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26 gennaio 2012

 

 

27 Gennaio: Giorno della Memoria

di  Aldo Palladino




Non dimenticare
Quando i soldati sovietici della Prima Armata del Fronte Ucraino sono entrati ad Auschwitz (nome tedesco di Oswiecin, una piccola città che si trova nel sud della Polonia) hanno toccato con mano l'esistenza della macchina della morte organizzata dai tedeschi per lo sterminio degli ebrei, dei Rom, dei Sinti, degli omosessuali, dei Polacchi e di altre popolazioni slave. Era il 27 gennaio 1945.
Auschwitz, Birkenau, Monowitz, erano i campi che costituivano insieme una sorta di metropoli della morte organizzata con camere a gas (chiamate "docce"), forni crematori, baracche, dove i prigionieri stazionavano prima di essere eliminati.
Il mondo ha visto e ha accertato le atrocità commesse. L'inferno era lì. Le tenebre più buie hanno avvolto l'umanità e sono scese possenti accecando le menti e il cuore dell'uomo.
Per definire lo sterminio nazista si è fatto ricorso al termine Shoah, che in primo momento si è tradotto "olocausto"; in seguito, poiché "olocausto" richiamava il concetto di sacrificio biblico che rischiava di legittimare quei terribili eventi di morte e di distruzione, si è tradotto Shoah con "catastrofe". In seguito il termine che meglio si adatta a quello che è avvenuto è "genocidio".
Scrive Elena Lowental: " Il Giorno della Memoria non vuole misconoscere gli altri genocidi di cui l'umanità è stata capace, né sostenere un'assai poco ambita «superiorità» del dolore ebraico. Non è infatti, un omaggio alle vittime, ma una presa di coscienza collettiva del fatto che l'uomo è stato capace di questo. Non è la pietà per i morti ad animarlo, ma la consapevolezza di quel che è accaduto. Che non deve più accadere, ma che in un passato ancora molto vicino a noi, nella civile e illuminata Europa, milioni di persone hanno permesso che accadesse".

