Translate

23 giugno 2010

Salmo 4

Fiducia in Dio

 

Breve riflessione di Aldo Palladino

 

Il testo biblico

1 Quand'io grido, rispondimi, o Dio della mia giustizia;
quand'ero in pericolo, tu m'hai liberato;
abbi pietà di me ed esaudisci la mia preghiera!
2 O figli degli uomini, fino a quando si farà oltraggio alla mia gloria?
Fino a quando amerete vanità e andrete dietro a menzogna? [Pausa]
3 Sappiate che il SIGNORE si è scelto uno ch'egli ama;
il SIGNORE m'esaudirà quando griderò a lui.
4 Tremate e non peccate;
sui vostri letti ragionate in cuor vostro e tacete. [Pausa]
5 Offrite sacrifici di giustizia,
e confidate nel SIGNORE.
6 Molti van dicendo: «Chi ci farà vedere la prosperità?»
O SIGNORE, fa' risplendere su di noi la luce del tuo volto!
7 Tu m'hai messo in cuore più gioia di quella che essi provano
quando il loro grano e il loro mosto abbondano.
8 In pace mi coricherò e in pace dormirò,
perché tu solo, o SIGNORE, mi fai abitare al sicuro.

 

Preghiera di Davide

Il re Davide prega e questa sua preghiera diventa anche un canto, un salmo. Egli sa che Dio ascolta e risponde. L'ha sperimentato il popolo d'Israele nel deserto, che ha visto l'intervento di Dio che lo ha liberato dai nemici, dalla durezza del deserto, della fame e della sete. Ma ne ha fatto l'esperienza anche Davide, che nel corso della sua vita è stato preservato da macchinazioni, ribellioni, intrighi, lotte di palazzo (Saul, Absalom – nemici interni) e da popoli (Filistei e altri) animati dal desiderio di conquista (nemici esterni) (1 Sam 23:26-29).

Davide prega perché trova conforto nell'incontro con Dio, "Dio di giustizia" (1) e Dio che ama, due attributi di Dio che spiegano fondamentalmente la relazione e il riconoscimento dell'uomo (3) e, dunque, la prossimità di Dio a tutta l'umanità. 

Di queste due caratteristiche di Dio, giustizia e amore, Davide diventa testimone verso i suoi nemici, che hanno bisogno di una parola buona che li riconduca a Dio.

Come tante persone dei nostri giorni, Davide sa che essi sono impregnati di un materialismo sfrenato, che pensano solo al benessere e al guadagno (prosperità,  grano e mosto, come si esprimono i vv 6 e 7) e che hanno bisogno di esaminare la loro triste e reale condizione alla luce di Dio.

Davide prega per i suoi nemici e li esorta ad abbandonare la vanità e la menzogna, (2) per ricercare la gloria di Dio nella loro vita.

La sua fiducia in Dio è totale. Egli sa che lo scopo della nostra vita è di dare il giusto valore alle cose materiali, né di più né di meno, di non pensare ad accumulare il superfluo, né di investire tutto il nostro tempo per perseguire beni che non durano e che, per giunta, siamo destinati a lasciare.

Per vivere in pace e serenità, pur svolgendo il nostro dovere secondo la responsabilità che ci è stata affidata, occorre riconoscere e ricercare la presenza di Dio ogni giorno. Dio deve diventare il nostro amico a cui confidiamo tutto di noi: paure, tristezze, peccati, pensieri sbagliati e ogni problema esistenziale. E ogni insicurezza sparirà dalla nostra vita.

Davide lo ha realizzato. Penso che anche noi possiamo farlo, con l'aiuto dello Spirito Santo.

 

                                                           Aldo Palladino

 

 

Salmo 10

Il castigo dell'empio

 

Una riflessione di Aldo Palladino

 

Il testo biblico

1 O SIGNORE, perché te ne stai lontano?
Perché ti nascondi in tempo d'angoscia?
2 L'empio nella sua superbia perseguita con furore i miseri;
essi rimangono presi nelle insidie tese dai malvagi:
3 poiché l'empio si gloria delle brame dell'anima sua,
benedice il rapace e disprezza il SIGNORE.
4 L'empio, con viso altero, dice:
«Il SIGNORE non farà inchieste».
Tutti i suoi pensieri sono: «Non c'è Dio!»
5 Le sue vie sono prospere in ogni tempo;
cosa troppo alta per lui sono i tuoi giudizi;
con un soffio egli disperde tutti i suoi nemici.
6 Egli dice in cuor suo: «Non sarò mai smosso;
d'età in età non m'accadrà male alcuno».
7 La sua bocca è piena di maledizione, di frodi e di violenza;
sotto la sua lingua c'è malizia e iniquità.
8 Egli sta in agguato nei villaggi;
uccide l'innocente in luoghi nascosti;
i suoi occhi spiano il misero.
9 Sta in agguato nel suo nascondiglio come un leone nella sua tana;
sta in agguato per sorprendere il misero;
egli sorprende lo sventurato trascinandolo nella sua rete.
10 Se ne sta quatto e chino,
e gli infelici soccombono alla sua forza.
11 Dice in cuor suo: «Dio dimentica,
nasconde la sua faccia, non vedrà mai».
12 Ergiti, o SIGNORE! O Dio, alza la tua mano!
Non dimenticare i miseri.
13 Perché l'empio disprezza Dio?
Perché dice in cuor suo: «Non ne chiederà conto?»
14 Invece tu hai visto; poiché tu tieni conto della malvagità e dei soprusi
per poi ripagare con la tua mano.
A te si abbandona il misero;
tu sei il sostegno dell'orfano.
15 Spezza il braccio dell'empio e del malvagio;
punisci la sua empietà, e tu non la ritrovi più.
16 Il SIGNORE è re in eterno;
le nazioni sono state sterminate dalla sua terra.
17 O SIGNORE, tu esaudisci il desiderio degli umili;
tu fortifichi il cuor loro, porgi il tuo orecchio
18 per render giustizia all'orfano e all'oppresso,
affinché l'uomo, che è fatto di terra, cessi d'incutere spavento.

