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giovedì 10 gennaio 2008

     
   Salmo 24
    LA NOSTRA VITA PER OPERA DI DIO,
DAVANTI A DIO E CON DIO
  Meditazione di Aldo Palladino


Il testo biblico con suddivisione tematica

a) 1 Al SIGNORE appartiene la terra e tutto quel che è in essa, il mondo e i suoi abitanti.
    2 Poiché egli l'ha fondata sui mari, e l'ha stabilita sui fiumi.

b) 3 Chi salirà al monte del SIGNORE?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
4 L'uomo innocente di mani e puro di cuore,
che non eleva l'animo a vanità
e non giura con il proposito di ingannare.
5 Egli riceverà benedizione dal SIGNORE,
giustizia dal Dio della sua salvezza.
6 Tale è la generazione di quelli che lo cercano,
di quelli che cercano il tuo volto, o Dio di Giacobbe.

c) 7 O porte, alzate i vostri frontoni;
e voi, porte eterne, alzatevi;
e il Re di gloria entrerà.
8 Chi è questo Re di gloria?
È il SIGNORE, forte e potente,
il SIGNORE potente in battaglia.
9 O porte, alzate i vostri frontoni;
alzatevi, o porte eterne,
e il Re di gloria entrerà.
10 Chi è questo Re di gloria?
È il SIGNORE degli eserciti;
egli è il Re di gloria.


Care sorelle, cari fratelli,
il salmo 24 che abbiamo letto è uno dei documenti più antichi della liturgia ebraica, che ha come sfondo il rituale dell'ingresso dell'arca nel tempio di Gerusalemme. È un rituale che intende celebrare il ritorno della gloria di Dio dopo la sua "assenza" dovuta  all'esilio.
È un testo variamente interpretato nel corso della storia. C'è chi vi ha visto il tema dell'innocenza morale per accedere alla comunità liturgica. Chi vi ha visto una riproduzione dell'ascensione di Cristo al cielo. Chi vi ha visto l'incarnazione del Re di gloria, interpretando l'ingresso dell'arca nel tempio come l'apparire di Cristo nell'umanità con la sua nascita in mezzo a noi.
Ad una lettura attenta di questo salmo, nella sua attuale redazione, scopriamo che esso è articolato in tre parti che originariamente dovevano essere indipendenti, ma che poi sono state messe insieme in modo ben coordinato.
La prima parte (1-2) è un inno al Creatore e Signore del mondo.
La seconda parte (3-6) è un elenco delle condizioni morali per accedere al culto nel tempio.
La terza parte (7-10) è un inno trionfale, dialogato, che descrive l'ingresso del re di gloria nel tempio.
In effetti, il salmo risponde a tre precise domande:
1.      chi ha la sovranità e il diritto di proprietà sul creato?
2.  chi ha diritto di salire al monte dell'Eterno ed è degno di stare alla presenza di Dio?
3.      chi ha diritto a regnare su di noi?
Anche nel salmo 15 ritroviamo le stesse domande. E questo ci fa pensare come Davide fosse fortemente coinvolto in questa tematica.

PRIMA DOMANDA
Chi ha il diritto di sovranità e di proprietà su tutto il creato?

La risposta a questa domanda è la confessione di fede di Davide sulla signoria dell'Eterno, che è uno dei primi articoli della teologia ebraica.
Essa appare anche nella poesia ebraica (1 Sam. 2, 8, Es. 15; Salmo 19,1), nei salmi (50, 12; 74, 16-17; 89, 11-12; 95, 4-5; 97,5) e nella predicazione profetica (Is. 34,1; Ger. 8, 16; 47, 2; Ez. 19, 7; 30, 12; Mi. 1, 2) e deuteronomica (1, 4; 33, 16).
In questa confessione di fede, Dio è all'origine di tutto ed ha ogni diritto su tutta la creazione: "Al SIGNORE appartiene la terra e tutto quel che è in essa, il mondo e i suoi abitanti" (1).