15 gennaio 2012


Le benedizioni incredibili dell'essere in Cristo

di David Wilkerson



La chiesa oggi vive un tempo di grandiosa luce. Con così tanto insegnamento a nostra disposizione, lo Spirito Santo ci ha rivelato le incredibili benedizioni del lavoro di Gesù sulla croce.
Ma ci fu un tempo in cui il meraviglioso lavoro di Cristo era oscurato dal mondo. Quel periodo furono i Secoli Bui, quando il significato della croce era velato agli occhi dell'umanità.
Molti sermoni durante quel periodo erano focalizzati sull'ira di Dio e sulla dannazione. Papi e preti predicavano un vangelo di opere, e la gente inscenava delle finzioni cercando di trovare pace con Dio. Percorrevano chilometri alla volta di santuari, si inginocchiavano in adorazione davanti a icone di pietra e ripetevano lunghe preghiere. Ma queste cose incrementavano solo la cecità delle persone e oscuravano il comprendere di molti.
Anche oggi, nonostante l'insegnamento a disposizione, molti Cristiani non capiscono ancora degli aspetti importanti del lavoro di Cristo per noi. Vorrei concentrarmi su uno degli aspetti – cioè cosa significa "essere in Cristo".
Essere in Cristo è l'unico fondamento sul quale una vita santa può essere costruita. Senza questo fondamento ci rivolgiamo alla nostra carne per produrre santità in noi stessi. Ma la vera santità si ottiene solo conoscendo le ricchezze di Dio in Cristo Gesù.
"Infatti la grazia di Dio, salvifica per tutti gli uomini, si è manifestata, e ci insegna a rinunciare all'empietà e alle passioni mondane, per vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo" (Tito 2:11-12).
Solo la grazia di Dio può insegnarci come essere santi. Le opere non possono produrre santità. Solo afferrando le benedizioni che sono nostre essendo in Cristo costruiremo noi stessi su un fondamento solido: "Dio ha voluto far loro conoscere quale sia la ricchezza della gloria di questo mistero fra gli stranieri, cioè Cristo in voi, la speranza della gloria" (Colossesi1:27).
"Ecco il mio servo, io lo sosterrò; il mio eletto di cui mi compiaccio" (Isaia 42:1). Chi è questo eletto che Dio sostiene, sorvegliando ogni suo singolo passo?
Matteo ci risponde: "Gesù, appena fu battezzato, salì fuori dall'acqua; ed ecco i cieli si aprirono ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dai cieli che disse: Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto" (Matteo 3:16-17).
La parola Ebraica che traduce "sono compiaciuto" qui è "diletto". Dio stava dicendo essenzialmente, "La mia anima si diletta in mio Figlio, Gesù Cristo".
Sappiamo che in tutto l'Antico Testamento innumerevoli quantità di bestiame erano offerte al Signore come sacrifici. Ma nessuno di questi portava al Signore diletto. "Perché è impossibile che il sangue di tori e di capri tolga i peccati… Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato" (Ebrei 10:4-6).
Ma nel verso successivo leggiamo queste meravigliose parole di Gesù: "Ecco, vengo per fare, o Dio, la tua volontà" (10:7). Cristo è venuto sulla terra per fare quello che nessun sacrificio animale poteva fare: "Ecco perché Cristo, entrando nel mondo, disse: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, ma mi hai preparato un corpo" (10:5) .
Dio aveva preparato un corpo fisico per Gesù qui sulla terra che avrebbe provveduto al sacrificio perfetto per il peccato, una volta per sempre. "Anche Cristo ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurvi a Dio" (1 Pietro 3:18).
Il piano di Dio per la salvezza era semplice. Lui disse: "Manderò il mio unigenito Figlio come un liberatore. E dopo che lui sarà morto, risorto e starà davanti a me nella gloria, io riconoscerò solo lui".
Solo Cristo, che è la vera essenza di Dio, sarebbe potuto stare sempre davanti al Padre. Dio Padre avrebbe riconosciuto solo Cristo, il servo che in modo perfetto gli dava soddisfazione e gli piaceva. Il Signore ha detto: "Mio Figlio è l'unico valoroso agnello sacrificale. Lui radunerà a sé tutti quelli che sono stati separati da me a causa del peccato e li riconcilierà a me".
Ora, quando Gesù disse: "Un corpo è stato preparato per me" (Ebrei 10:5), intendeva non solo un corpo umano, ma anche un corpo spirituale. Questo corpo è fatto da tutti i credenti: "C'è un solo corpo" (Efesini 4:4) – e tutti quelli che sono "in Cristo" per fede sono nati nel suo corpo spirituale: "Noi siamo membra del suo corpo, della sua carne, e delle sue ossa" (5:30).
Ebbene, c'è un uomo fisico in cielo, Gesù, il Figlio, è seduto alla destra del Padre. Ma non è visto fisicamente in questo mondo. Il fatto è che, noi che costituiamo il corpo di Cristo, siamo il solo Gesù che il mondo vedrà sempre.
"Con che cosa verrò davanti all'Eterno e mi inchinerò davanti al Dio altissimo? Verrò davanti a Lui con olocausti, con vitelli di un anno? Gradirà l'Eterno migliaia di montoni o miriadi di rivi d'olio? Darò il mio primogenito per la mia trasgressione, il frutto delle mie viscere per il peccato della mia anima?" (Michea 6:6-7)
Gli Israeliti si ponevano una buona domanda: "Come poteva un essere umano avvicinarsi a un Dio santo? Come potremmo mai piacergli ed essere accettati da lui? Che tipo di sacrificio lui vuole da noi? Il nostro sangue, il nostro corpo, i nostri figli?"
Sappiamo che anche le nostre buone opere, una natura gentile e la generosità sono simili a sudici brandelli al cospetto di Dio. Allora, in che modo veniamo accettati da Dio? Paolo scrive: "Egli ci ha reso favoriti nel suo amato figlio" (Efesini1:6). Siamo accettati solo essendo "nel suo amato" – che è, in Cristo, una parte del suo corpo.
"Che nel dispensare la pienezza dei tempi,lui raccolga sotto un solo capo, tutte le cose, in Cristo, tanto quelle che sono nel cielo, quanto quelle che sono sulla terra (1:10). "Per mezzo di lui abbiamo gli uni e gli altri accesso al Padre in un medesimo Spirito" (2:18). Semplicemente, noi non abbiamo alcun accesso a Dio, se non nell'essere in Cristo.
Se hai dato il tuo cuore interamente a Gesù, avrai probabilmente dato voce alle stesse domande che Israele si fece: "Signore, come posso compiacerti? Non sono capace di stare davanti a te con i miei fallimenti e con le mie colpe. Ogni qual volta che penso che sto facendo dei progressi, faccio anche due passi indietro. Dovrei leggere di più la Bibbia, spendere più tempo in preghiera? Signore, che cosa vuoi da me?"
Dio risponde come lo ha fatto con Israele: "Non voglio nessuno dei tuoi sacrifici o buone opere. Riconosco solo l'opera di mio Figlio, che mi diletta e mi soddisfa. Ti ho già scelto come la sposa del mio amato Figlio".
"Vedi, io ti ho scelto da prima della creazione del mondo per essere sposata a lui. Io ti ho conquistato, ti ho corteggiato, e attraverso il mio Spirito ti ho portato in lui. Come potrei non dilettarmi nella sposa del mio amato figlio, la sposa che io stesso ho scelto? Non posso odiare la mia stessa carne".