 

 

In attesa di giudizio

L'umanità è piena di violenza. Non c'è epoca storica che non abbia registrato piccoli e grandi eventi di violenza, di guerra, di distruzione, di soprusi, di vendette, ecc. Storie di solito in cui i più forti, i più malvagi, persone spregiudicate e senza cuore, costringono i più deboli, i più umili, a sottostare alle loro bramosie più infami e ingiuste.  

La domanda del Salmista dinanzi al dilagare dell'empio, dell'uomo senza scrupoli e senza Dio, è una preghiera d'invocazione a Dio per intervenire e fare giustizia.

È una preghiera fatta sempre più frequentemente anche ai nostri giorni, perché il nichilismo nel quale è sprofondata la nostra società ha generato dei mostri che pensano di poter fare tutto quello che vogliono per assenza di impunità. Per loro Dio non "farà inchieste"semplicemente perché essi pensano che "non c'è Dio" (4). Oggi, più che in altri periodi della storia, questo è il motivo di tanta corruzione: rimosso Dio e il suo giudizio, l'uomo crede di essere finalmente libero e padrone della propria vita e di quella dei propri simili. Ma non è così. Dio vede, conosce le afflizioni presenti in questa umanità e non resterà indifferente davanti alla malvagità. Egli ascolta il grido degli umili e dei sofferenti e interverrà per fortificarli e liberarli dalle mani degli empi e dei malvagi. Questi, alla fine, andranno in giudizio dinanzi a Dio, perché Dio "non terrà il colpevole per innocente (Es 34:7).

 

Dio fa giustizia

Ci sono molti motivi di speranza nella preghiera del Salmista. Dal versetto 14 fino alla fine del salmo, questa speranza diventa certezza che Dio renderà giustizia quando farà cessare l'empietà dell'empio e del malvagio (15). Dio è re (16) e resta padrone della storia. Le nazioni che gli si oppongono saranno sterminate dalla terra e la tirannia dei malvagi cesserà. Non è una favola a lieto fine, ma la realtà di una fede vincente, che si fonda sulle promesse che Dio ha fatto rivelando non solo il volto di un Padre pieno di misericordia, ma anche quello di un giudice che prenderà le difese dei poveri, degli umili, dell'orfano e della vedova, cioè di tutte le persone deboli e indifese della nostra misera umanità.

A noi credenti è dato, oggi, di annunciare l'amore di Dio per tutta l'umanità e, parimente, di proclamare il suo giudizio su tutti quelli che avranno estromesso Dio dalla loro vita e oppresso coloro che Egli predilige e ama (Gv 5:29; Rm. 2:3;Gc 2:13).

 

 

                    Aldo Palladino

 

22 maggio 2010


Atti 2, 1-21

PENTECOSTE, LA FESTA DELL'EFFUSIONE DELLO SPIRITO SANTO

Una riflessione di Aldo Palladino

 

 

 

Il testo biblico

1 Quando il giorno della Pentecoste giunse, tutti erano insieme nello stesso luogo. 2 Improvvisamente si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dov'essi erano seduti. 3 Apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano e se ne posò una su ciascuno di loro. 4 Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi.
5 Or a Gerusalemme soggiornavano dei Giudei, uomini religiosi di ogni nazione che è sotto il cielo. 6 Quando avvenne quel suono, la folla si raccolse e fu confusa, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. 7 E tutti stupivano e si meravigliavano, dicendo: «Tutti questi che parlano non sono Galilei? 8 Come mai li udiamo parlare ciascuno nella nostra propria lingua natìa? 9 Noi Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell'Asia, 10 della Frigia e della Panfilia, dell'Egitto e delle parti della Libia cirenaica e pellegrini romani, 11 tanto Giudei che proseliti, Cretesi e Arabi, li udiamo parlare delle grandi cose di Dio nelle nostre lingue». 12 Tutti stupivano ed erano perplessi chiedendosi l'uno all'altro: «Che cosa significa questo?» 13 Ma altri li deridevano e dicevano: «Sono pieni di vino dolce».