E noi di conseguenza apparteniamo al Signore che ci ha creati.
Prima di appartenere ai nostri genitori, alla nostra famiglia, a nostra moglie o a nostro marito, prima di appartenere o non a chicchessia, in ogni caso è certo che noi  apparteniamo a Dio .
Ogni essere umano appartiene a Dio, perché è creazione ad immagine e somiglianza di Dio (Gen. 1, 26-27; 1 Cor. 10, 26), e in virtù di questa nobile appartenenza il compito della creatura è di avere rispetto di quanto ci è stato consegnato .
Dice il Signore: "La terra è mia e voi state da me come stranieri e ospiti" (Lev. 25, 23).

Il nostro testo afferma, inoltre, che Dio "ha fondato la terra sui mari e l'ha stabilita sui fiumi" (2), mari e fiumi che sono simbolo della fragilità, della instabilità con cui l'uomo deve confrontarsi nella sua vita . Ma ciò che rimane stabile è l'azione di Dio che con la sua parola celebra la vittoria sulle forze distruttrici del caos e della morte. "Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno" (Lc. 21, 33).

SECONDA DOMANDA
Chi di noi ha il diritto di salire al monte dell'Eterno ed è degno di stare alla sua presenza, dinanzi alla sua santità?
   

Il salmista risponde disegnando un uomo che risponda a tre condizioni (4):
a)      prima condizione: "…innocente di mani   e puro di cuore;
b)      seconda condizione: " che non eleva l'animo a vanità";
c)       terza condizione: " e non giura con il proposito di ingannare" .
Le mani rappresentano l'azione, il cuore l'intenzione, la volontà, cioè tutto l'essere dell'uomo orientato verso Dio e la sua legge. E tutte due insieme rappresentano l'essere umano nelle sue scelte religiose, morali e sociali.
La seconda condizione (verticale): "che non eleva l'animo a vanità" esprime una vita religiosa e spirituale che sia contro ogni forma di idolatria e che ponga Dio al centro della esistenza. E' una scelta di comunione con Dio (Salmo 31, 7; Os. 4, 8).
La terza condizione (orizzontale): "e non giura con il proposito di ingannare" esprime la vita dell'uomo nella dimensione sociale della morale che trova nel decalogo la sua prescrizione: "Non attestare il falso contro il tuo prossimo" (Es. 20, 16 e Deut. 5, 20).
Secondo la legge, l'uomo fedele alla morale dell'alleanza può far parte della comunità liturgica ed entrare nel tempio. Ma quanto allo stare davanti alla santità di Dio, egli dovrà ricevere la benedizione e la giustizia salvifica, che non dipende dalle sue buone azioni ed opere, neanche dalla sua integrità morale, ma esclusivamente da un atto di grazia di Dio .

Care sorelle, cari fratelli,
Ma quale uomo ha i requisiti per essere dichiarato degno di stare alla presenza di Dio?
Chi potrà salire al monte santo, chi potrà stare nel suo luogo santo (3) a pieno diritto?

L'apostolo Paolo nell'epistola ai Romani mette a nudo la natura umana e afferma che gli tutti gli uomini sono: "…ricolmi di ogni ingiustizia, malvagità, cupidigia, malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di contesa, di frode, di malignità; calunniatori, maldicenti, abominevoli a Dio, insolenti, superbi, vanagloriosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza affetti naturali, spietati" (Rom. 1, 29-31) ed afferma:
"Non c'è alcun giusto, neppure uno. Non c'è nessuno che capisca, non c'è nessuno che cerchi Dio. Tutti si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti. Non c'è nessuno che pratichi la bontà, no, neppure uno» . (Rom. 3, 10-12).