Gesù pregò il Padre: "E tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in esse" (Giovanni 17:10). "L'amore del quale tu mi hai amato sia in loro e io in loro" (17:26). Cristo lo dice chiaramente: quando siamo uno in lui, noi godiamo dello stesso amore del Padre, di cui lui gode. Dio si diletta in noi così come si diletta nel proprio Figlio! Egli dice: "Io amo tutti coloro che sono nel mio Figlio, perché tutti quelli che sono suoi sono miei".
La Bibbia ci dice anche che Dio è nostro Padre così come è padre di Cristo. Gesù ha testimoniato: "Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e al Dio vostro" (Giovanni 20:17).
Vi state sforzando molto per piacere a Dio? State bene quando sentite che lo state rallegrando e diversamente quando pensate che lo stiate rattristando? Miei cari, dobbiamo anteporre i fatti ai sentimenti. E il fatto è il diletto di Dio in noi, che non ha niente a che fare con i nostri sforzi, la nostra interiorità o buone intenzioni. Ha tutto a che fare con la nostra fede.
Lo scrittore di "Ebrei" parla del vero nocciolo della questione. Ci dice che quando ci allontaniamo dalla dottrina fondamentale dell'essere accettati da Dio essendo in Cristo, noi ci allontaniamo da Dio e ritorniamo alla cecità della legge e della carne. "Noi che abbiamo creduto infatti entriamo in quel riposo… infatti chi entra nel riposo di Dio si riposa anche lui dalle proprie opere, come Dio si riposò dalle sue" (Ebrei 4:3-10). La scrittura lo dice chiaramente. La testimonianza della fede è il riposo.
In poche parole, l'unico modo per trasformare i nostri sforzi, le nostre fatiche, le nostre anime afflitte in uno stato di pace è l'essere convinti: "Io sono in Cristo - e in lui sono accettato da Dio e piaccio a Dio. In me lui si diletta, incurante se io mi senta su o giù. Non è importante come io mi senta, conosco la mia posizione in Cristo – so di essere seduto con lui in luoghi celesti".
Ci sono molte dimostrazioni sul fatto di essere "in Cristo". Permettetemi di mostrarvi tre fra le più chiare prove dalla Scrittura. (Sappiate che queste prove sono condizionate dalle seguenti: che vi siate pentiti dal peccato, che vi siate affidati a Cristo per la salvezza eterna, e che gli abbiate permesso di trasformarvi passando dall'oscurità nel suo regno di luce.)
1. Siete in Cristo se siete continuamente in un processo di rinnovamento. Quelli che sono "in Cristo" non restano fermi sull'esperienza della conversione. Piuttosto, costantemente reclamano di essere cambiati e rinnovati dallo Spirito Santo. La loro preghiera quotidiana è: "Signore, rimuovi da me tutto ciò che non ti piace. Modellami nell'immagine di tuo Figlio".
"Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco sono diventate nuove" (2 Corinzi 5:17). "Egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, mediante il lavacro della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo, che egli ha sparso abbondantemente su di noi, per mezzo di Cristo Gesù nostro Salvatore" (Tito 3:5-6).
"Rigenerazione" qui significa " fare di nuovo" o "far rivivere e creare qualcosa di nuovo". Paolo sta dicendo: "Lo Spirito Santo è a lavoro in voi, sta effettuando un rifacimento". Cristo ha lo Spirito Santo senza misura – e perché siamo parte del suo corpo, il Suo Spirito scende su ognuno di noi. Mentre siamo in Cristo, veniamo nutriti dal suo Spirito, realizzati nell'immagine di Gesù stesso.
2. Siete in Cristo se dirigete la vostra vita attraverso le Scritture. Riverite e temete la Parola di Dio? Vi specchiate giornalmente nella Bibbia per essere trasformati da essa?
"Ma chi osserva la sua parola, in lui l'amore di Dio è veramente completo: da questo conosciamo che siamo in lui" (1 Giovanni 2:5). Le scritture lo dicono chiaramente: noi sappiamo di essere in Cristo se amiamo la sua parola e obbediamo ad essa. E secondo Giovanni, questo è anche il modo in cui conosciamo l'amore di Dio perfezionato in noi.
Paolo scrisse: "Pregate per noi, perché la parola del Signore si spanda e sia glorificata come lo è tra di voi (2 Tessalonicesi 3:1). La frase "si spanda" significa "che non si imbatta in nessuna opposizione in voi". Paolo stava dicendo: "Leggendo o udendo la Parola di Dio, lasciate che essa vi governi. Onoratela e usatela come la legge della vostra vita. "
I Cristiani citano spesso questi verso: "Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" (Giovanni 8:32). Ma questa promessa dipende dal verso precedente: "Se perseverate nella mia parola siete veramente miei discepoli" (8:31).
La frase "se perseverate nella mia Parola" significa "se vivete nei miei comandamenti e li custodite". In altre parole: "Se siete in me, io vi rivelerò la mia verità. Ma non ve la rivelerò se non intendete vivere attraverso di essa. Conoscerete la verità solo dopo esservi impegnati ad obbedirla".
3. Siete in Cristo se la vostra fede è mista alla carità. Le Scritture dicono che se non avete carità, o amore incondizionato, non è possibile che siate in Cristo.
"Se avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare i monti, ma non avessi amore non sarei nulla" (1 Corinzi 13:2).
Puoi essere un valido predicatore, o un potente evangelista, puoi guarire gli altri per mezzo della tua fede, puoi muovere le montagne dicendo una sola parola, puoi insegnare la Parola di Dio con potenza e unzione, ma se non hai amore per gli altri, tutto questo non conta nulla.
Comunque "Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e il suo amore diventa perfetto in noi. Da questo conosciamo che rimaniamo in lui ed egli in noi, dal fatto che ci ha dato del suo Spirito" (1 Giovanni 4:12-13).
Se possiedi questo frutto, allora hai la prova evidente che Cristo risiede in te. E' questo: "L'amore … non si inasprisce" (1 Corinzi 13:4-5).
La parola greca per "inasprisce" è paraxuno. Viene dalla radice "aspro" e "veloce o improvviso". Ha anche una radice aggiuntiva che significa "vicino a qualcuno". Messi insieme, questi significati diventano completi: inasprirsi è perdere le staffe con commenti aspri, avere un temperamento collerico, e usarlo con qualcuno vicino a te.
La Bibbia ci sta dicendo, in effetti, "se sei in Cristo, allora ami incondizionatamente – e non sarai più facilmente provocato".
Io credo che le più grandi prove di questo frutto provengono da coloro che sono i più vicini a noi – il nostro coniuge, i nostri figli, i nostri amici. Allora, avete una miccia abbastanza corta? Con quanta facilità il vostro temperamento si infiamma? Se siete in Cristo, una voce insorgerà dentro di voi ogni volta che vi arrabbiate. Essa griderà: "Dio, aiutami. Spirito Santo, calmami!"
Potresti non essere perfetto. Ma se sei in Cristo, allora stai continuamente avendo a che fare con questo problema attraverso la potenza dello Spirito Santo. E la tua fede può essere totalmente accettata dal Padre, non importa quale sia il tuo sforzo - perché Cristo è in te.
E' tempo per te di gioire sulla tua posizione benedetta in Cristo. Sei l'amato figliolo del Padre celeste – sei il suo prezioso servo che è stato cambiato per sempre nell'immagine del suo Figlio – tutto perché Cristo è in te. Sii grato per questo incredibile regalo che è per te – e permetti a te stesso di essere trasformato dalla sua Parola e dal suo Spirito.
Alleluia!