14 Ma Pietro, levatosi in piedi con gli undici, alzò la voce e parlò loro così:
«Uomini di Giudea, e voi tutti che abitate in Gerusalemme, vi sia noto questo, e ascoltate attentamente le mie parole. 15 Questi non sono ubriachi, come voi supponete, perché è soltanto la terza ora del giorno; 16 ma questo è quanto fu annunciato per mezzo del profeta Gioele: 17 "Avverrà negli ultimi giorni", dice Dio, "che io spanderò il mio Spirito sopra ogni persona; vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno,i vostri giovani avranno delle visioni,e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. 18 Anche sui miei servi e sulle mie serve, in quei giorni, spanderò il mio Spirito, e profetizzeranno. 19 Farò prodigi su nel cielo, e segni giù sulla terra, sangue e fuoco, e vapore e fumo. 20 Il sole sarà mutato in tenebre, la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno del Signore. 21 E avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato".

 

 

***

 

Contesto

L'evangelista Luca apre gli Atti degli Apostoli con una promessa ed una precisazione.

La promessa: "Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati in Spirito Santo fra non molti giorni" (At. 1,5).

La precisazione: alla domanda dei discepoli: "È in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele?" (Atti 1,6), risponde: "Non spetta a voi di sapere i tempi o i momenti che il Padre ha riservato alla propria autorità. Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all'estremità della terra" (Atti 1,8). È evidente che Gesù corregge i desideri dei discepoli di conoscere il futuro di Israele, cioè il loro futuro, riportandoli all'attualità della loro vocazione missionaria. Non il futuro deve essere l'oggetto delle nostre preoccupazioni, ma l'oggi dell'evangelo e della predicazione. Non visionari, ma testimoni.

 

Pentecoste, una festa antica

Non è una festa nata oggi. È nata nella lontanissima tradizione giudaica come festa della mietitura o festa delle Settimane o festa di Pentecoste (Es. 23,16). Ed è una delle tre feste, con la Pasqua e la festa della raccolta o dei Tabernacoli, durante le quali il popolo d'Israele deve presentarsi davanti a Dio nel luogo da lui indicato.

Festa agricola, dunque, che diventa occasione di gioia e di ringraziamento per esprimere a Dio lode e riconoscenza recando le primizie dei prodotti della terra.

In Numeri 28, 26-31, il rituale è più complesso, perché oltre alle primizie della terra si sacrificano anche degli animali.

In Levitico 23, 15, dove sono elencate le sette feste solenni di Israele, la Pentecoste è chiamata festa delle settimane, perché è celebrata all'indomani del 49° giorno dopo la Pasqua. Grande giorno di festa: anche qui si portano le primizie, oblazioni e si sacrificano animali. Ovviamente non si lavora.

In occasione della Pentecoste, come durante le altre feste, tutti dovevano partecipare alla gioia, anche i servi, gli stranieri, gli orfani e le vedove. Nessuno doveva essere escluso (Deut. 16,11-12).

 

Successivamente (almeno dal II sec. a.C.), la festa di Pentecoste divenne il giorno del ricordo in cui la Legge era stata data al Sinai, una cinquantina di giorni dopo l'uscita dall'Egitto (Es. 19, 1-16).

 

 

Pentecoste, inizio della missione

È nel giorno di Pentecoste che avviene l'evento straordinario della discesa dello Spirito Santo su tutti i discepoli e giudei riuniti nella "camera alta", il cosiddetto cenacolo, a Gerusalemme. I segni esteriori dello Spirito Santo sono: un suono dal cielo come di vento impetuoso (2) e lingue come di fuoco che si dividevano su ciascuno di loro (3). Il risultato è che tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue (4), tanto che tutti gli stranieri presenti a Gerusalemme percepivano nella loro lingua quello che essi dicevano. Il testo dice: "Li udiamo parlare delle grandi cose di Dio nelle nostre lingue" (11). Una Babele al contrario, lì la confusione e la divisione dei popoli, qui la comprensione e il senso di unità, di unificazione.

Certo, di fronte ad un fatto del genere l'opinione pubblica è divisa sul significato da dare all'avvenimento. "Tutti si stupivano ed erano perplessi chiedendosi l'uno all'altro: "Che cosa significa questo?" (12). E non mancano i soliti critici e saccenti, che deridono e hanno la risposta pronta per denigrare: "Sono pieni di vino dolce" (13).

Ma Pietro si alza in piedi con gli undici e risponde a quella meschina accusa. Non è solo. Il gruppo dei discepoli è accanto a lui per sostenere la predicazione e la testimonianza di Pietro. Egli rievoca la profezia di Gioele 2:28-32, che aveva profetizzato che "negli ultimi giorni" Dio avrebbe sparso il suo Spirito su ogni persona. Questo ci fa pensare che Pietro credesse che l'effusione dello Spirito Santo era l'adempimento di quella profezia e, dunque, l'inizio di una nuova economia, l'attuazione della promessa del Signore Gesù dell'invio del Paracleto, l'altro consolatore, lo Spirito della verità che insegna e ricorda le cose dette (Gv. 14, 15-17. 25-26).

 

Il dinamismo dello Spirito Santo

Lo Spirito Santo è per giovani, vecchi, uomini e donne,  per chiunque invocherà il nome del Signore.

È lo stesso Spirito di Ezechiele 36,27 che crea e converte Israele. Spirito di Dio, unico, sovrano, che si muove nella piena libertà, imprevedibile come il vento, caloroso come il fuoco, che cambia i cuori e genera nuove creature.