Dopo aver dichiarato che "tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio" (23), indegni a comparire alla presenza di Dio, Paolo rivela che Dio imputa la sua giustizia a tutti coloro che ripongono la loro fede in Cristo Gesù e sono dunque "gratuitamente giustificati per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù" (24).
E Paolo continua: "Lui ha Dio preordinato per far l'espiazione mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare così la sua giustizia per il perdono dei peccati, che sono stati precedentemente commessi durante il tempo della pazienza di Dio " (25). Egli, Cristo, è l'unico che abbia potuto pagare il prezzo della nostra salvezza e della nostra accettabilità davanti a Dio.
Infatti, Cristo è venuto "…per manifestare la sua giustizia nel tempo presente, affinché egli sia giusto e giustificatore di colui che ha la fede di Gesù" (26).
Cristo, il giusto, riveste della sua giustizia il peccatore credente, che con questa giustizia, non sua, ma ricevuta per grazia, può presentarsi di fronte a Dio.
"Chi salirà al monte del Signore? Chi starà nel suo santo luogo?"
E' l'uomo Gesù Cristo che nel suo cammino di abbassamento e di umiliazione, dopo aver lenito tutte le nostre ferite e portato tutti i nostri dolori, uomo sofferente, ubbidiente fino alla morte, può rappresentarci a pieno titolo dinanzi al Padre e, dunque, portarci alla Sua presenza.
Solo colui che è disceso dal cielo, può risalire al cielo (Gv. 3, 13).
Solo chi si è abbassato, può essere innalzato (Fil. 2, 8-9).
Non sono le nostre opere, i nostri meriti, i nostri sforzi morali, religiosi e sociali a permetterci di andare alla presenza del Padre, ma soltanto il perfetto cammino di Gesù tra noi, uomo tra gli uomini.
Paolo scrive: "Noi dunque riteniamo che l'uomo è giustificato mediante la fede senza le opere della legge" (28).

Fratelli e sorelle,
Dio ci vede giusti per la fede che abbiamo riposto in Cristo Gesù e ci considera suoi figli e sue figlie.
Al suo seguito soltanto possiamo salire al luogo santo e vivere con Lui!

TERZA DOMANDA
Chi ha il diritto di regnare su noi?

C'è, in questo tratto finale nel nostro salmo, un inno che celebra la figura di un "re della gloria", che entra trionfalmente nella città di Gerusalemme per andare a prendere dimora nel tempio come unico e legittimo pretendente al trono. E' rivestito di gloria, cioè dello splendore della sua maestà.
Se nei passi precedenti si è celebrata la sovranità di Dio come creatore, la sua giustizia e la sua salvezza come redentore, qui si canta la vittoria del re che alla testa dei suoi eserciti celesti prende possesso di ciò che gli appartiene.

Gesù, verso la fine del suo ministero terreno, è entrato in Gerusalemme nel tempio. La folla lo ha acclamato con le grida: " Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il regno che viene, il regno di Davide, nostro padre! Osanna nei luoghi altissimi!" (Mc. 11, 9-10). Vi è entrato come re su un'asina, secondo la profezia di Zaccaria (9, 9), in un mesto silenzio personale.
Questa Gerusalemme lo ha fatto soffrire e gli ha dato la morte.
Ma la vera Gerusalemme che lo ha accolto e che gli ha aperto le proprie porte per dargli il posto come Re dei re, Signore dei Signori   e Salvatore è un'altra.
La vera Gerusalemme è la sua chiesa, la sua sposa, costituita da tutti i riscattati dal sacrificio di Cristo e che il discepolo Giovanni vede nella sua visione nell'Apocalisse.
Dunque, il diritto a regnare su di noi è di Colui che ha dato la sua vita per noi e che noi abbiamo accolto capo supremo della chiesa (Ef. 1, 22-23; Col 1, 18).

Si realizza così il progetto di Dio di abitare tra gli uomini e con gli uomini.

 

Conclusione

Care sorelle, cari fratelli,
il salmo 24 ci svela dunque "le tre forme elementari del   nostro rapporto con Dio, che noi viviamo:
Ø       per opera di Dio,
Ø       davanti a Dio
Ø       e con Dio" (G. Ebeling).
Sapendo la nostra origine, la nostra dignità di figli e figlie che ci è stata acquisita dal Cristo, sapendo che Cristo è re del suo regno di pace e di giustizia nel quale ci chiama a vivere, proseguiamo il nostro cammino di servizio e di testimonianza dietro le orme del Signore, con una vita rinnovata, responsabile verso il creato e verso l'inera umanità, sensibile ai bisogni materiali e spirituali del nostro prossimo, e vissuta alla presenza di Dio e con Dio nel nostro cuore.

                                                                                            Aldo Palladino  

 

Altre letture di appoggio per la predicazione

1. Rom. 3,10-12, 19-28 (l'universalità del peccato e la giustificazione per la fede in Cristo);
2.  Ap. 21, 2-4 (Dio abita con gli uomini).


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