Questa predicazione è stata tratta da www.worldchallenge.org/it/node/16215

22 dicembre 2011



Ai Lettori e alle Lettrici di questo Blog, gli Auguri di un sereno Natale e di un prospero Anno 2012

Aldo Palladino e la Redazione di "bibbia e teologia"




È Natale!

È Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.


È Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l'altro.


È Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.


È Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.


È Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.


È Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.
                        Madre Teresa di Calcutta
         

Il Natale visto da Gandhi
Non si dovrebbe celebrare la nascita di Cristo una volta all'anno, ma ogni giorno, perché Egli rivive in ognuno di noi. Gesù è nato e vissuto invano se non abbiamo imparato da lui a regolare la nostra vita sulla legge eterna dell'amore pieno. Là dove regna senza idea di vendetta e di violenza, il Cristo è vivo. Allora potremmo dire che il Cristo non nasce soltanto un giorno all'anno: è un avvenimento costante che può avverarsi in ognuna delle nostre vite. Quando la legge suprema dell'amore sarà capita e la sua pratica sarà universale, allora Dio regnerà sulla terra come regna in cielo. Il senso della vita consiste nello stabilire il Regno di Dio sulla terra, cioè nel proporre la sostituzione di una vita egoista, astiosa, violenta e irragionevole con una vita di amore, di fraternità, di libertà, di ragione. Quando sento cantare "gloria a Dio e pace in terra agli uomini di buona volontà" mi chiedo oggi come sia reso gloria a Dio e dove ci sia pace sulla terra. Finché la pace sarà una fame insaziata, finché noi non saremo riusciti a rinascere come uomini illuminati dallo Spirito, a instaurare con le persone rapporti autentici di comunione da cui siano estranei i sorrisi forzati, l'invidia, la gelosia, la falsa cortesia, la diplomazia, finché non avremo come senso della vita la ricerca della verità su noi stessi, del giusto, del bello, finché non saremo capaci di spogliarci dell'inautentico, di ciò che abbiamo di troppo a spese di coloro che non hanno niente, finché continueremo a calpestare i nostri sogni più belli e più profondi, il Cristo non sarà mai nato.
Quando la pace autentica si sarà affermata, quando avremo sradicato la violenza dalla nostra civiltà, solo allora noi diremo che "Cristo è nato in mezzo a noi". Allora non penseremo tanto ad un giorno che è un anniversario, ma ad un evento che può realizzarsi in tutta la nostra vita. Se dunque si augura un "buon Natale" senza dare un senso profondo a questa frase, tale augurio resta una semplice formula vuota.

                                                                          Mahatma Gandhi


Una riflessione sul Natale

di Dietrich Bonhoeffer


«Nel Natale si parla della nascita di un bambino, non dell’azione rivoluzionaria di un uomo forte, non dell’audace scoperta di un sapiente, non dell’opera pia di un santo. C’è veramente il capovolgimento di ogni logica: è la nascita di un bambino che opererà la svolta decisiva di tutte le cose, che apporterà all’intera umanità salvezza e redenzione. Ciò per cui si sono affaticati invano sovrani e uomini di stato, filosofi e artisti, fondatori di religioni e maestri di morale, ecco ora si compie attraverso un neonato. Come a confondere gli sforzi e le imprese dei potenti, al cuore della storia universale viene posto un bambino. Un bambino nato dagli uomini, un figlio dato da Dio. Ecco il segreto della salvezza del mondo; vi sono qui racchiusi tutto il passato e tutto il futuro. L’infinita misericordia del Dio onnipotente viene a visitarci, si abbassa sino a noi sotto la forma di un bambino, suo Figlio. Che sia nato per noi questo bambino, che ci sia stato dato questo figlio, che questo figlio degli uomini, questo Figlio di Dio mi appartenga, che io lo conosca, lo abbia, lo ami, che io sia suo ed egli sia mio: è da questo ormai che dipende la mia vita. Un bambino tiene la nostra vita nella sua mano».



17 dicembre 2011


Isaia 61: 1-11
 "La parola che si compie oggi"
Predicazione del Past. Paolo Ribet

Tempio valdese – C.so Vittorio Enanuele II, 23 – Torino
Domenica, 11 dicembre 2011

Il testo biblico
1 Lo spirito del Signore, di DIO, è su di me,
perché il SIGNORE mi ha unto per recare una buona notizia agli umili;
mi ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore spezzato,
per proclamare la libertà a quelli che sono schiavi,
l'apertura del carcere ai prigionieri,
2 per proclamare l'anno di grazia del SIGNORE,
il giorno di vendetta del nostro Dio;
per consolare tutti quelli che sono afflitti;
3 per mettere, per dare agli afflitti di Sion
un diadema invece di cenere,
olio di gioia invece di dolore,
il mantello di lode invece di uno spirito abbattuto,
affinché siano chiamati querce di giustizia,
la piantagione del SIGNORE per mostrare la sua gloria.
4 Essi ricostruiranno sulle antiche rovine,
rialzeranno i luoghi desolati nel passato,
rinnoveranno le città devastate,
i luoghi desolati delle trascorse generazioni.
5 Là gli stranieri pascoleranno le vostre greggi,
i figli dello straniero saranno i vostri agricoltori e i vostri viticultori.
6 Ma voi sarete chiamati sacerdoti del SIGNORE,
la gente vi chiamerà ministri del nostro Dio;
voi mangerete le ricchezze delle nazioni,
a voi toccherà la loro gloria.
7 Invece della vostra vergogna, avrete una parte doppia;
invece di infamia, esulterete della vostra sorte.
Sì, nel loro paese possederanno il doppio
e avranno felicità eterna.
8 Poiché io, il SIGNORE, amo la giustizia,
odio la rapina, frutto d'iniquità;
io darò loro fedelmente la ricompensa
e stabilirò con loro un patto eterno.
9 La loro razza sarà conosciuta fra le nazioni,
la loro discendenza, fra i popoli;
tutti quelli che li vedranno riconosceranno
che sono una razza benedetta dal SIGNORE.
10 Io mi rallegrerò grandemente nel SIGNORE,
l'anima mia esulterà nel mio Dio;
poiché egli mi ha rivestito delle vesti della salvezza,
mi ha avvolto nel mantello della giustizia,
come uno sposo che si adorna di un diadema,
come una sposa che si adorna dei suoi gioielli.
11 Sì, come la terra produce la sua vegetazione
e come un giardino fa germogliare le sue semenze,
così il Signore, DIO, farà germogliare la giustizia e la lode
davanti a tutte le nazioni.