La presenza dello Spirito Santo a Gerusalemme è solo l'inizio della Pentecoste, una festa che si svolge all'insegna del già e non ancora. Compiuta storicamente, questa festa è sempre in continua realizzazione, perché ogni nuova conversione è festa dello Spirito che è in azione. Ma anche festa delle comunità cristiane fedeli in cui lo Spirito si muove per sostenere la predicazione del vangelo di Gesù Cristo e non le filosofie umane che pongono Cristo ai margini della vita, se non lo estromettono del tutto. 

Il dinamismo dello Spirito Santo raggiunge increduli, superstiziosi, indifferenti, persone in ricerca, deluse e sfiduciate; li porta a conoscere il Cristo, vero Dio e vero uomo, e li aggiunge a quelli che alimentano il suo corpo, la chiesa.

Lo Spirito Santo rende liberi, perché è lo Spirito della verità che libera (Gv. 8,32).

Per questi motivi, possiamo dire che Pentecoste è la festa che può realizzarsi ogni giorno sia per chi è chiamato a predicarne la potenza, sia per chi ne ascolta la parola di speranza, di consolazione, di vita e di pace.

Dove c'è lo Spirito Santo cessano le divisioni, cadono i muri, e si realizza quello che diceva l'aposto Paolo: "Qui non c'è più Giudeo né Greco, né schiavo né libero, né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù" (Galati 3,28).

Le comunità in cui ha la presidenza lo Spirito Santo si riconoscono: comunità accoglienti, aperte, calorose nei rapporti umani, pronte all'evangelizzazione, ad aiutare chi è nel bisogno, che non hanno paura dell'altro, del diverso, comunità non diffidenti, comunità che amano studiare la Parola di Dio e che vivono in uno spirito di preghiera. Comunità in cui, quando tu entri, senti il profumo di Cristo.

Che lo Spirito Santo di Dio ci porti a ricercare la sua Pentecoste!

 

 

                Aldo Palladino

 

 

 

 

03 maggio 2010


Colossesi 3,12-17

 

LA VITA DELL'UOMO NUOVO

 

Predicazione di Aldo Palladino

 

Tempio Chiesa Cristiana Evangelica Battista

Via Viterbo, 119

Torino

 

 

Il testo biblico

12 Rivestitevi, dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza. 13 Sopportatevi gli uni gli altri e perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi. 14 Al di sopra di tutte queste cose rivestitevi dell'amore che è il vincolo della perfezione. 15 E la pace di Cristo, alla quale siete stati chiamati per essere un solo corpo, regni nei vostri cuori; e siate riconoscenti.

16 La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente; istruitevi ed esortatevi gli uni gli altri con ogni sapienza; cantate di cuore a Dio, sotto l'impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali. 17 Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù ringraziando Dio Padre per mezzo di lui.

 

Ambiente e contesto

Colosse era una cittadina della Frigia (una regione dell'odierna Turchia), che viveva di pastorizia e del commercio della lana. La comunità che vi si trovava si suppone sia nata dalla predicazione di Epafra (1,7; 4,13.15) e formata prevalentemente da pagani convertiti (1,21; 2,13). L'apostolo Paolo non l'ha mai visitata (2,1), anche se era sempre tenuto aggiornato sulla situazione della comunità. Per una serie di motivi, linguistici e teologici, si ritiene che non sia Paolo l'autore della lettera ai Colossesi.

Questa lettera è stata scritta per far fronte a quella che è stata chiamata l'eresia di Colosse, una sorta di contaminazione culturale, sincretistica, che era un'amalgama di cristianesimo, filosofia greca, atteggiamento gnostico contrapposto [alcuni cercavano di soggiogare il corpo con un ascetismo rigoroso e altri ostentavano di tenere il corpo in totale disprezzo tale da essere liberi di vivere in modo licenzioso], giudaismo legalistico e perfino culti misterici che davano la salvezza per mezzo dell'illuminazione. In tutto questo, Cristo non era apertamente rifiutato, ma occupava un posto accanto a tante altre potenze, angeliche e non.

Da qui nasce la lettera ai Colossesi, che riafferma il primato di Cristo (1,13-20; 2,9-15), che mette in guardia da coloro che ingannano con parole seducenti (2,4) o da coloro che fanno strani ragionamenti (2,8) ed esorta la comunità alla vita nuova in Cristo (3, 1-17).

Insomma, il messaggio rivolto ai Colossesi è questo: "Non andate a cercare altrove le risposte per la vostra vita, perché in Cristo voi avete tutto pienamente".

Sono passati circa 2000 anni da quando questo testo è stato scritto, ma esso conserva la sua attualità, perché ben si adatta a fornirci indicazioni per capire il nostro tempo e a darci l'orientamento più giusto dinanzi alle sollecitazioni legate alla nostra umanità, in cui sono presenti il "culto della prestazione" o la "tirannia del piacere", e ai   problemi che conseguono alla globalizzazione: l'incontro di etnie e culture svariate,  secolarizzazione sempre più inarrestabile, filosofie di vario tipo, ideologie politiche, religiosità di ogni genere, ecc., a cui aggiungiamo la complessa situazione sociale con la crisi economica in atto e il problema delle multiformi e nuove povertà.

Come rispondiamo noi credenti di fronte a questo panorama e ai cambiamenti in atto? Quali sono, oggi, gli itinerari di fede e di vita che il cristiano deve oggi percorrere per essere credibile nel mondo moderno e nella nostra società? In che modo rispondiamo alla nostra vocazione? 

