverso quei segni del suo amore che fa vedere ogni giorno la trasformazione che si ha nella propria vita e nel cuore di chi ricerca la sua presenza e adegua la propria vita all'esempio di Gesù.

7) "Beati i costruttori di pace"
Chi si adopera per produrre, compiere, determinare, far nascere la pace è un costruttore di pace. Non sono persone che vogliono stare in pace, in disparte e separati da tutti per pensare solo a se stessi e alla proria tranquillità. Anzi, i costruttori di pace sono gli attivisti e gli impegnati a favorire e realizzare la pace. Sono coloro che lavorano per sedare i conflitti tra le persone e, se possibile, anche tra i popoli. Ma caratteristica principale di chi si adopera per la pace è che egli stesso viva in pace con se stesso e abbia pace nel suo cuore, altrimenti essere costruttore di pace diventa un lavoro come un altro e non più una missione, una vocazione, un servizio che si rende per il bene di tutti.
I costruttori di pace devono accompagnare con l'esempio della propria vita la loro opera di pacificazione. In particolare, il cristiano deve essere uomo di pace, che insegna a vivere in pace, a non rendere male per male, a vivere in armonia e concordia con tutti senza cedere all'ira e a sentimenti di vendetta. Egli vince il male con il bene (Rm. 12:17-21).
La promessa per i costruttori di pace è che saranno chiamati figli di Dio.

8) "Beati i perseguitati per motivo di giustizia"
Qui i perseguitati per motivo di giustizia sono coloro che hanno ricevuto opposizioni e maltrattamenti  per la fedeltà al Vangelo. Lo si deduce dal v. 11, che è un'esplicitazione dell'ottava beatitudine, in cui Gesù specifica "vi insulteranno e vi perseguiteranno… per causa mia". Beatitudine cristologica, in cui Gesù è la causa per cui si è perseguitati.
Gesù disse: "Se il mondo vi odia… è perché non siete del mondo. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi" (Gv. 15:18-20). Il cristiano non cerca la persecuzione con atteggiamenti fanatici, compromettenti, ma deve sapere che la malvagità nel mondo è sempre presente ed attiva e che molti rifiutano la luce e la combattono per giustificare le proprie opere malvagie.
Al discepolo perseguitato per la sua fede nel Signore è promesso il Regno dei cieli.

Nelle otto beatitudini, è presente la tensione tra presente e futuro, tra il "già" e il "non ancora".
Il cristiano non è l'essere perfetto che desidereremmo che fosse, non sempre agisce giustamente, rettamente e con coerenza alla volontà del Signore. Su questa terra non c'è la perfezione. Tuttavia, a differenza dell'uomo non convertito che ritiene di essere nel giusto anche quando sbaglia, egli riconosce il proprio errore, le proprie azioni sbagliate, e sa di essere in cammino in direzione verso il Signore. Ciò lo differenzia dalla mentalità corrente.
Le promesse fatte da Gesù sono per i suoi discepoli e per quanti sperano e credono in Lui.

                                                                                             Aldo Palladino

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