1. Vi sono molti modi di leggere la Bibbia ed in particolare i profeti. Due in particolare, fra questi modi, mi sembrano pericolosi o per lo meno destinati a non portare da nessuna parte: il primo è leggerla come un insieme di vaticini, di frasi staccate da ogni contesto storico e temporale, validi per ogni tempo – ma ci si domanda che senso potessero avere le parole profetiche per i loro primi ascoltatori. Il secondo modo, opposto al primo, è di vedere queste stesse parole come valide soltanto per il tempo in cui furono profferite – ma allora la domanda è quale senso possono avere per noi oggi. Io credo che il nostro compito sia quello, non facile, di comprendere le parole per il tempo in cui furono pronunciate, per cogliere in esse, con l'aiuto dello Spirito Santo, il senso per noi. È ciò che fa Gesù quando nella sinagoga di Nazareth legge le prime parole di Isaia 61 e le commenta dicendo: «Oggi si compie questa parola e voi l'udite» (Luca 4: 16–30). Qui e ora, "oggi", questo evangelo, dice Gesù, non è solo promessa, ma è realtà, viene messo in atto, oggi lo Spirito della profezia e lo Spirito del compimento sono uno, i tempi sono tempi nuovi. Questo "oggi" parla della contemporaneità del messaggio profetico che parla attraverso lo Spirito. Questo è l'oggi proclamato. Gli uomini possono avere parte all'anno accettevole del Signore solo se essi accettano colui che lo annuncia e lo porta.

2. Questo è il percorso che cercheremo di cogliere questa ma
ttina.                                                                                                        Nei capitoli 56 – 66 del libro di Isaia si riconosce, ormai da molti anni, la mano di un autore vissuto in Israele dopo il ritorno dall'esilio di Babilonia. Questo profeta sconosciuto viene generalmente definito come il "Terzo Isaia". Egli predica in una situazione difficile, quando le grandi aspettative nate dalla fine del giogo babilonese si sono scontrate con la dura realtà della ricostruzione, quando l'opera di riedificazione delle città e di ritessitura del tessuto sociale si dimostra ben più ardua di quanto si fosse sognato nei giorni radiosi della liberazione. Tornando da Babilonia, molti ebrei credettero di sognare ("quando il Signore cambiò le sorti di Sion, ci sembrava di sognare. La nostra bocca si riempiva di canti, la nostra lingua di gioia" – Salmo 126 1-2), ma quando arrivarono a Gerusalemme si scontrarono con la dura realtà: le città erano semidistrutte, i campi erano stati occupati da altri che non avevano nessuna intenzione di andarsene per lasciarli agli antichi proprietari, i popoli vicini non avevano nessuna voglia di veder crescere accanto a loro un potenziale nemico... Insomma, esistevano tutte le condizioni perché l'entusiasmo iniziale si trasformasse in delusione e disperazione. Se vogliamo fare un parallelo col nostro tempo, possiamo dire che dopo i tempi di crescita economica e di progresso sociale nel nostro Paese, ci rendiamo conto che la crescita non può durare in eterno e, dopo una fase positiva, segue una fase di recessione, con conseguente impoverimento della gente – che porta con sé delusione e depressione.

3. Eppure, il profeta ha ricevuto il mandato di predicare la gioia e la liberazione proprio in una situazione di quel tipo e a questo mandato deve rispondere:
Il profeta riceve una vocazione, egli è unto per portare un messaggio specifico: il giubileo, l'anno di grazia del Signore.
Alla vocazione fa seguito una promessa: la ricostruzione riuscirà, e ad essa parteciperanno anche degli stranieri – è una dimensione nuova quella che si apre dinanzi al profeta ed al popolo che egli incarna.
Segue l'incoraggiamento: al di là delle difficoltà, occorre andare avanti. In tempo di crisi abbiamo bisogno di ravvedimento, di consolazione e di visione.    Il capitolo si conclude con il canto di lode: è la risposta dei salvati, di coloro che sono stati raggiunti da questo messaggio di grazia.

4. Riprendendo il discorso che si faceva all'inizio,  proprio perché noi leggiamo la Bibbia in modo storico e non atemporale, dobbiamo anche domandarci perché debbano aver valore delle parole pronunciate tanto tempo fa ed in un contesto diverso dal nostro. La risposta non è semplice, né da dire né da accettare: la Parola di Dio è contenuta in quella parola umana ed essa esprime la volontà di salvezza di Dio nei nostri confronti oggi come allora. Essa ci dice l'attitudine di Dio nei confronti dell'umanità ed esprime il suo evangelo, il suo messaggio di salvezza. Noi diventiamo in qualche modo contemporanei del profeta e lui diventa contemporaneo nostro... E noi leggiamo le parole del Terzo Isaia durante l'Avvento, che è il tempo della preparazione a una realtà nuova che sta per compiersi. Ora sta a noi prepararci a edificare questa realtà nuova.

5. Ma attenzione, quello che si sta compiendo è appunto un tempo nuovo, non è e non vuole essere semplicemente la ripetizione dell'antico. La predicazione del Terzo Isaia, infatti, ha la stessa potenza eversiva del Cantico di Maria (Luca 1: 46 e ss.), che abbiamo letto insieme al testo di Isaia.
Il mondo viene rovesciato dall'intervento di Dio: il lieto messaggio della liberazione viene infatti indirizzato ai poveri, a coloro che hanno perso tutto, che sono stati imprigionati per debiti. Perché il Regno di Dio non è il regno dell'uomo ... un po' aggiustato: è il suo rovesciamento. Là dove vinceva l'egoismo, ora regna l'amore. Là dove regnava il degrado, ora vince la salvezza. Per questo, parlando a Nazareth a partire da questi versetti, Gesù può dire: «Oggi si avvera questa profezia!»
Il tempo dell'Avvento annuncia che questo "oggi" sta arrivando e noi siamo chiamati a costruirlo, come i contemporanei del profeta.