Ebbene, la parola che ci è rivolta oggi ci dice sostanzialmente tre cose:

1) vivere pienamente l'identità che ci è stata donata da Gesù Cristo (relazione con Dio);

2) nutrirsi della parola di Cristo (relazione con la Scrittura);

3) vivere le relazioni personali, nella chiesa e nel mondo, con riconoscenza e ringraziamento 

    (relazione col prossimo).

 

1) Vivere pienamente l'identità che ci è stata donata da Gesù Cristo

Il testo ci dice che Dio ci ha scelti (eletti) per essere suoi testimoni, ci ha chiamati ad essere santi per separarci dal male, e ci ha amati. In proposito, il discepolo di Gesù, Giovanni, ci dice: "Diletti, se Dio ci ha così amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri" (I Giovanni 4,11). Questa identità non è una conquista personale, che dipende dalle nostre forze, dalla nostra intelligenza, dai nostri meriti o dalle nostre opere, ma è un dono immeritato di Dio. Noi siamo eletti, santi ed amati da Dio, perché oltre ad essere "mendicanti della grazia di Dio" (Lutero), siamo figli della sua grazia.

La nostra risposta a quella grazia è la fede, intesa come adesione a Dio. Da qui nasce la nostra relazione con Dio, ma anche la nostra relazione con il prossimo in novità di vita.

Senza sentirci migliori di chi ci sta di fronte, noi credenti in Cristo siamo chiamati ad essere presenti e perfettamente integrati nel mondo, pur sapendo di non essere del mondo e di non doverci conformare ai modelli e alle ideologie contrarie all'evangelo.

La nostra identità di cristiani, che nel nostro testo è paragonato ad un vestito che ci è stato donato dal Signore, deve essere la manifestazione dello stesso sentimento che è stato in Cristo Gesù, sentimento che ha abbattuto ogni tipo di barriere, sentimento che stimola l'incontro e il dialogo con gli altri, ma soprattutto il servizio in uno spirito di condivisione e solidarietà.

Il nostro testo dice: "Rivestitevi dell'amore che è il vincolo della perfezione" (v. 14), amore per Dio e amore per il prossimo, dentro e fuori la chiesa, un amore che ci completa, perché senza l'amore noi non siamo nulla (1 Cor. 13,1-3).

 

2) Nutrirsi della parola di Dio

Questa seconda esortazione ci invita a nutrire la nostra interiorità con la parola del vangelo. Quando alimentiamo il nostro essere interiore non facciamo che mettere delle fondamenta alla nostra personalità o non facciamo altro che modellare il nostro carattere.

Ho sempre pensato che il carattere di ognuno di noi sia difficile da domare, eppure posso raccontarvi l'esperienza vissuta da mio padre, che oltre ad essere un gran lavoratore era anche un giocatore d'azzardo e perfino un bestemmiatore. Ma un giorno passando davanti alla chiesa valdese di Campobasso, udì cantare degli inni. Entrò in quella chiesa e non ne uscì più. Incominciò a leggere la Bibbia e fu convinto dallo Spirito di Dio di sottomettere la sua vita a lui. Smise di giocare d'azzardo e smise di bestemmiare. Non fu mai un fanatico, ma la Bibbia lo aiutò a vivere con integrità.

Penso sia vera quella parola del profeta Geremia: " La mia parola non è forse come il fuoco, dice il Signore, e come un martello che spezza il sasso?" (Geremia 23,29). La parola di Dio spezza i nostri cuori, ci scalda con il suo calore, ma ci affina per farci diventare puri come l'oro.

Ricordiamo che Gesù disse: "Sta scritto: "Non di pane soltanto vivrà l'uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio" (Matteo 4,4).

 

3) Vivere le relazioni personali, nella chiesa e nel mondo, con riconoscenza e ringraziamento      
Forse noi non abbiamo compreso appieno il privilegio di vivere la nostra fede nel contesto comunitario; e forse non esprimiamo a sufficienza la nostra riconoscenza e il nostro ringraziamento a Dio Padre, per mezzo di Gesù Cristo.

La chiesa è:

-   la palestra in cui impariamo a stare insieme, a esprimere i nostri dubbi, i nostri sentimenti, le 

   nostre preoccupazioni affinché riceviamo l'aiuto e il sostegno pratico, morale e spirituale;

-   è il luogo dove ci istruiamo e ci esortiamo gli uni gli altri con ogni sapienza, dove i nostri figli

   ricevono l'educazione necessaria per crescere nella conoscenza e nella grazia di Dio;

-   è la casa dove tutti insieme, come dice la lettera agli Ebrei, "per mezzo di Gesù offriamo

   continuamente a Dio un sacrificio di lode; cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome"

   (Ebrei 13,15), attraverso la preghiera, il canto, la predicazione, la comunione fraterna.

Qui noi credenti impariamo la vita di relazione per poi testimoniare agli altri ciò che è avvenuto e che avviene quando si incontra Dio in Cristo Gesù.

"Siate sempre pronti a render conto della speranza che è in voi a tutti quelli che vi chiedono spiegazioni. Ma fatelo con mansuetudine e rispetto, e avendo la coscienza pulita", dice Pietro (1,15b- 17).

La nostra testimonianza, in parole e in opere (17), non è animata da una strategia di conquista, ma da un sincero amore per l'altro e dal desiderio di onorare il Signore e di vivere in modo degno di Lui.

Che il Signore ci aiuti a vivere la nostra vocazione con rinnovato impegno e fedeltà.

                                                            
                                                 Aldo Palladino

30 aprile 2010

LA LETTERA DEL CITTADINO DI ADRO

"IO NON CI STO"

Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità. Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film "L'albero degli zoccoli". Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità e inoltre ho guadagnato i soldi per vivere bene. E' per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica.

A scanso di equivoci, premetto che:

  • Non sono "comunista". Alle ultime elezioni ho votato per Formigoni. Ciò non mi impedisce di avere amici dì tutte le idee politiche. Gli chiedo sempre e solo la condivisione dei valori fondamentali e al primo posto il rispetto della persona.
  • So perfettamente che fra le 40 famiglie alcune sono di furbetti che ne approfittano, ma di furbi ne conosco molti. Alcuni sono milionari e vogliono anche fare la morale agli altri. In questo caso, nel dubbio sto con i primi. Agli extracomunitari chiedo il rispetto dei nostri costumi e delle nostre leggi, ma lo chiedo con fermezza ed educazione cercando di essere il primo a rispettarle. E tirare in ballo i bambini non è compreso nell'educazione.

 

Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora dell'Ucraina.

 

Vedo attorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha di meno. Purtroppo ho l'insana abitudine di leggere e so bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati anni di piccoli passi verso il baratro. In fondo in fondo chiedere di mettere una stella gialla sul braccio agli ebrei non era poi una cosa che faceva male.

I miei compaesani si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono. Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l'asticella dell'intolleranza di un passo all'anno, prima con la taglia, poi con il rifiuto del sostegno regionale, poi con la mensa dei bambini, ma potrei portare molti altri casi.

 

Quando facevo le elementari alcuni miei compagni avevano il sostegno del patronato. Noi eravamo poveri, ma non ci siamo mai indignati. Ma dove sono i miei compaesani, ma come è possibile che non capiscano quello che sta avvenendo?     

Che non mi vengano a portare considerazioni "miserevoli". Anche il padrone del film di cui sopra aveva ragione. La pianta che il contadino aveva tagliato era la sua. Mica poteva metterla sempre lui la pianta per gli zoccoli. (E se non conoscono il film che se lo guardino…)

 

Ma dove sono i miei sacerdoti. Sono forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo. Se esponiamo un bel rosario grande nella nostra casa, poi possiamo fare quello che vogliamo?

Vorrei sentire i miei preti "urlare", scuotere l'animo della gente, dirci bene quali sono i valori, perché altrimenti penso che sono anche loro dentro il "commercio".

 

Ma dov'è il segretario del partito per cui ho votato e che si vuole chiamare "partito dell'amore". Ma dove sono i leader di quella Lega che vuole candidarsi a guidare l'Italia.
So per certo che non sono tutti ottusi ma che non si nascondano dietro un dito, non facciano come coloro che negli anni 70 chiamavano i brigatisti "compagni che sbagliano".

Ma dove sono i consiglieri e gli assessori di Adro? Se credono davvero nel federalismo, che ci diano le dichiarazioni dei redditi loro e delle loro famiglie negli ultimi 10 anni. Tanto per farci capire come pagano le loro belle cose e case.

Non vorrei mai essere io a pagare anche per loro. Non vorrei che il loro reddito (o tenore di vita) Venga dalle tasse del papa di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1200 euro mese (regolari).

 

Ma dove sono i miei compaesani che non si domandano dove, come e quanti soldi spende l'amministrazione per non trovare i soldi per la mensa. Ma da dove vengono tutti i soldi che si muovono, e dove vanno?

Ma quanto rendono (o quanto dovrebbero o potrebbero rendere) gli oneri dei 30.000 metri cubi del laghetto Sala. E i 50.000 metri della nuova area verde sopra il Santuario chi li paga? E se poi domani ci costruissero? E se il Santuario fosse tutto circondato da edifici? Va sempre bene tutto?
Ma non hanno il dubbio che qualcuno voglia distrarre la loro attenzione per fini diversi. Non hanno il dubbio di essere usati? E' già successo nella storia e anche in quella del nostro paese.

Il sonno della ragione genera mostri.

 

Io sono per la legalità. Per tutti e per sempre. Per me quelli che non pagano sono tutti uguali, quando non pagano un pasto, ma anche quando chiudono le aziende senza pagare i fornitori o i dipendenti o le banche. Anche quando girano con i macchinoni e non pagano tutte le tasse, perché anche in quel caso qualcuno paga per loro.

Sono come i genitori di quei bambini. Ma che almeno non pretendano di farci la morale e di insegnare la legalità perché tutti questi begli insegnamenti li stanno dando anche ai loro figli.

E chi semina vento, raccoglie tempesta!

 

I 40 bambini che hanno ricevuto la lettera di sospensione servizio mensa, fra 20/30 anni vivranno nel nostro paese. L'età gioca a loro favore. Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone alla casa di riposo. Ma quei giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi?
E se non ce lo volessero più cambiare? Non ditemi che verranno i nostri figli perché il senso di solidarietà glielo stiamo insegnando noi adesso. E' anche per questo che non ci sto.