                                                             Paolo Ribet

Tratto dal sito http://www.torinovaldese/.org  

06 dicembre 2011

La manovra economica non "evangelica" di Mario Monti
di Aldo Palladino

Ormai i giochi sono fatti. E ciò che stupisce è che più volte il neo Presidente del Consiglio ha affermato che uno dei criteri che avrebbe ispirato la sua manovra sarebbe stata l'equità. Gli Italiani avevano esultato e avevano cominciato a sperare in una giustizia sociale da tempo attesa. L'illusione è durata poco, perché la manovra ha colpito i più poveri e i più deboli.
Ho l'impressione che il cattolico Monti, nonostante vada sempre in chiesa, non abbia assimilato la parola evangelica che invita a sostenere i poveri e a lavorare perché il Regno di Dio possa essere affermato attraverso l'attività di uomini di buona volontà disposti a gettare le basi per una società in cui si pratichi la giustizia, la verità, la solidarietà.
Questa manovra economica chiede sacrifici a lavoratori e pensionati, ma non tocca un centesimo sui grandi patrimoni.
Viene dunque da pensare che Monti si sia piegato alle imposizioni del partito di Berlusconi, quel PDL che, come sappiamo, ha sempre difeso evasori fiscali e ricchi, e che ha posto come condizione per il suo appoggio al nuovo Governo quella di non introdurre la tassa sui grandi patrimoni e di non osteggiare le televisioni Mediaset.
Come mai non si toccano i ricchi nelle manovre economiche dei nostri governi?                      
Perché si toccano gli interessi dei poteri forti, che hanno come unico obiettivo di accrescere il proprio potere occulto e di affermare la propria ideologia capitalistica per il raggiungimento dei propri interessi. Di solito due sono i motivi che inducono i governanti a piegarsi a quei poteri: la paura o la connivenza. Vorrei non pensare questo per il neo Presidente del Consiglio, che è uomo di alta statura morale, ma le sue scelte economiche parlano da sole e ci portano a pensare che deve ancora lavorare molto per essere dalla parte della maggioranza degli italiani. Questa era una occasione per affermare un cambiamento radicale degli indirizzi di politica economica, ma la storia di un vero cambiamento "evangelico" della società italiana deve ancora affermarsi. Perché l'italiano è "cattolico" senza conoscere l'Evangelo di Gesù Cristo, senza conoscere la Bibbia. 
                                                                            Aldo Palladino
                             

19 ottobre 2011

Passi verso la maturità spirituale

Meditazione di Aldo  Palladino

Testo biblico: Ef. 4: 11-15; 2 Pt. 3: 18


I due testi biblici
11 È lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, 12 per il perfezionamento dei santi in vista dell'opera del ministero e dell'edificazione del corpo di Cristo, 13 fino a che tutti giungiamo all'unità della fede e della piena conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomini fatti, all'altezza della statura perfetta di Cristo; 14 affinché non siamo più come bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina per la frode degli uomini, per l'astuzia loro nelle arti seduttrici dell'errore; 15 ma, seguendo la verità nell'amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo (Ef. 4:11-15).
…ma crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. A lui sia la gloria, ora e in eterno. Amen (2 Pt. 3:18).
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Il testo della meditazione di oggi ha come tema la crescita ovvero come si diventa un cristiano o una cristiana spiritualmente maturi.
Ve la propone una persona che matura non è e che prima di predicare agli altri sulla maturità cristiana ha ricevuto dal Signore un invito a crescere sempre di più. D'altra parte non si può parlare agli altri se prima la Parola non ha parlato a noi. 
Siamo molto interessati al nostro progresso personale in ogni campo della nostra vita, economica, sociale, culturale. Impieghiamo molte energie e facciamo immensi sforzi e sacrifici pur di realizzare i nostri desideri, i nostri sogni per una vita più sicura e più felice, per noi e per i nostri figli, ma bisogna aggiungere nell'orizzonte della nostra materialità anche una vita spirituale.
       Noi sappiamo che la volontà di Dio per ogni credente è la crescita spirituale con l'obiettivo di perseguire una maturità spirituale. Questa è una delle più importanti priorità che la Parola di Dio richiede ad ogni convertito.
Come abbiamo letto: "Crescere in ogni cosa verso Colui che è il capo, cioè Cristo" (15).
Il desiderio di Dio per noi è quello di farci diventare simili a Gesù. Infatti Paolo dice: "Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli" (Rom. 8:29).



CONSIDERAZIONI GENERALI SULLA CRESCITA

La crescita spirituale non è automatica
Come la crescita psicofisica di un bambino avviene se si prestano delle cure particolari (allattamento, attenzioni affettive, ecc.) così avviene per il cristiano appena convertito. Egli ha bisogno di essere seguito in ogni sua fase di crescita, perché la crescita spirituale non è un fatto automatico. Frequentare il culto della domenica mattina è giusto, ma non basta per crescere. Né basta essere convertiti da tanto tempo.
       Nelle chiese ci sono tanti credenti,  anche anziani di età che sono dei neonati spirituali, come dice l'epistola agli Ebrei: "Infatti, dopo tanto tempo dovreste essere già maestri; invece avete di nuovo bisogno che vi siano insegnati i primi oracoli di Dio; siete giunti al punto che avete bisogno di latte e non di cibo solido" (Eb. 5:12).
       Nella chiesa si può invecchiare rimanendo bambini. E questo non è sano.
Quando si verifica questo è perché non c'è stato o non c'è nella chiesa un programma che aiuti il neoconvertito a crescere. Non solo. C'è da dire che molti credenti non vogliono diventare maturi, preferiscono rimanere bambini, perché essere maturi comporta responsabilità e impegni seri.
Dunque, nella chiesa occorre avviare dei programmi per attivare dei processi di crescita. Ciò richiede da parte di tutti un impegno a voler crescere. Non bastano i programmi: occorre anche la volontà di ognuno a seguire dei percorsi verso la maturità spirituale.
Paolo dice: "Adoperatevi al compimento della vostra salvezza con timore e tremore; infatti è Dio che produce in voi il volere e l'agire, secondo il suo disegno benevolo" (Fil. 2:12-13). Gesù ha realizzato la nostra salvezza, ma noi dobbiamo collaborare crescendo in essa, non per essere salvati (noi non possiamo aggiungere nulla all'opera della croce), ma perché siamo stati salvati.