Voglio urlare che io non ci sto. Ma per non urlare e basta ho deciso di fare un gesto che vorrà dire poco, ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani.

 

Ho versato quanto necessario a garantire il diritto all'uso della mensa per tutti i bambini, in modo da non creare rischi di dissesto finanziario per l'amministrazione, in tal modo mi impegno a garantire tutta la copertura necessaria per l'anno scolastico 2009/2010.

Quando i genitori potranno pagare, i soldi verranno versati in modo normale, se non potranno o vorranno pagare il costo della mensa residuo resterà a mio totale carico. Ogni valutazione dei vari casi che dovessero crearsi è nella piena discrezione della responsabile del servizio mensa.

Sono certo che almeno uno di quei bambini diventerà docente universitario o medico o imprenditore o infermiere e il suo solo rispetto varrà la spesa.

Ne sono certo perché questi studieranno mentre i nostri figli faranno le notti in discoteca o a bearsi con i valori del "grande fratello".

 

Il mio gesto è simbolico perché non posso pagare per tutti o per sempre e comunque so benissimo che non risolvo certo i problemi di quelle famiglie.

Mi basta sapere che per i miei amministratori, per i miei compaesani e molto di più per quei bambini sia chiaro che io non ci sto e non sono solo.

Molto più dei soldi mi costerà il lavorio di diffamazione che come per altri casi verrà attivato da chi sa di avere la coda di paglia. Mi consola il fatto che catturerà soltanto quelle persone che mi onoreranno del loro disprezzo.

Posso sopportarlo. L'idea che fra 30 anni non mi cambino il pannolone invece mi atterrisce.

Ci sono cose che non si possono comprare. La famosa carta di credito c'è, ma solo per tutto il resto.

 

     Un cittadino di Adro

 

22 aprile 2010

LA SINDONE ovvero un modo dubbio di cercare il volto di Cristo

Ostensioni

Dal 10 aprile al 23 maggio 2010, si svolgerà a Torino l'ostensione della Sacra Sindone, un lenzuolo di lino su cui sarebbe impresso il volto e il corpo di Gesù.

Il condizionale è d'obbligo, perché il mondo scientifico è diviso sull'autenticità di quel lenzuolo e sull'identità del personaggio. È il volto e il corpo di Gesù? Non avremo mai certezze sull'argomento, ma solo ipotesi. Certo è che intorno alla Sindone si muove l'universo cattolico torinese e romano con una poderosa organizzazione che lascia stupiti e meravigliati. Di nuovo tanta attenzione per una reliquia. E non è la prima né l'ultima. La chiesa cattolica si nutre del culto delle reliquie.

Ora è il turno della Sindone. Prima di essa, nel 2009, a S. Giovanni Rotondo, è stato riesumato ed esposto al pubblico il corpo di Padre Pio, dopo 41 anni dalla sua tumulazione avvenuta nel settembre del 1968.

Recentemente, lo scorso febbraio, nella basilica di Padova c'è stata l'ostensione del corpo di Sant'Antonio.

A Napoli, ogni anno si attende da S. Gennaro il miracolo della liquefazione del suo sangue.

 

Cattolicesimo pagano

E non parliamo di tutta quella religiosità popolare espressa nelle feste patronali, quando intorno alla statua di un "santo" o di una "santa" ruota un intero quartiere, una borgata, forse anche una intera città, in processione dietro una statua di legno o di gesso ricoperta di collane, corone, doni d'oro e fiori.

Si può comprendere come mai il cattolicesimo abbia storicamente raccolto nel suo ambito quel paganesimo prosperoso, fatto di dèi, altari sacrificali, e lo abbia incanalato nella tradizione cristiana. Così facendo, ha assunto potere sulle masse, ma ne ha subìto la nefasta ed incontrollabile influenza, perché il cattolicesimo non ha cristianizzato i pagani, ma sono stati i pagani a decristianizzare il cattolicesimo. La tesi sostenibile è che il cattolicesimo sia oggi una miscellanea di culti, ordini, tradizioni, riti pagani, che vengono uniti ad altre manifestazioni di spiritualità sincera, ad iniziative encomiabili di ricerca della centralità del Cristo nella vita ecclesiale. Con queste ultime c'è fraterno dialogo, rispetto e stima, perché accomunate dalla comune fede nel Signore e Salvatore Gesù Cristo, e solo in Lui. Ma, con altre realtà ecclesiali cattoliche, purtroppo, il dialogo è fermo e non registra progressi.

La convivenza di forme e riti pagani nel cattolicesimo è una zavorra che rallenta la crescita di ogni singolo cattolico verso la maturità cristiana e ritarda, sia nella chiesa che nella società, ogni sviluppo per la realizzazione di una vita sana, libera, civile.

Dunque, sarebbe auspicabile che le autorità cattoliche avviassero progressivamente un intenso programma di eliminazione di tutte quelle forme di paganesimo in contrasto con lo spirito del cristianesimo primitivo, che era ben radicato nella predicazione del messaggio liberatorio e salvifico di Gesù Cristo. Non guasterebbero, inoltre, iniziative per un'educazione catechetica delle masse per riportare il popolo, i fedeli, ad una fede più profonda ed intelligente, spirituale ed umana, scevra di credenze e credi posticci lasciati affluire in seno al cattolicesimo sempre a scapito della verità evangelica.