La crescita spirituale è per tutti
La crescita spirituale non è riservata a specialisti o a persone superdotate: è per tutto il popolo di Dio.

La maturità spirituale non è istantanea
La crescita spirituale è un processo fatto di varie tappe che richiede tempo. E' un cammino che dura tutta la vita. Quindi, impegno continuo.

La maturità cristiana non è una somma di concetti biblici teorici: si manifesta nella vita pratica
L'inizio del cammino di crescita per la maturità spirituale ha come fondamento la conoscenza della Bibbia, ma la maturità cristiana non consiste solamente nella conoscenza biblica. La maturità cristiana non è solo questione di credenze, di convinzioni, ma dipende anche dalla condotta personale, dal carattere plasmato e modellato dallo Spirito santo, dall'assimilazione di nuove abitudini di vita, di un modo di pensare rinnovato, dal cambiamento del nostro stile di vita che deve essere consacrato e impegnato.

Giacomo 2:17-18 afferma: "Così è della fede; se non ha opere è per se stessa morta. Anzi uno piuttosto dirà: "Tu hai fede, e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede".

1 Giovanni 3: 18 ci ricorda: "Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità".

Paolo ha insegnato le dottrine fondamentali del cristianesimo, ma ha sempre unito fede/credo ed etica, insegnamento e condotta. Non ha mai pensato ad un sistema di idee disgiunto dalla vita. Per l'apostolo Paolo il cristianesimo non è una filosofia: è una relazione, un rapporto che si realizza nella vita di ogni giorno col Signore e con la comunità ecclesiale e sociale nelle quali viviamo.

Gesù disse: "Li riconoscerete dai loro frutti" (Mt. 7:16). Tutto l'evangelo del nostro Signore è uno specchio  in cui ognuno può guardarsi e riconoscere quale immagine porta di quell'evangelo nella sua vita.


La maturità spirituale si nutre di relazioni fraterne
Le Scritture sanciscono senza mezzi termini che la nuova vita in Cristo significa far parte di un corpo, la chiesa, nella quale si è membri gli uni degli altri (Rom. 12: 4-5) in quella vita di relazioni fraterne dove la nostra fede personale e la nostra comunione vengono messi alla prova.

1 Giovanni 1:7 ci ricorda: "Se camminiamo nella luce, com'egli è nella luce, abbiamo comunione l'uno con l'altro".
Leggi anche 1 Giovanni 3:14, 4:.20.

Un credente maturo deve avere relazioni con altri cristiani (1 Giovanni 4: 20).
La qualità della nostra relazione con Cristo dipende in buona parte anche dalla qualità della relazione con i nostri fratelli.
"Il Signore vi faccia crescere e abbondare in amore gli uni verso gli altri e verso tutti, come anche noi abbondiamo verso di voi"  (1 Tess. 3: 12).

La maturità spirituale coinvolge il cristiano nello spirito, nell'anima e nel corpo
La forma del credente che viene fuori dal tipo di educazione che viene data nelle nostre chiese è una persona con una grande testa e con un corpo striminzito. Questo perché oltre all'insegnamento biblico non vengono fortemente sviluppate altre attività che rientrano nella sfera emotiva e relazionale dei credenti (canto, musica, adorazione, comunione, evangelizzazione, cura pastorale, ospitalità, ecc.).
Nella nostra vita spirituale non siamo chiamati a nutrire dottrinalmente soltanto il cervello, ma occorre sviluppare tutte quelle forme di servizio e di comunione che mettono in azione in nostro corpo. Non solo, dunque, il nostro cuore e la nostra mente, ma anche il nostro corpo per Cristo (Rom. 12:1-2).
L'equilibrio dello sviluppo della nostra intera persona, spirito, anima e corpo (1 Tess. 5:23) è argomento trattato nella bibbia (1 Tess. 4: 4-5) e ci coinvolge.



LE TAPPE DEL CAMMINO VERSO LA MATURITA' SPIRITUALE

Quali sono le tappe fondamentali per intraprendere questo cammino di crescita verso la maturità spirituale?

1.    Conoscere la bibbia (cuore e mente in azione)
2.    Imparare a ricercare il punto di vista di Dio nei fatti della nostra vita, cioè comprendere la volontà di Dio e sottomettervi
3.    Ricercare la pienezza dello Spirito santo (consacrazione)
4.    Sviluppare il carattere di Cristo (Cristo in me)


Per ognuno di questi temi occorrerebbe una meditazione più approfondita. Oggi mi limito ad anticiparne qualche elemento fondamentale.