Non è più tempo di continuare a prendersi in giro e a far finta che tutto vada bene. La chiesa cattolica ha le risorse per correggere la rotta e dare all'uomo di oggi le risposte spirituali per una vita rinnovata e di senso. Ma deve abbandonare la "politica" di tollerare ogni forma di paganesimo, dalle reliquie alla riesumazione di cadaveri, dalle indulgenze alle penitenze, dal culto dei morti alla beatificazione e santificazione di uomini e donne, ecc., per poter mantenere il controllo degli eventi e delle masse di credenti ingenui e in buona fede, forse anche per poter alimentare le proprie finanze. 

  

Cercare il volto di Cristo

Ma è proprio necessario vedere un lenzuolo con l'effigie di uno sconosciuto personaggio per cercare il volto di Gesù Cristo? E ammesso che quel volto sia di Gesù, veramente pensiamo che la nostra fede sia rafforzata da questa visione? Il vangelo di Luca ci riferisce che quando le donne andarono al sepolcro per ungere il corpo di Gesù con gli aromi, due uomini in vesti risplendenti dissero loro: "Perché cercate il vivente tra i morti? Egli non è qui, ma è risuscitato..."

(24, 1-5).

Questa domanda/affermazione deve guidare la fede di ogni cristiano. Gesù Cristo non è tra i morti, perché è vivo. Risorto, vivente! Il suo volto possiamo incontrarlo nel mondo dei vivi e non dei morti, e non è necessario fare dei pellegrinaggi di molti chilometri. La fede non si interessa ai morti, ma è sensibile verso il mondo dei vivi. Il volto di Gesù Cristo lo puoi vedere nei bambini   poveri e indifesi delle nostre città o di tanti paesi poveri del sud del mondo, nei diseredati che attraversano il mare per approdare a un pezzo di pane e di libertà, nelle donne costrette a prostituirsi per la vigliaccheria di uomini malvagi, negli operai che hanno perso il posto di lavoro ed hanno perso anche la speranza di una società giusta e solidale. Il volto di Gesù Cristo non è in un lenzuolo: è impresso negli uomini e nelle donne sofferenti di questo mondo, vicine o lontane!

Cercare il volto di Cristo non è stazionare dinanzi ad una reliquia, ma è orientare la propria vita nella direzione indicataci da Gesù: " In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l'avete fatto a me" (Matteo 25, 40).

 

Aldo Palladino

 

 

    

 

29 marzo 2010

Dichiarazione UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO
adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948

 

Preambolo

Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;

Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti dell'uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'umanità, e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godono della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell'uomo;

Considerato che è indispensabile che i diritti dell'uomo siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l'uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l'oppressione;

Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo dei rapporti amichevoli tra le Nazioni;

Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell'eguaglianza dei diritti dell'uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un migliore tenore di vita in una maggiore libertà;

Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l'osservanza universale dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;

Considerato che una concezione comune di questi diritti e di queste libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni;

 

L'Assemblea Generale
proclama

 

la presente Dichiarazione Universale dei Diritti Dell'Uomo come ideale da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo e ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l'insegnamento e l'educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l'universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.

 

Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione, di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

 

Articolo 2

  1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
  2. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale Paese o territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.

 

Articolo 3

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

 

Articolo 4

Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

 

Articolo 5

Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti.

 

Articolo 6

Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

 

Articolo 7

Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad un'eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad un'eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

 

Articolo 8

Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibiltà di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

 

Articolo 9

Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

 

Articolo 10

Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonchè della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.

 

Articolo 11

  1. Ogni individuo accusato di reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie per la sua difesa.
  2. Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetrato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà del pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.

 

Articolo 12

Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, nè a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

 

Articolo 13

  1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
  2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese.

 

Articolo 14

  1. Ogni individuo ha diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni.
  2. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l'individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

 

Articolo 15

  1. Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.
  2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, nè del diritto di mutare cittadinanza.

 

Articolo 16

  1. Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento.
  2. Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
  3. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.

 

Articolo 17

  1. Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà privata sua personale o in comune con gli altri.
  2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.

 

Articolo 18

Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.

 

Articolo 19

Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

 

Articolo 20

  1. Ogni individuo ha il diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.
  2. Nessuno può essere costretto a far parte di un'associazione.

 

Articolo 21

  1. Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio Paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.
  2. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio Paese.
  3. La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.

Articolo 22

Ogni individuo in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale nonchè alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

 

Articolo 23

  1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
  2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
  3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia un'esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, ad altri mezzi di protezione sociale.
  4. Ogni individuo ha il diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

 

Articolo 24

Ogni individuo ha il diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

 

Articolo 25

  1. Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.
  2. La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

 

Articolo 26

  1. Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione elementare deve essere obbligatoria.
    L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.
  2. L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.
  3. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta di istruzione da impartire ai loro figli.

 

Articolo 27

  1. Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.
  2. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.

 

Articolo 28

Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e la libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

 

Articolo 29

  1. Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.
  2. Nell'esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e della libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell'ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.
  3. Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e i principi delle Nazioni Unite.

 

Articolo 30

Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di qualsiasi Stato gruppo o persona di esercitare un'attività o di compiere un atto mirante alla distruzione dei diritti e delle libertà in essa enunciati.