1.     Conoscere la bibbia (cuore e mente in azione)
       (Lc. 24:27, 32, 45; giov. 5:39; At. 17:11; 2 Tim. 3:16)

Non è possibile iniziare alcun percorso formativo di crescita spirituale senza conoscere la bibbia. Sembra un fatto scontato questo, ma non lo è. Tanti credenti preferiscono leggere altri libri o libri che hanno attinenza con la bibbia e trascurano la semplice lettura della bibbia.
Tanti altri credenti si limitano soltanto a leggere la bibbia senza farne oggetto di studio, di meditazione, di ricerca.
Nella chiesa, dunque, occorrono programmi per la conoscenza della Parola di Dio in modo approfondito per far crescere sia i neo convertiti sia i vecchi membri di chiesa. Con l'attenzione, però, di sviluppare in tale persone l'impegno a vivere ogni giorno i valori e i principi divini appresi nella Scrittura.
Avere nelle chiese dei credenti con una grande conoscenza della bibbia, ma senza amore per il prossimo, pieni di sé e di giudizio, non fa una buona pubblicità alla bibbia stessa, anzi allontana le persone dalla Scrittura e dalle chiese.
Ricordiamoci che l'apostolo Paolo diceva: "La conoscenza gonfia, ma l'amore edifica" (1 Cor. 8:1).

Mettiamo dunque al centro della vita della chiesa e della nostra vita personale la Parola di Dio, ma attenti all'uso che ne facciamo! Se non la mettiamo in pratica o ne facciamo un'errata applicazione, commettiamo peccato.



2.    Imparare a ricercare il punto di vista di Dio  nei fatti della nostra vita, cioè comprendere la volontà di Dio e sottomettervi

L'applicazione ai fatti della nostra vita del punto di vista di Dio è una tappa importante della nostra crescita spirituale.
La conoscenza biblica ci insegna cosa Dio ha detto e fatto, ma la ricerca del punto di vista di Dio ci fa conoscere anche il "perché" Dio ha detto e fatto in quel modo. E questo è utile per comprendere il testo biblico con una maggiore profondità per meglio capire le vie di Dio per noi, per amarlo di più, e per essere meglio equipaggiati ad affrontare le difficoltà nella vita.

Il testo che abbiamo letto ci ricorda: "Affinché non siamo più come bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina per la frode degli uomini, per l'astuzia loro nelle arti seduttrici dell'errore" (Ef. 4:14).

"Siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà" (Rom. 12: 2).


3.    Ricercare la pienezza dello Spirito santo

Gli ostacoli alla realizzazione della pienezza dello Spirito Santo nella nostra vita sono due: il nostro temperamento e le nostre abitudini legate alla vecchia natura. Lo Spirito santo è venuto a dimorare in noi dal momento della nostra conversione, ma la sua azione in noi è terribilmente frenata e ostacolata da noi stessi. Evidentemente c'è ancora da lavorare dentro di noi. Ed è per questo che le parole di Paolo "Siate ricolmi di Spirito" (Ef. 5:18) e "camminate secondo lo Spirito" (Gal. 5:16) suonano come un'esortazione a rivedere il nostro cammino e ad impegnarci a vivere in novità di vita, pieni di amore e di passione per le cose del Signore, nella chiesa e fuori della chiesa.
Ricercare la pienezza dello Spirito Santo significa, dunque, dare la priorità a Dio in tutti i nostri programmi, eliminare gli idoli vani della nostra esistenza, donarsi  totalmente per sostenere la Sua opera, vivere una vita di preghiera e di contatto con Dio, amare il prossimo, fare del bene a tutti, avere obiettivi e motivazioni in vista del regno di Dio.


4. Sviluppare il carattere di Cristo (Cristo in me)

La Scrittura ci insegna che il nostro io, il nostro carattere è la grande roccaforte che oppone resistenza all'azione dello Spirito Santo. Quando diamo il nostro cuore a Cristo, la nuova Vita entra in noi, ma irrompe in noi rispettando la nostra libertà e i nostri desideri.
Cosa ci rende restii al grande cambiamento nella nostra vita?

Forse il fatto di avere accolto Gesù in modo formale o per tradizione di famiglia, senza avere avuto un reale incontro con Lui.
Forse abbiamo accolto Gesù con delle riserve mentali per cui non ci siamo veramente schierati per Lui e lo abbiamo relegato in un angolino della nostra vita.
Sviluppare il carattere di Cristo in noi comporta assumere nella nostra vita valori e principi nuovi, significa orientare il nostro pensiero e il nostro cuore secondo la mente e il cuore del Signore.
Per questo non sono cambiato. Perché Gesù veramente non ancora vive pienamente in me. Lo tengo ancora un po' fuori dalla mia vita e lo lascio entrare solo quando ne ho bisogno. Questa non è fede genuina, è fede utilitaristica.
Paolo e tanti credenti hanno deciso per Gesù nella loro vita.
E' venuto il momento anche per noi di prendere una decisione personale profonda di impegno e di servizio, di adorazione del nostro Signore e Dio.

Quando Gesù vive in me, la preghiera si eleva spontanea, la lode e l'adorazione prorompono senza freni, chi ci sta intorno è visto come l'oggetto della misericordia e della grazia di Dio, quindi accolto senza pregiudizi e senza paure, la predicazione dell'Evangelo diviene obiettivo primario del nostro servizio, aiutare chi è nel bisogno diventa un impegno che risponde al desiderio del Signore di fare del bene a tutti, a cominciare da quelli di casa nostra.
Quando Gesù vive in me, tutta la spazzatura dentro e fuori di noi viene buttata via. Il nostro cuore si purifica.
Quando Gesù vive in me, Egli è l'unico riferimento e modello cui il nostro cuore aspira, perché abbiamo realizzato in noi la forza della sua azione redentrice e liberatrice che dà valore alla nostra vita, presente e futura. 
Quando Gesù vive in me, le cose vecchie sono passate, ecco tutto è diventato nuovo, in una nuova luce e in una nuova ottica.
Gesù ci ama.
Egli personifica il regno di Dio, che è diventato vicino, che è dentro di noi.
Amiamolo con tutto il nostro cuore, perché ha dato la sua vita per noi!

Leggere Col. 3: 12-17.
                                                                                                          Aldo Palladino